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CASE & INTERNI

Trezzo sull'Adda: iarchitects firma il nuovo ristorante Pcube

di Cecilia Di Marzo

Interpretazione quasi melanconica dei vecchi ritrovi del dopolavoro

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02/07/2015 - Il progetto Pcube dello studio milanese iarchitects nasce dalla riconversione di un edificio dell’800 a Trezzo sull'Adda che ospitava la foresteria per i dipendenti della ferrovia in un locale accogliente e informale, mantenendo una forte vocazione conviviale dell’antico edificio. 

Lo spazio è stato trasformato in ristorante unendo i tre locali in cui era suddiviso originariamente il dopolavoro, ma conservando la suddivisione in tre diversi ambienti, declinabili per diversi usi (pranzo, take away, aperitivo, cena). L’ingresso è definito da un grande bancone da bar con sedute alte, sgabelli e un lungo tavolo; le due sale successive ospitano tavoli più piccoli e una zona raccolta con divani e poltroncine vintage. 

L’ambiente è caratterizzato dall’uso di materiali tradizionali come il legno usato per i rivestimenti verticali (il bancone e la parete antistante le cucine) e gli arredi, e il ferro. Durante i lavori di restauro sono stati rilevati e messi in evidenza i soffitti originali in legno, nascosti dai controsoffitti in cannicciato e gesso. 

Per il progetto di arredo, iarchitects ha scelto di creare oggetti con materiale di recupero. I tavoli in legno sono realizzati artigianalmente dai proprietari che hanno reimpiegato vecchie assi recuperati dell’edificio preesistente. Gli elementi d’arredo sono in ferro; in particolare gli sgabelli e le lampade a sospensione riprendono gli elementi in ferrofinestra della porta d’ingresso evocando il passato industriale dell’edificio. Il materiale usato per rivestire il pavimento e il piano orizzontale del bancone richiama la breccia tipica dei palazzi lombardi. La parete di cementine colorate che fa da sfondo ai piccoli salotti enfatizza la vocazione vintage del locale. Il dehor con terrazza, è allestito con sedute imbottite e luci soffuse. 

iarchitects si è occupato anche del brand design e dell’immagine coordinata, scegliendo una linea grafica minimale per l’insegna e la serie di complementi (tovagliette, doggy bag, contenitori take away, bottiglie), oltre a materiali basici come il cartone grezzo. 

Ci siamo trovati, come spesso accade, un edificio storico affascinante, nascosto dietro a rimaneggiamenti che nel corso del tempo, ne avevano cambiato la fisionomia” spiega Davide Cumini, partner di iarchitects. “L’idea è di restituire lo spirito del luogo, lavorando su alcuni caratteri importanti che ne raccontano l’identità. Per esempio, abbiamo eliminato i controsoffitti in gesso, che coprivano l’orditura in legno originale, per ritrovare l’antica bellezza: ora si susseguono tre spazi scanditi dalla storia dei soffitti, che creano un percorso da fare con il naso all’insù. E abbiamo voluto esplicitare i riferimenti al passato anche nei materiali utilizzati, come il rivestimento del pavimento e del piano del banco bar, che richiama la breccia tipica dei palazzi lombardi. O la grande parete di cementine colorate che porta alle cucine: l’intero locale è stato trasformato seguendo un’interpretazione quasi melanconica dei vecchi ritrovi del dopolavoro”.

Fonte:
Based Architecture // metodi per la comunicazione e l’archiviazione dell’architettura


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