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AMBIENTE

Consumo di suolo, il Friuli blocca l’espansione degli edifici produttivi

di Alessandra Marra
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La Regione: 'Si edificheranno solo quelle già previste nei piani regolatori. Occupazione di terreno zero entro il 2050'

Vedi Aggiornamento del 23/12/2015
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30/06/2015 – La Giunta regionale del Friuli Venezia Giulia ha approvato in via preliminare il disegno di legge in materia di varianti urbanistiche di livello comunale e contenimento del consumo di suolo.
 
Il ddl chiarisce quali siano le competenze urbanistiche che rimangono nell'esclusivo ambito comunale, anticipando una parte sostanziale del contenuto della riforma urbanistica complessiva che sarà approvata entro la fine dell'anno.
 

Consumo di suolo e programmazione industriale e commerciale

Per ciò che riguarda il contenimento del consumo di suolo la regione ha cercato di collegare tra  loro pianificazione territoriale e programmazione industriale e commerciale. Il testo normativo infatti punta ad un contenimento dell'uso del suolo in considerazione dei risultati di uno studio eseguito dalla Regione sull'utilizzo delle aree edificate in rapporto a quelle già previste nei Piani regolatori comunali, ma non ancora edificate.
 
Con riguardo alle attività produttive (zone D e H), su una superficie complessiva dell'intero Friuli Venezia Giulia di 785.709 ettari, nel periodo tra il 2002 e il 2014 le aree coperte sono passate dai 15.379 ettari ai 16.703, con un incremento dell'8,6%. Nello stesso periodo le aree industriali sono cresciute di 849 ettari (da 13.666 a 14.516, + 6,2%) mentre le zone commerciali ricoprono nel 2014 una superficie di 474 ettari in più rispetto al 2002 (+ 2,7%, da 1.712 a 2.186 ettari). Mediamente nelle zone D e H già previste nei Piani regolatori comunali, ma non ancora edificate, esiste ancora un circa 40% di superficie da saturare.
 
"A fronte a questi dati”, ha sottolineato l'assessore regionale alla Pianificazione territoriale, Mariagrazia Santoro, “ci siamo posti l'obiettivo primario di bloccare ulteriori e non sempre motivate tendenze all'espansione o all'ampliamento di zone produttive e commerciali. Il tutto ben prima del traguardo dettato da un recente studio della Commissione europea, che prevede in particolare che l'incremento della quota netta di occupazione di terreno debba tendere ad arrivare a zero entro il 2050".
 
"Con questo strumento legislativo, ha proseguito Santoro, più di 10 leggi e più di 250 relazioni di flessibilità diventano un'unica norma chiara per i Comuni e la Regione, introducendo un forte elemento di semplificazione e di certezza del diritto in questo settore. Inoltre con gli accorgimenti normativi relativi al consumo di suolo, possiamo iniziare seriamente a parlare di riduzione del consumo di suolo, motivando i nuovi interventi in modo puntuale e sostenendoli con piani industriale concreti, dal momento che, davanti al dato che circa metà delle aree industriali e commerciali già previste nei Piani regolatori comunali, risultano vuote e non ancora edificate, come Regione dobbiamo dare un forte segnale anche ai Comuni affinché razionalizzino le nuove previsioni a vantaggio dell'esistente".
 
Secondo Santoro la "sfida ambientale del risparmio del suolo si rifletterà positivamente sul tessuto sociale e sull'intera struttura economica della regione, e che richiede la piena collaborazione di tutte le pubbliche amministrazioni, anche per correlare equilibratamente ogni previsione urbanistica a all'effettive esigenze sia produttive che demografiche"

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