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AMBIENTE

Ispra: il riutilizzo delle terre da scavo riduce i rifiuti in edilizia

di Paola Mammarella

A fronte di un aumento dei rifiuti pari al 3,5%, nel settore costruzioni si registra un calo del 7,1%, pari a circa 3,7 milioni di tonnellate

Vedi Aggiornamento del 21/08/2019
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12/08/2015 – Cala la produzione di rifiuti nel settore costruzioni. Colpa della crisi da una parte, ma soprattutto del riutilizzo delle terre e rocce da scavo.
 
È quanto emerge da rapporto dell’Istituto per la ricerca e la protezione ambientale (Ispra) sui rifiuti speciali presentato nei giorni scorsi.  
 
In generale, si legge nel rapporto, il dato di produzione di rifiuti speciali non pericolosi derivante dalla banca dati MUD è aumentato del 3,5%, pari a quasi 2,3 milioni di tonnellate.
 
Al contrario, per i rifiuti non pericolosi prodotti dal settore delle costruzioni e demolizioni si è osservato un calo pari al 7,1%, corrispondente in termini quantitativi a circa 3,7 milioni di tonnellate.
 
Ricordiamo che il riutilizzo delle terre e rocce da scavo è stato regolato con il DM 161/2012, che ha individuato come materiali da scavo il suolo o sottosuolo, con eventuali presenze di riporto, derivanti dalla realizzazione di un’opera come scavi, perforazioni e infrastrutture in generale. Esclude invece i rifiuti provenienti dalla demolizione di edifici o altri manufatti.
 
Il materiale da scavo è considerato sottoprodotto e può essere utilizzato se sono rispettate una serie di condizioni, ad esempio deve essere generato durante la realizzazione di un’opera e deve essere usato, senza ulteriori trattamenti, nel corso della sua esecuzione.

Queste regole, oltre alla crisi, hanno fatto quindi diminuire i rifiuti generati dall’attività edilizia. I materiali escavati, infatti, invece di finire in discarica sono stati reimpiegati nei cantieri.


 

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