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Riforma Appalti, l’incentivo del 2% per i progettisti interni alle PA potrebbe sparire

Riforma Appalti, l’incentivo del 2% per i progettisti interni alle PA potrebbe sparire

Raffaella Mariani, PD: ‘trasformiamolo in un premio legato ad obiettivi di efficienza invece che all'attività di progettazione’

Vedi Aggiornamento del 05/11/2015
di Paola Mammarella
Vedi Aggiornamento del 05/11/2015
24/06/2015 - L’incentivo del 2% per la progettazione interna alla Pubblica Amministrazione potrebbe essere rivisto. La proposta è arrivata da Raffaella Mariani, deputata del PD, al convegno sulla riforma degli appalti promosso dall’Oice, l'Associazione di categoria, aderente a Confindustria, che rappresenta le organizzazioni italiane di ingegneria, architettura e consulenza tecnico-economica.
 

Riforma degli appalti e progettazione interna

Partendo dal presupposto che le Amministrazioni dovrebbero controllare e programmare, invece che progettare, Raffaella Mariani ha affermato che le risorse riconosciute ai dipendenti pubblici per la progettazione potrebbero trasformarsi in una sorta di premio per il raggiungimento di obiettivi di efficienza.
 
L’idea, che potrebbe trovare spazio durante il passaggio alla Camera del disegno di legge sulla riforma degli appalti, si sposa bene con le osservazioni della Rete delle professioni tecniche (Rpt) dopo l’approvazione del provvedimento da parte del Senato.
 
Come riferito dal coordinatore Armando Zambrano, anche se il testo recepisce le richieste per la riduzione degli appalti integrati, meno efficienti in termini di innalzamento dei costi e di rispetto dei tempi rispetto agli appalti di sola esecuzione, nulla è stato fatto sulla progettazione interna alle Pubbliche Amministrazioni che, secondo una ricerca condotta dal Consiglio nazionale degli ingegneri (Cni), è meno efficiente perché determina un maggior incremento dei costi rispetto a quelli definiti in fase di aggiudicazione attraverso un numero spropositato di varianti.
 

Riforma appalti, ciclo vita e sostenibilità

A sostegno di alcune modifiche nel disegno di legge approvato dal Senato, che deve ora affrontare l’iter alla Camera, c’è anche la petizione lanciata da Ascomac, Federazione commercio macchine, che mira a inserire il “ciclo vita” tra i criteri di aggiudicazione degli appalti.
 
Come spiegato nel comunicato diramato nei giorni scorsi, per “ciclo vita” si intendono le fasi consecutive e interconnesse della vita del prodotto o del lavoro o della prestazione del servizio, come la ricerca e sviluppo, la produzione, gli scambi, il trasporto, l’utilizzazione e manutenzione, lo smantellamento e lo smaltimento.
 
Per il corretto recepimento delle direttive europee, il concetto di ciclo vita dovrebbe rientrare nel criterio di aggiudicazione attraverso l’offerta economicamente più vantaggiosa.  Ciò significherebbe effettuare valutazioni sulla sostenibilità degli appalti, sugli aspetti qualitativi, ambientali e sociali, sui costi delle emissioni inquinanti.
 
Secondo Carlo Belvedere, Segretario Generale di Ascomac, un altro principio in base al quale recepire le direttive dovrebbe essere la progettazione innovativa tramite il BIM. Il testo approvato però non ne parla anche se il sistema sarà obbligatorio dal 2016 nel Nord Europa e l’Unione Europea ha affermato la sua utilità nell’edilizia sostenibile e nel sostegno alla legalità.
 
Allo stesso tempo, conclude Ascomac, dovrebbero essere rafforzati il rating di legalità e i controlli sulla filiera.
 
Secondo Belvedere, se questi contenuti non dovessero essere inseriti nel disegno di legge delega per la riforma degli appalti, l’Italia rischierebbe l’apertura di una procedura di infrazione per il recepimento incompleto delle norme comunitarie.


 
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