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PROFESSIONE

Ingegneri, in arrivo 19.000 offerte di lavoro entro la fine del 2015

di Paola Mammarella

Il reddito medio è passato dagli oltre 40 mila euro del 2007 ai 32.309 euro del 2014. Il 60° Congresso Nazionale chiede alla politica sgravi fiscali sul lavoro

Vedi Aggiornamento del 06/12/2016
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02/10/2015 – Gli ingegneri trainano l’uscita dalla crisi e l’aumento dell’occupazione. Se ne è parlato durante la Tavola rotonda “Ingegneri, industria: creazione di valore tecnologico sociale” nell’ambito del 60° Congresso Nazionale degli Ingegneri.
 
Secondo i dati del Centro Studi CNI diffusi nel corso dei lavori, per l’ingegneria tra il 2014 e il 2015 il tasso di disoccupazione passerà dal 6% al 4% a fronte del 12% a livello nazionale, e si stima che la domanda di ingegneri da parte delle imprese aumenterà del 31%, segnando uno degli incrementi più accentuati degli ultimi 15 anni.
 
Per la fine del 2015 si prevede che il sistema produttivo nazionale “assorbirà” quasi 19.000 ingegneri: 10.000 ingegneri elettronici e dell’informazione, 7.000 ingegneri industriali, più di 2.000 ingegneri civili.
 
L’indagine del CNI, aggiornata a settembre 2015, ha evidenziato anche la forte tendenza degli ingegneri a lavorare fuori dall’Italia. Al momento il 5% degli ingegneri che operano nell’industria o nei servizi lavora all’estero, il 18% ha lavorato all’estero in passato. In generale il 23% degli ingegneri ha dichiarato di avere esperienze di lavoro oltreconfine e il 31% ha affermato che intende cercare lavoro fuori dall’Italia.
 
Alla base di queste scelte ci sono la ricerca di migliori condizioni remunerative e contrattuali che l’Italia non offre (53%), le possibilità di crescita professionale (45%) e gli avanzamenti di carriera per più stringenti criteri meritocratici (30%).
 
La fotografia scattata riflette le condizioni generali del settore industriale e di quello dei servizi. Negli anni della crisi il sistema produttivo ha perso poco più del 2% delle imprese. Il settore manifatturiero ha subito una flessione del 9%. La crisi sembra controbilanciata dall’incremento delle imprese dei servizi, che tra il 2009 e la metà del 2015 sono aumentate di più dell’11%.
 
Secondo il presidente del CNI, Armando Zambrano, le possibilità di ripresa stanno nella commistione tra industria e tecnologie informatiche. Costituiscono degli esempi la Manifattura 4.0, ovvero i processi produttivi che fanno ampio ricorso alle tecnologie ICT, e la manifattura additiva, con il ricorso alle Stampanti 3D.
 
Per Luigi Ronsivalle, presidente del Centro Studi CNI, dato che l’innovazione e la riorganizzazione dei processi produttivi sono i primi fattori per tornare a crescere, gli ingegneri possono essere tra i principali vettori di questo cambiamento.

Se questo è il lato positivo della situazione, il 60° Congresso nazionale ha messo in luce anche le criticità della professione di ingegnere. Manca il ricambio generazionale che servirebbe a far entrare nel mercato i giovani. Negli ultimi anni è diminuito il tasso di crescita dei giovani ingegneri, under 35, interessati a svolgere la libera professione, mentre sono aumentati gli over 35 e over 40 che, espulsi dal mercato del lavoro dipendente, hanno iniziato a lavorare in proprio.

In base ai dati riportati da Armando Zambrano, tra il 2008 e il 2014 il volume d'affari delle attività professionali svolte dagli ingegneri è sceso del 19%, mentre il numero degli operatori è quasi raddoppiato.

Il reddito medio è passato dagli oltre 40 mila euro del 2007 ai 32.309 euro del 2014. Questo perché oggi poco più di 78 mila liberi professionisti realizzano ciò che nel 2003 realizzavano 46 mila ingegneri. Da elemento di punta del settore terziario, caratterizzato da un reddito elevato, il settore rischia ora un processo di marginalizzazione.
 
Come ricordato da Luigi Ronsivalle, la libera professione nel campo dell’ingegneria ha rappresentato per decenni uno dei comparti più ricchi nel segmento delle attività professionali grazie agli elevati livelli di competenza tecnica. Lo stravolgimento dei numeri impone ora una riflessione sulle politiche per recuperare un settore fondamentale, ma anche la riorganizzazione dell’intero sistema della libera professione ingegneristica.
 
A pesare sulla professione, secondo le indagini condotte dal Centro studi del CNI, è il peso della tassazione e la poca trasparenza degli investimenti nelle opere pubbliche. Gli ingegneri interpellati si rendono conto che il ritorno alla crescita dipende anche da un processo di riorganizzazione e di innovazione dell’attività professionale attraverso la costituzione di reti tra professionisti, nuove modalità di condivisione di competenze differenti con il coworking, e l’uso di strumenti innovativi di progettazione come il BIM (Building Information Modelling).
 
Per completare il quadro della riorganizzazione, secondo Luigi Ronsivalle manca però dall'agenda politica un insieme di interventi organici per il lavoro professionale. Sarebbero invece necessari sgravi sui redditi da lavoro, incentivi agli investimenti per lo svolgimento della professione, misure sostanziali di welfare, apertura vera ai bandi di gara sia in ambito europeo che in ambito regionale, possibilità di partecipare a Contratti di rete. Secondo l’80% degli ingegneri intervistati nell’indagine del Centro studi, nell’introduzione degli sgravi fiscali si dovrebbe preferire la linea europea, che prevede incentivi sul lavoro piuttosto che sulla casa.

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