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PROFESSIONE

Ingegneria: in calo le immatricolazioni nel settore civile ambientale

di Alessandra Marra

CNI: nella scelta del corso di laurea si tiene conto più degli sbocchi professionali che delle proprie inclinazioni

Vedi Aggiornamento del 06/12/2016
27/08/2015 – Gli studenti italiani preferiscono i corsi di laurea in ingegneria, con un buon numero di immatricolazioni, ma non in tutti i settori; si registra infatti un vistoso calo nelle immatricolazioni di ingegneria civile ed ambientale.
 
Questi alcuni dati diffusi dal Centro Studi del Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI) che nello studio “Formazione 2014” in cui ha analizzato i dati relativi ai laureati italiani, focalizzando la riflessione sugli studenti in ingegneria.
 

Laurea in ingegneria: attenzione agli sbocchi professionali

Lo studio mostra come i corsi di laurea in ingegneria siano i preferiti dagli studenti italiani; il 14,7% degli immatricolati, circa 45.761 neodiplomati iscritti, ha scelto infatti una classe di laurea di questo gruppo. Seguono a breve distanza gli immatricolati del gruppo economico-statistico. 
 
Il numero delle immatricolazioni in ingegneria è trainato soprattutto da quelle nella classe di ingegneria dell’informazione (+5,3% nel 2013-14 rispetto all’anno precedente). 
 
In leggero calo (-1,4%) gli immatricolati della classe ingegneria industriale. Il calo più vistoso, -8,3% in un anno, riguarda la classe civile ed ambientale. Ciò dimostra che questo settore è tra quelli che hanno risentito maggiormente della lunga crisi che ha attanagliato il nostro Paese in questi anni.
 
Il Centro Studi CNI, inoltre, fa notare l’incremento delle immatricolazioni della classe di scienze e tecnologie informatiche che, pur non essendo tipicamente ingegneristica, offre comunque un titolo valido per l’accesso all’albo nel settore dell’informazione. Questo dato, unito alle difficoltà del settore civile ed ambientale, rivela un’importante tendenza: i giovani scelgono il corso di laurea non solo in base alle proprie attitudini o desideri, ma anche valutando attentamente gli sbocchi professionali.
 
Lo studio rivela inoltre che un terzo dei laureati risulta concentrato in appena tre atenei. La leadership è appannaggio del Politecnico di Milano (8.206 laureati), seguito dal Politecnico di Torino (5.014) e dall’Università “La Sapienza” di Roma (3.947).
 
Infine il Centro Studi CNI rileva che "degli oltre 52mila laureati in ingegneria nel 2013, appena 322 hanno utilizzato i tre atenei telematici (Uninettuno, Guglielmo Marconi e E-campus). Segno che la formazioni a distanza in Italia non è percepita come idonea ad assicurare un titolo di studio in ingegneria".
 

Laureati in ingegneria e abbandono universitario

Lo studio del Centro Studi CNI ha messo in evidenza anche il fenomeno dell’abbandono universitario. Prendendo in esame gli immatricolati dell’anno accademico 2007-08 nei settori di ingegneria civile e ambientale, dell’informazione e industriale, a distanza di sei anni appena il 41% ha conseguito il titolo triennale, il 9,8% non ha completato ancora l’iter formativo e addirittura il 49,2% ha cambiato corso di laurea o abbandonato del tutto gli studi.
 
Inoltre la metà circa di coloro i quali hanno intrapreso gli studi ingegneristici non arriva nemmeno al titolo triennale. Il tasso di abbandono registrato nei corsi di laurea in ingegneria è sostanzialmente in linea con quello riscontrabile nelle altre tipologie di studi. A dimostrazione del fatto che la riforma universitaria del 1999, che si era riproposta di abbreviare i tempi di conseguimento del titolo di studio con la formula del 3+2 (laurea di primo e di secondo livello), ha fallito nel suo obiettivo principale.
 
Il Presidente del Centro Studi CNI, Luigi Ronsivalle, ha commentato: “Il vero dato significativo che emerge dalla nostra ricerca è l'enorme numero di abbandoni. Mi viene da pensare che ad influire sia soprattutto il fatto che nella scelta della facoltà, negli ultimi anni, si sia pensato più agli sbocchi professionali che non alle proprie inclinazioni personali e alle competenze di base. In questo senso, andrebbe verificata l'adeguatezza della formazione pre-universitaria, rispetto alle nuove competenze richieste dai corsi di studio più innovativi e porre una maggiore attenzione all'orientamento allo studio dei giovani, fin dalle scuole superiori”.
 
“Inoltre il mancato conseguimento della laurea di primo livello nei tempi previsti attesta il sostanziale fallimento della riforma universitaria che avrebbe dovuto sfornare ordinariamente laureati di 22-23 anni, in grado di cimentarsi subito con il mondo del lavoro. Oggi ci troviamo con laureati prevalentemente magistrali, più vicini ai trenta che ai vent'anni, con titoli di studio che non consentono gli sbocchi lavorativi sperati, a causa delle mutate condizioni economiche” ha concluso Ronsivalle.

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Altri commenti
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Carlo

Ma lasciamo perdere, questi si elevano a legislatori ma per fortuna non contano nulla, sono solo dei poveracci!

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Franco

manca un dato fondamentale, l'ostruzionismo nei confronti delle lauree triennali da parte di ordini e consiglio nazionale, chi è il pazzo che va ad ingegneria per il titolo triennale senza poi poter lavorare, si da di tutto per non fare fare niente a questa nuova figura. Ma fatemi il piacere, l'Italia terra di nessuno!


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