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Permesso in sanatoria, il Comune può prescrivere solo integrazioni minime

di Paola Mammarella

CdS: la regolarizzazione deve riguardare opere già realizzate e non può implicitamente autorizzare altri lavori

Vedi Aggiornamento del 27/11/2015
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28/09/2015 – La concessione edilizia in sanatoria può contenere solo integrazioni minime. Questo perché la sanatoria riguarda opere già effettuate e non può prevederne di nuove.
 
Si è espresso in questi termini il Consiglio di Stato con la sentenza 4176/2015. Secondo i giudici, il Comune può chiedere solo interventi minimi, utili a rendere possibile la regolarizzazione delle opere effettuate senza titolo abilitativo.
 
Al contrario, ha spiegato il CdS, dalla sanatoria non si può dedurre in modo implicito che verranno in seguito realizzati altri interventi. Nemmeno se i lavori da effettuare in seguito servono a ripristinare la legalità.
 
Nel caso preso in esame, il proprietario di un immobile aveva chiesto il permesso di costruire in sanatoria per la realizzazione di una scala esterna che violava le norme sulle distanze dalla proprietà confinante. Il tecnico del Comune aveva concesso la sanatoria a condizione che il proprietario realizzasse un parapetto frangisole in grado di impedire la vista diretta o laterale verso la proprietà confinante.
 
A detta dei giudici, però, doveva esserci una autorizzazione espressa alla realizzazione del parapetto frangisole, non solo una prescrizione dalla quale si poteva desumere implicitamente che il Comune permetteva la nuova opera. Per questi motivi l’atto del Comune è stato parzialmente annullato.
 

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