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PROFESSIONE

Progettisti e società di ingegneria, querelle infinita sull’attività nel settore privato

di Rossella Calabrese

Il Presidente Zambrano al Congresso in corso a Venezia: ‘tutti devono rispettare le stesse regole’

Vedi Aggiornamento del 05/10/2018
30/09/2015 - “Una vera indecenza, bisogna smetterla di fare regole al servizio di chi pensa di essere più forte ed è comunque più arrogante”. “Si vuole forzare le regole, aprendo il mercato privato alle società di ingegneria senza garantire regole uguali per tutti”.
 
Così il Presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, Armando Zambrano, in apertura del 60° Congresso degli Ingegneri in svolgimento a Venezia, giudica i recenti tentativi di modifica dell’articolo 31 del Ddl Concorrenza.
 
Per gli ingegneri, il nuovo emendamento proposto è irricevibile, perché - come spiegato ieri in una nota del CNI - apre “il mercato privato alle società di ingegneria senza garantire i necessari requisiti”, “in aperta violazione dei pareri espressi dalle Commissioni Giustizia e Ambiente della Camera, di precedenti deliberazioni del Parlamento e del Governo, che hanno ribadito la necessità di un quadro regolatorio comune a tutti gli operatori nel settore”.
 
“Le società di ingegneria (in realtà, solo una piccola minoranza di esse) che spingono per questa soluzione - ha proseguito il CNI -, intendono sottrarsi alle regole deontologiche e di correttezza, la cui applicazione è garantita dai Consigli di Disciplina terzi degli Ordini e Collegi Professionali, cui devono essere iscritti gli altri soggetti che operano nel mercato privato”.

“Ciò è ancora più grave - aggiungeva la nota - perchè tali obblighi vengono consapevolmente e colpevolmente scaricati dalle società di ingegneria sui professionisti tecnici loro dipendenti i quali, essendo iscritti agli albi, sono e rimarranno sottoposti al controllo deontologico degli Ordini e Collegi. Con il paradosso che i dipendenti professionisti tecnici potranno essere chiamati a rispondere deontologicamente per atti svolti in una posizione di subordinazione e quindi di debolezza rispetto alle società di ingegneria loro datrici di lavoro, che invece rimarranno immuni da ogni possibile sanzione disciplinare”.

“Sarebbe gravissimo se il Parlamento, sulla base di un insulso ricatto (l’allucinante minaccia di trasferire all’estero la sede legale delle società di ingegneria, assolutamente irragionevole in quanto le regole contestate si applicherebbero solo nel mercato nazionale e sono peraltro già applicate da tutti i soggetti professionali che in esso operano), dovesse approvare una disposizione che palesemente viola il principio di parità di trattamento e di concorrenza” - concludevano ieri gli ingegneri.
 
Gli ingegneri, ha proseguito Zambrano a Venezia, hanno accolto gli impegni richiesti dalla riforma del settore in tema, ad esempio, di formazione e assicurazione obbligatoria, “regole da noi prontamente accettate e digerite, tutti però devono essere sottoposti a questi principi.  Le società di ingegneria (in realtà, solo una piccola minoranza di esse) che spingono per questa soluzione, intendono sottrarsi alle regole deontologiche e di correttezza”.
 
Zambrano si è rivolto direttamente al Governo, “che stiamo provando a convincere a tornare indietro su questa grave decisione”, e alle forze parlamentari, affinché possano rivedere quegli emendamenti “che il Paese, non gli ingegneri, non meritano”.
 

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