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RISPARMIO ENERGETICO

Certificati bianchi, Ance: ‘potenziarne la diffusione nel settore civile’

di Alessandra Marra

I Costruttori propongono di introdurre un nuovo sistema di riconoscimento basato sull’Attestato di Prestazione Energetica

Vedi Aggiornamento del 17/05/2016
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06/10/2015 – I Certificati Bianchi rappresentano una misura di grande impatto sul settore delle costruzioni e per questo non vanno eliminati ma potenziati introducendo un nuovo sistema di riconoscimento basato sull'APE. 
 
Questa la posizione espressa dalla delegazione Ance, guidata dal Vicepresidente per la Tecnologia, l’innovazione e l’ambiente, Geom. Gianluigi Coghi, nel corso dell’audizione informale presso la Commissione Industria del Senato, sull’aggiornamento delle linee guida in materia di Certificati Bianchi o Titoli di Efficienza Energetica (TEE), ovvero titoli negoziabili che certificano il conseguimento di risparmi energetici negli usi finali mediante interventi e progetti di incremento dell’efficienza energetica.
 

Efficienza energetica e certificati bianchi: la revisione

Il Ministero dello Sviluppo economico (Mise) nella revisione del meccanismo propone, per il settore civile, di razionalizzare gli strumenti di sostegno vigenti, escludendo dai certificati bianchi gli interventi di piccola taglia già compresi nel Conto Termico, nelle detrazioni fiscali o negli incentivi relativi alla produzione di energia rinnovabile. In particolare, per le fonti rinnovabili di energia, il Ministero ha ipotizzato di specializzare il meccanismo alla sola promozione degli interventi di incremento dell’efficienza energetica.
 
A tal proposito Coghi ha dichiarato: “L’ipotesi di escludere dal campo di applicazione dei certificati bianchi gli interventi nel settore civile già incentivabili sulla base delle detrazioni fiscali o del Conto Termico non è assolutamente condivisibile. Come già evidenziato, i dati Enea hanno confermato che i certificati bianchi hanno un considerevole impatto sul settore residenziale. Eliminare gli interventi “edilizi” dal meccanismo dei TEE appare quindi immotivato. Occorre, inoltre, considerare che la detrazione fiscale del 65% non è permanente, ma soggetta a decadenza alla fine dell’anno in corso, a meno che non sia prorogata ovvero, come sempre auspicato dall’Ance, resa strutturale”.
 
La delegazione associativa ha infatti messo in evidenza che “i consumi energetici nel comparto abitativo rappresentano in Italia circa il 36% di quelli totali; per questo il settore delle costruzioni rimane fondamentale per contribuire significativamente al risparmio di energia italiano”. Secondo l’Ance bisogna quindi potenziare la diffusione dei certificati bianchi nel settore civile, introducendo un nuovo sistema di riconoscimento basato sull’Attestato di Prestazione Energetica e sulla Relazione Tecnica di Progetto previsti dal Dl 192/2005. 

Ricordiamo che il Dlgs 192/2005 è stato sostituito dal DL 63/2013, convertito nella Legge 90/2013, che ha recepito la Direttiva Edifici a Energia Quasi Zero (2010/31/UE). I decreti attuativi della Legge 90/2013 (relativi all’APE 2015, alle metodologie di calcolo delle prestazioni energetiche e ai requisiti minimi) sono entrati in vigore il 1° ottobre scorso.
 
Colghi ha aggiunto: “Nello specifico sarebbe auspicabile riconoscere i TEE per quegli edifici di nuova costruzione che offrono una prestazione energetica migliore di quella minima richiesta dalla normativa in vigore, nonché per gli interventi di riqualificazione energetica cosiddetti “importanti” ai sensi del decreto legislativo 192/2005, parametrando i certificati bianchi al risparmio energetico conseguito”.
 
Per quanto riguarda le fonti rinnovabili, è opportuno, altresì, non escludere il teleriscaldamento a biomassa non cogenerativo, che ad oggi, oltre ai certificati bianchi, non gode di alcuna altra forma di agevolazione. Attualmente, infatti, i certificati bianchi sono l’unico incentivo che ne ha sostenuto la diffusione, pertanto un’eventuale esclusione priverebbe il settore civile di uno degli strumenti per il conseguimento dei suoi obiettivi di sostenibilità energetica”.
 
L’Ance è anche contraria alla previsione di qualsiasi soglia minima di risparmio affinché un progetto acceda ai certificati bianchi, in quanto “la soglia vanificherebbe l’obiettivo di risparmio per il settore civile, dal momento che sono proprio gli interventi medio-piccoli quelli maggiormente diffusi sul territorio”.
 

Titoli di Efficienza Energetica: proposta di allungare il beneficio

Il Vicepresidente Coghi ha inoltre ricordato le due ipotesi di revisione delle modalità di riconoscimento dei certificati bianchi allo studio del Ministero; la prima prevede che il periodo di riconoscimento dei titoli sia pari al periodo di effettivo utilizzo dell’impianto oggetto di intervento. In questo modo il periodo di diritto all’incentivo si allungherebbe per la maggior parte degli interventi fino a un massimo di 15 anni e una parte dei certificati bianchi potrebbe essere anticipata su scelta del beneficiario nei primi anni di diritto all’incentivo.
 
La seconda prevede invece il riconoscimento dei certificati per i risparmi effettivamente realizzati (moltiplicati al massimo per due per gli interventi particolarmente impegnativi) per un periodo pari a 5 anni per tutte le tipologie di intervento.
 
Al riguardo Ance ha evidenziato come la prima ipotesi risulti maggiormente innovativa e premiante. Nell’attuale sistema la maggior parte dei periodi di spettanza dell’incentivo è pari a soli 5 anni, quindi le proposte del Ministero arriverebbero fino a triplicare tali periodi, e ciò ovviamente si tradurrebbe in un maggior risparmio energetico associato.
 
Ad avviso dell’Ance occorre comunque prevedere un ulteriore allungamento del periodo in quanto l’isolamento termico dell’involucro edilizio ha infatti una vita utile reale di almeno trent’anni, pertanto sarebbe coerente che i certificati bianchi venissero rilasciati per tale intero periodo. 
 
Il Vicepresidente Coghi ha anche espresso parere favorevole circa la proposta di anticipo di una quota dei certificati bianchi, per cui sarebbe possibile recuperare più velocemente il costo dell’investimento. Ha inoltre sottolineato, in relazione alle proposte del Ministero di non incentivare più interventi che risultano già economicamente convenienti sulla base di risparmi generati, che sarebbe, invece, auspicabile razionalizzare l’incentivo prevedendo che gli interventi con tempi di ritorno inferiori a tre anni godano di certificati bianchi per un periodo di tre anni.
 
 

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