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URBANISTICA

Geometri: ‘in Italia 2,7 milioni di case vuote, si incentivi la riqualificazione’

di Alessandra Marra

Proposti bonus fiscali per il riuso dell’esistente, fascicolo dinamico del fabbricato e diario digitale di quartiere

Vedi Aggiornamento del 16/11/2015
26/06/2015 – Per rilanciare il paese e l’edilizia italiana serve puntare sul riuso dell’esistente, introducendo e rendendo permanenti gli incentivi fiscali a favore della riqualificazione immobiliare.
 
Questa una delle proposte dei Geometri per un riuso attivo del territorio durante l’incontro di GEOMETRINEXPO che si è tenuto a Milano il 23 giugno 2015, dal titolo “RIUSO: nuove forme di fruizione urbana e rurale, partecipazione e relazioni sociali” che ha riunito Geometri Italiani, Agronomi, Architetti e Legambiente che sostengono il RIUSO (RIgenerazione Urbana SOstenibile) come nuovo modello economico e sociale.
 

Patrimonio esistente: i dati italiani

Durante l’incontro sono stati presentati i dati dell’ultimo Rapporto ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale): dagli Anni Cinquanta a oggi il consumo di suolo è passato dal 2,9% al 7,3%, con una superficie urbanizzata in Italia pari a 21.890 km², il consumo pro-capite è passato dai 178 m² degli anni Cinquanta a 369 m² con ben 5,4 milioni di abitazioni costruite nell’ultimo ventennio.
 
Anche Legambiente nel dossier “Basta case vuote di carta” (Elaborazione Legambiente su fonte Cresme) mette in evidenza che ai 5,4 milioni di le abitazioni realizzate negli ultimi 20 anni, si aggiungono circa 750mila costruzioni abusive; la curva di crescita delle costruzioni ha visto il suo picco nel 2005 e ora mostra la flessione che ha già lasciato a casa almeno 480mila persone dall’inizio della crisi nel 2008, che arrivano a 745mila se si considera l’indotto”.
 
Nel dossier Legambiente mette in evidenza anche che in Italia le case “di carta” sono 2,7 milioni, ossia case vuote e pericolose, di cui 5 milioni costruite dal 1993 a oggi; Torino ha 114.399 case vuote, Genova 99.489, Bergamo 87.879; seguono i permessi di costruire fra il 1995 e il 2011 in milioni di m³ che vedono in testa il Piemonte (331,6), poi la Valle d’Aosta (7,5) e infine la Liguria (37); non da ultimo, ecco il quadro della produzione di cemento in Europa e il consumo procapite (in kg per abitante): all’Italia il primato negativo (432,2); seguita da Germania (395,7) e da Spagna (342,4).
 

Recupero dell’esistente

Alla luce dei dati analizzati si è posta l’attenzione sulla necessità di cambiare rotta e puntare sempre più sul recupero del costruito. Infatti Paolo Pileri, Docente di Pianificazione Ambientale e Territoriale del Politecnico di Milano, ha dichiarato: “Un solo ettaro di terreno assorbe 3,8 milioni di litri d’acqua, se lo cementifico devo imbrigliare l’acqua in scoli e fogne, allo Stato questo costa, per la sola manutenzione, circa 6.500 euro l’anno per ettaro: complessivamente in Italia si spendono dai 10 ai 14 miliardi”.
 
Evidente la necessità di riqualificare e rigenerare le città, il loro patrimonio edilizio, le periferie troppe volte soggette a uno sviluppo disordinato e confuso, anche in una scarsa qualità del costruito. Per far questo però è fondamentale che le istituzioni semplifichino le normative urbanistico-edilizie, e ci sia uno scambio costante tra amministrazioni e aree tecnico professionali.
 
E’ emersa inoltre la necessità del radicamento nel territorio delle figure del geometra, dell’agronomo e dell’architetto (ricordiamo a tal proposito l'esempio virtuoso dell'architetto di quartiere di Reggio Emilia), a cui si unisce la presenza di Legambiente a livello nazionale e locale; tale sinergia può essere anche volano dello sviluppo economico e avviare quella svolta che solleciti l’impegno per rendere vivo il sentimento di identità per i luoghi, i manufatti, i paesaggi e i territori, affinché siano sempre più simboli e miti di questo Paese.
 
