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RISPARMIO ENERGETICO

Rinnovabili, le Associazioni: 'il nuovo decreto riduce gli incentivi'

di Alessandra Marra

La denuncia di Legambiente: ‘tagli alle fonti pulite e regali generosi agli inceneritori’

Vedi Aggiornamento del 12/10/2016
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26/05/2015 – La bozza del decreto sugli incentivi alle fonti energetiche rinnovabili (FER) non fotovoltaiche non convince le associazioni ambientaliste che anzi denunciano incentivi bassi alle energie pulite e regali generosi agli inceneritori.
 

FER non fotovoltaiche: il nuovo decreto

La scorsa settimana il Ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, nel corso dell’Audizione alla Commissione Industria del Senato aveva annunciato l’arrivo di un nuovo decreto per regolamentare gli incentivi alle FER non fotovoltaiche fino alla fine del 2016.
 
Ricordiamo che per le fonti diverse dal fotovoltaico il tetto è stato fissato dal Governo a 5,8 miliardi l'anno e attualmente il contatore indica 5,7 miliardi. Per questo il Ministro aveva annunciato un nuovo provvedimento in grado di riutilizzare a favore del settore le risorse che si rendono via via disponibili, pur nel rispetto del tetto di 5,8 miliardi di euro.


Nuovo decreto incentivi alle rinnovabili: le accuse di Legambiente

Per Legambiente il nuovo decreto riduce drasticamente gli incentivi alle rinnovabili con tagli fino al 40% agli incentivi per piccoli impianti eolici e del 24% per il mini idroelettrico; al contrario nessun taglio agli incentivi per i rifiuti da bruciare negli inceneritori, che potranno beneficiare di tariffe più alte rispetto a quelle previste per l'eolico. Legambiente fa notare che per le biomasse bruciate nei vecchi zuccherifici sono previsti 135 MW di nuovi impianti con tariffe garantite per 20 anni e una spesa complessiva di 5 miliardi di euro da pagare in bolletta.
 
Il Vicepresidente di Legambiente, Edoardo Zanchini, ha ribattezzato il decreto “un green act al contrario”. Poi ha aggiunto: “Il futuro delle rinnovabili è nella generazione distribuita, che questo decreto penalizza, e nello stop agli incentivi per mega impianti a biomasse e inceneritori, che invece vengono generosamente foraggiati. Ci auguriamo davvero che il governo Renzi non voglia approvare, dopo lo spalma-incentivi che ha penalizzato il solare e lo Sblocca Italia che ha rilanciato le trivellazioni di petrolio e gas, un ennesimo provvedimento nel settore energetico che risponde solo alle richieste di alcune lobby e va contro gli interessi dei cittadini e dell'ambiente”.
 
Legambiente ha sottolineato che le richieste provenienti dal settore delle rinnovabili, presentate nelle scorse settimane dal Coordinamento Free durante gli incontri con il governo, sono state del tutto inascoltate, come la richiesta delle imprese delle rinnovabili di cancellare gli incentivi per gli impianti che non sono alimentati da fonti rinnovabili, come gli inceneritori e i mega impianti a biomasse, e di introdurre semplificazioni nella direzione dell'autoproduzione da energie pulite per imprese e cittadini.
 

Agevolazioni alle rinnovabili: i punti chiave per Free

Secondo il Coordinamento Free, Fonti rinnovabili ed efficienza energetica, che raggruppa oltre 30 associazioni del settore, la bozza di decreto sulle rinnovabili elettriche non fotovoltaiche sarebbe  contraddittoria e senza senso in quanto un governo che annuncia un Green Act per rilanciare le politiche ambientali non può proporre bassissimi incentivi.
 
Il Coordinamento Free in una nota ha dichiarato: “Sul decreto per le rinnovabili elettriche non fotovoltaiche se il Ministero dello Sviluppo economico avesse avviato una consultazione, come richiesto dal Coordinamento Free, si sarebbe potuto trovare un equilibrio tra l’esigenza di rispettare i tetti degli incentivi e quella di garantire la crescita delle rinnovabili e la strategia di decarbonizzazione del nostro paese. La situazione è particolarmente allarmante considerando che questo provvedimento si aggiunge a tutte le ultime misure che hanno mortificato il comparto del fotovoltaico”.
 
Per il coordinamento Free i punti davvero importanti sono: “definizione chiara di un obiettivo di decarbonizzazione al 2050 (riduzione dell’80-90% delle emissioni climalteranti rispetto al 1990); chiara strategia di crescita delle rinnovabili elettriche, con interventi sulle reti, sugli accumuli e, elemento decisivo, sul mercato elettrico; strategia per la diffusione della mobilità elettrica, con il target 1 milione auto nel 2025; roadmap 2020-50 per riqualificazione “spinta” del parco edilizio (finanza innovativa e riorganizzazione dell’offerta per far decollare gli interventi su interi edifici o quartieri); uso razionale biomasse e boschi, biochimica e biometano, cattura carbonio nei suoli; fiscalità ambientale, ad iniziare da una carbon tax sovranazionale”.

Anche assoRinnovabili ha definito insufficienti le misure del nuovo decreto. Il Presidente di asso Rinnovabili, Agostino Re Rebaudengo ha commentato: "Dopo mesi di attesa abbiamo finalmente un testo da analizzare che contiene alcuni elementi positivi come, ad esempio, la possibilità di accedere alle tariffe del DM 6 luglio 2012 per gli impianti che entreranno in esercizio entro un anno dall’uscita del nuovo Decreto, il riconoscimento del primo criterio di priorità per gli impianti idonei ma esclusi dai registri precedenti per esaurimento dei contingenti ed, infine, in tema di manutenzioni, la possibilità di utilizzare componenti rigenerati.”
 
“Allo stesso tempo però la bozza, oltre ad interessare un orizzonte temporale molto breve, solo fino al 1° dicembre 2016, riduce i contingenti incentivabili al punto da non sanare nemmeno tutte le istanze non ammesse ai registri precedenti. Anche l’entità degli incentivi è drasticamente ridotta (fino al 40% in meno al mini eolico, fino al 18% in meno per il mini idroelettrico e fino al 17% per i piccoli impianti a biomasse e biogas) impedendo, di fatto, nuove installazioni e bloccando lo sviluppo di un settore che ha generato occupazione, senza contare i benefici per l'ambiente e la nostra salute e che, non ultimo, ci ha resi più indipendenti dai produttori di energia da fonti fossili" ha concluso Re Rebaudengo che tuttavia si dimostra fiducioso che il Mise rifletta sulle osservazioni adottando una strategia maggiormente green.

Anche Fiper, la Federazione Italiana di Produttori di Energia da Fonti Rinnovabili, critica l’impostazione generale della nuova booza di decreto. Secondo l’associazione il Ministero si è concentrato esclusivamente sulle rinnovabili elettriche tralasciando settori come il termico e l’efficienza energetica.
 
Secondo Fiper invece bisognerebbe rivedere l’attuale gerarchia d’uso delle risorse economiche, spostando il più possibile risorse verso il settore termico e l’efficienza energetica.


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