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NORMATIVA

Via libera dal Senato alla Riforma degli appalti

di Paola Mammarella

Qualità architettonica, maggiori tutele nel subappalto e più attenzione alla meritocrazia delle imprese nel testo che passa ora alla Camera

Vedi Aggiornamento del 18/11/2015
19/06/2015 – Il Senato ha approvato a grandissima maggioranza il disegno di legge delega per la riforma del Codice Appalti.
 
Il disegno di legge, che ora passa all’esame della Camera, recepisce nell’ordinamento italiano le Direttive 2014/23/Ue sui contratti di concessione, 2014/24/Ue sugli appalti pubblici (che abroga la direttiva 2004/18/CE) e 2014/25/Ue sulle procedure d’appalto degli enti erogatori nei settori dell’acqua, dell’energia, dei trasporti e dei servizi postali (che abroga la direttiva 2004/17/CE).
 
Dopo l’approvazione definitiva, la palla passerà al Governo, che dovrà approvare entro sei mesi una serie di decreti legislativi sulla base delle linee guida fornite dalla delega. Bisognerà rispettare il divieto di divieto di gold plating. Nella normativa italiana non si potranno cioè introdurre livelli di regolazione superiori a quelli minimi richiesti dalle direttive.
 

Riforma degli appalti di progettazione

I servizi di ingegneria e architettura e tutti i servizi di natura tecnica non potranno più essere affidati basandosi solo sul criterio del prezzo o del costo, ma dovranno attenersi al criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa per assicurare più attenzione alla qualità dei progetti. 

Con l’introduzione dei concorsi di progettazione, la fase progettuale e la qualità architettonica avranno un ruolo di maggiore rilievo. Per lo stesso motivo il ricorso all’appalto integrato verrà limitato ai casi in cui l’oggetto dell’appalto o della concessione dei lavori sia costituito per più del 70% da opere caratterizzate da un notevole contenuto innovativo o tecnologico.
 

Riforma degli appalti e project financing

Per tutti i soggetti pubblici e privati, titolari di concessioni di lavori o di servizi pubblici esistenti o di nuova aggiudicazione, scatterà l’obbligo di affidare tutti i contratti di lavori, servizi e forniture mediante procedura ad evidenza pubblica, anche di tipo semplificato. Per le concessioni già esistenti ci sarà un periodo transitorio di adeguamento di dodici mesi, dopodichè scatterà il divieto di affidamento in house. Saranno esclusi da questo obbligo le concessioni di lavori affidate con la formula della finanza di progetto.
 

Il subappalto nella riforma degli appalti

In caso di inadempimento da parte dell’appaltatore, la Stazione Appaltante procederà al pagamento diretto dei subappaltatori. I concorrenti avranno l’obbligo di indicare, in sede di presentazione dell’offerta, le parti del contratto che intendono subappaltare e una terna di nominativi di subappaltatori per ogni tipologia di lavorazione. Diventerà inoltre obbligatorio dimostrare l’assenza di motivi di esclusione a carico dei subappaltatori, che in caso contrario andrebbero sostituiti.
 

Con la riforma più meritocrazia

La qualificazione delle imprese non prenderà in considerazione solo i requisiti formali, come il fatturato o il numero di addetti, ma anche la “buona condotta” tenuta negli appalti precedenti. Le imprese capaci di rispettare i tempi di consegna delle opere, senza creare contenziosi con i committenti, avranno quindi più possibilità di accedere al mercato dei lavori pubblici.

Nella fase di valutazione verrà riconosciuto un punteggio aggiuntivo alle imprese che, in caso di aggiudicazione, si impegnano ad utilizzare anche manodopera e personale locale per l'esecuzione dell'appalto.

Positivo il commento dell’Ance. I costruttori edili hanno apprezzato in particolar modo il divieto di derogare alle procedure ordinarie, ma hanno chiesto che nel prosieguo dell’iter parlamentare vengano affrontate altre criticità, come i limiti alla capacità di progettazione e la necessità di un rapporto equilibrato tra imprese e amministrazione.
 
Soddisfatto per la valorizzazione della progettazione anche l’Oice, che ha salutato con favore la riduzione delle Stazioni appaltanti.

Dello stesso avviso Fondazione Inarcassa, contenta della centralità data alla qualità del progetto, che ha chiesto anche una netta separazione tra le funzioni dei dipendenti pubblici e dei liberi professionisti in modo da eliminare la confuzione al momento esistente tra controllori e controllati.
 
Per il Consiglio nazionale degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori (Cnappc), si tratta di una svolta verso la semplificazione dei lavori pubblici, la legalità e la certezza dell’esecuzione.




 
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