Nel convegno i Geometri hanno lanciato tre proposte per rendere più concreto il RIUSO:
- l’introduzione e ampliamento di incentivi fiscali permanenti e finanziamenti a tasso agevolato, che permettano ai proprietari di abitazioni di sostenere le spese per la riqualificazione del proprio patrimonio immobiliare;
- l’istituzione obbligatoria di un fascicolo del fabbricato dinamico, che permetta di avere un quadro aggiornato in tempo reale sulle caratteristiche dei fabbricati, dal punto di vista legale, manutentivo e, di conseguenza, per poterne effettuare una valutazione realistica;
- l’introduzione di un diario di quartiere digitale che, in ottica partecipativa, metta i cittadini in prima linea nel segnalare lo stato dei fabbricati e del territorio, per permettere alle amministrazioni di ottenere costantemente segnalazioni di anomalie e pianificare interventi necessari.  

Secondo Maurizio Savoncelli, Presidente CNGeGL, “occorre favorire interventi in territori già antropizzati, come ad esempio le periferie cittadine nate in modo disordinato, sia da un punto di vista urbanistico che della qualità del costruito. Per intraprendere efficacemente la via del riuso, tuttavia, è necessario compiere passi importanti: definire un quadro unitario in grado di introdurre una normativa nuova per il governo del territorio, capace di recepire le mutate condizioni urbanistiche, socio-economiche e culturali e fornire risposte di sintesi rispetto alle politiche pubbliche nazionali e alle strategie europee; porre attenzione a temi che, a causa del perdurare della crisi, assumono sempre più i connotati dell’emergenza sociale: la fiscalità immobiliare e l’edilizia residenziale sociale”.
 
 “Un percorso di rigenerazione”, aggiunge Sergio Fabio Brivio, Vice presidente UNI, Ente italiano di Normazione, “che intende andare oltre la trasformazione fisica degli insediamenti presuppone interventi normativi, d’indirizzo e finanziari, ma soprattutto un cambiamento culturale degli addetti ai lavori. Tale cambiamento può essere ulteriormente valorizzato dalle norme UNI, il cui ruolo nei processi di progettazione, di realizzazione dei prodotti, di esecuzione e di verifica degli interventi sul patrimonio immobiliare esistente e sul territorio ne può determinare la qualità e la sostenibilità”.
 
Per Andrea Sisti, Presidente CONAF (Consiglio dell’Ordine Nazionale dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali), “Parlare di recupero, restauro e riuso dell’edilizia rurale significa tante cose: identificare le destinazioni compatibili con le caratteristiche architettoniche, costruttive, bioclimatiche dei manufatti e del loro intorno paesaggistico; vuol dire proporre un’idea di recupero intesa come conoscenza, conservazione e fruizione del patrimonio architettonico tradizionale italiano; a cui si aggiunge la valorizzazione della memoria del luogo, l’identificazione culturale della comunità locale e del territorio; la generazione di risorse strategiche per raggiungere obiettivi di sviluppo locale”.
 
“Il tema della qualità progettuale, spiega Simone Cola, Consigliere nazionale CNAPPC (Consiglio Nazionale degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori), ha un'accezione molto ampia come la qualità del progetto politico, amministrativo o legislativo. Incidono, infatti, in maniera assolutamente rilevante sugli esiti del lavoro svolto da parte dei professionisti del territorio e dell'ambiente costruito. La mancanza di una complessiva visione strategica ha prodotto, in particolare in un contesto stratificato e delicato come quello italiano, le contraddizioni che le nostre città evidenziano quotidianamente e ha determinato i problemi che sono alla base delle attuali politiche connesse alla Rigenerazione Urbana Sostenibile. Temi quali semplificazione amministrativa, coerenza normativa tra i vari livelli amministrativi e capacità, da parte della committenza pubblica e privata, di richiedere qualità progettuale sono elementi fondamentali per un approccio consapevole che la progettazione oggi richiede in modo ineludibile”.
 

 
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