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Certificati di credito fiscale, una alternativa alle detrazioni 65% e 50%?

di Paola Mammarella

In Commissione Bilancio alla Camera il ddl che punta all’emersione dei lavori in nero dando diritto a uno sconto immediato sui lavori

Vedi Aggiornamento del 30/07/2015
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14/07/2015 – Certificati di credito fiscale come agevolazione per gli interventi di riqualificazione edilizia ed energetica degli edifici. È la proposta di un disegno di legge sul tavolo della Commissione Bilancio della Camera.
 

L’alternativa alle detrazioni 65% e 50%

Il disegno di legge, presentato nel 2013, ha iniziato nei giorni scorsi l’iter in commissione. Il testo prevede che i certificati di credito fiscale siano uno strumento di fruizione delle agevolazioni le spese di efficientamento energetico e di ristrutturazione degli edifici, alternativo al tradizionale meccanismo delle detrazioni fiscali decennali, come l'Ecobonus 65% e il bonus del 50%.
 
Come si legge nell’introduzione della norma, gli investimenti privati diretti al recupero del patrimonio edilizio esistente e al rispetto della normativa ambientale sono le pietre angolari per la ripresa del ciclo economico. Questa consapevolezza ha portato al riconoscimento di detrazioni fiscali pari al 65% per l’efficientamento energetico e al 50% per la riqualificazione edilizia degli edifici.
 
Al momento, sostengono i relatori del provvedimento, il limite dell'attuale sistema di agevolazione, basato sull'articolazione decennale delle detrazioni, è costituito dall'eccessiva diluizione del beneficio. Nella percezione dei contribuenti potrebbe risultare più conveniente eseguire i lavori con modalità “sommerse” per godere di uno sconto immediato sul costo delle opere.
 
Con la cartolarizzazione dei crediti fiscali, consolidati in certificati cedibili esclusivamente alle imprese appaltatrici dei lavori, si creerebbe un risparmio di spesa immediato. Le imprese appaltatrici sarebbero infatti tenute ad accettare i crediti fiscali come quale strumento di parziale pagamento dei lavori commissionati.
 
Il ddl prevede che le imprese a cui i contribuenti hanno ceduto i crediti fiscali possano liquidarli esclusivamente tramite cessione agli istituti di credito e agli intermediari finanziari abilitati.
 
Si tratta di un meccanismo che farebbe uscire dal sommerso molti lavori di importo medio basso. Data l'esiguità del credito ottenibile annualmente, applicando la dilazione decennale il committente viene spesso scoraggiato all'esborso immediato dell'imposta sul valore aggiunto (IVA), ma propende per l'esecuzione in nero. 
 

Crediti fiscali, i nodi da sciogliere

Con questo sistema, sostengono i relatori, si renderebbe più efficiente e conveniente la fruizione delle suddette agevolazioni fiscali senza eccessivi oneri a carico dello Stato, ma facendo leva sul sistema bancario.
 
Restano però da sciogliere alcuni nodi. Secondo il viceministro dell'economia e delle finanze, Enrico Morando, nel momento in cui i certificati di credito fiscale venissero trasferiti ad intermediari finanziari, si configurerebbero come debito pubblico, con conseguente impatto sull'indebitamento netto nell'anno di emissione.
 
L'operazione verrebbe assimilata, secondo quanto indicato da Eurostat, all'accensione di un prestito.
 
La discussione dei prossimi giorni potrebbe quindi chiarire i punti più controversi e mostrare se esiste una via alternativa al sistema di detrazioni fiscali al momento in vigore.
 

 

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