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AMBIENTE

Aree industriali dismesse, Ance: ‘trasformiamole in cluster creativi’

di Rossella Calabrese

Il disegno di legge per la riconversione e la riqualificazione dovrebbe essere approvato entro l’anno

Vedi Aggiornamento del 26/01/2017
27/07/2015 - È in corso in Commissione Industria del Senato l’esame del disegno di legge 1836 “Misure per favorire la riconversione e la riqualificazione delle aree industriali dismesse”.
 
“L’obiettivo del disegno di legge - ha spiegato la promotrice Camilla Fabbri - è la riconversione di aree artigianali dismesse e parzialmente dismesse, favorendo sviluppo economico e tutela ambientale. Ex opifici potranno essere riconvertiti in siti produttivi ma anche abitativi e turistico-commerciali, con alcune clausole come l’obbligo di prevedere edilizia residenziale sociale e il 20% di servizi pubblici”.
 
“Il ddl - ha aggiunto Fabbri - prevede un fondo di rotazione di 150 milioni di euro presso il Mise e il meccanismo è quello di cofinanziamento con le Regioni che, sentiti i comuni interessati, individueranno aree e progetti”. Vedi tutti i contenuti del ddl
 
Nei giorni scorsi la Commissione ha audito, tra gli altri, i rappresentanti di ANCE e Rete Imprese Italia.
 
ANCE ha ricordato che sull’intero territorio nazionale sono oltre 9.000.000 gli abitanti potenzialmente interessati alla questione delle aree ex industriali con una media di 2 siti per comune. Aree che per altro necessitano quasi sempre di interventi di bonifica obbligatori per l’utilizzo. A tutto ciò fa riscontro una realtà, nella quale si rilevano bassissime percentuali di bonifiche effettuate (per ISPRA in Sardegna solo 5 su 171 siti, in Calabria 7 su 52).
 
La sfida, secondo l’Ance, è quella di trasformare le aree industriali dismesse, le infrastrutture in disuso, i vuoti urbani, i centri storici in ‘cluster creativi’, capaci di attivare la necessaria filiera tra iniziative economiche, sociali e infrastrutturali.
 
Relativamente alla dotazione finanziaria, ANCE ritiene che i 150 milioni di euro in un triennio previsto dal disegno di legge siano insufficienti rispetto all’estensione delle aree industriali dismesse da recuperare e, quindi, alle necessità potenziali dell’intero territorio nazionale.
 
Per quanto riguarda gli strumenti agevolativi, il ddl prevede di applicare alla riconversione degli edifici industriali dismessi l’ecobonus del 65%, ad oggi in scadenza al 31 dicembre 2015. ANCE segnala però che spesso tali edifici sono sprovvisti di impianto di riscaldamento e che, quindi, la detrazione del 65% non potrebbe applicarsi. Inoltre, gli edifici interessati dal ddl sono presumibilmente di grandi dimensioni, di conseguenza il tetto della detrazione (100.000 euro) sarebbe troppo basso.
 
I costruttori propongono dunque di stabilizzare l’ecobonus, di applicarlo a prescindere dalla presenza di un impianto di riscaldamento, di innalzare il tetto della detrazione e di prevedere la riduzione di Imposta di Registro, IMU, TASI e IRPEF/IRES per gli immobili che raggiungano le classi energetiche A e B.
 
Per quel che riguarda invece la detrazione del 50%, il ddl lo estende al recupero e messa in sicurezza realizzati su “immobili ubicati nelle aree industriali dismesse, non più utilizzati per lo svolgimento di attività produttive”. Anche in questo caso, ANCE chiede di stabilizzare il bonus nella misura del 50% con tetto di 96.000 euro e di chiarire che, qualora fosse prevista una partizione dell’edificio in diverse unità immobiliari, il valore massimo della detrazione andrebbe riferito alla singola unità ricavata.
 
Secondo Rete Imprese Italia la rigenerazione urbana dovrebbe interessare l’insieme del patrimonio di aree o di strutture edilizie da riqualificare, da demolire e ricostruire, comprese le aree militari e le aree ferroviarie dismesse o in via di dismissione.
 
Auspicando il ricorso a processi partecipativi degli operatori economici e dei cittadini, l’associazione propone una riarticolazione del percorso, che valorizzi processi bottom-up nell’individuazione delle aree oggetto dell’intervento e nella predisposizione dei progetti. È necessario - aggiunge Rete Imprese Italia - che le funzioni commerciale e turistica e la realizzazione delle connesse infrastrutture, vengano analizzate attraverso studi e indagini socio-economiche del sistema urbano e commerciale esistente, al fine di tener conto dei fabbisogni dei cittadini.
 
Rete Imprese Italia apprezza il fatto che il ddl punti alla realizzazione di interventi che lavorino sulla multifunzionalità ma mette in guardia dal rischio che la previsione della “presenza di insediamenti produttivi, commerciali e turistici” apra la strada alla realizzazione di “ingenti superfici commerciali, con possibili ripercussioni negative sia sul sistema distributivo e occupazionale esistente, sia sui carichi urbanistici dell’area circostante l’intervento”.
 
“Confindustria, che in Commissione si è detta estremamente favorevole - ha dichiarato Camilla Fabbri -, stima un valore complessivo delle bonifiche pari a 30 miliardi di euro, con 415 mila potenziali posti di lavoro in tutto il Paese. Si garantisce riconversione, occupazione, sviluppo, tutela ambientale con bonifiche e non consumo di suolo”.
 
“L’auspicio è che il fondo da 150 milioni di euro possa aumentare e che si crei un meccanismo virtuoso anche con soggetti privati. Ci impegneremo affinché, terminato il ciclo di audizioni, il provvedimento possa arrivare in Aula già a settembre ed essere approvato entro l’anno”.
 
 

 
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