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URSA: riparte a pieno regime la produzione a Bondeno

Commenti 2018

PICHLER Projects per il nuovo stabilimento dopo il sisma del 2012

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11/11/2015 - Rinasce nel segno di forza e bellezza la nuova sede URSA. Un esempio virtuoso di reazione, la scelta di restare legati al tessuto socio-economico ferrarese in cui l’azienda è attiva da 12 anni: la produzione dei pannelli URSA XPS è finalmente ripartita nel nuovissimo stabilimento di Bondeno, in provincia di Ferrara, inaugurato lo scorso 24 febbraio dopo che la precedente struttura era stata distrutta dal sisma che il 20 maggio 2012 ha messo in ginocchio l’Emilia.

La struttura del complesso industriale è stata progettata dall’Arch. Mario Loffredo e dall’Ing. Gianluca Loffredo dello studio ArchLivIng di Ferrara, proprio in sostituzione dell’edificio originario drammaticamente crollato durante il terremoto. PICHLER Projects ha rivestito l’importante e prestigioso ruolo di General Contractor dell’intero intervento ed ha concretizzato il progetto esecutivo del laboratorio di progettazione ArchLivIng, occupandosi della realizzazione e messa in opera sia delle strutture in acciaio che della copertura che dell’involucro, della coibentazione e dei rivestimenti. Anche tutte le opere edili, dall’impiantistica agli interventi elettrico-meccanici, finanche all’idraulica, ai serramenti e ai pavimenti sono state gestite da PICHLER Projects.

Acciaio e antisismica
Al posto della soluzione prefabbricata in c.a. precedentemente esistente, la multinazionale dell’isolamento ha scelto per la propria nuova sede una struttura a secco performante sia in termini di resistenza ai movimenti sismici che sul fronte della resistenza al fuoco. L’acciaio è stato scelto proprio per le sue caratteristiche prestazionali, si tratta infatti di un materiale particolarmente performante per gli edifici che sorgono in zona sismica poiché è in grado di assicurare l’assorbimento dell’energia sismica stessa. Una struttura in acciaio consente, con una scelta consapevole della tipologia strutturale e una selezione ottimale dei fattori di struttura da adottare nella progettazione, di raggiungere elevatissimi livelli di efficienza e di sicurezza e di costruire pertanto fabbricati funzionali, competitivi, ad alta redditività, ma innanzitutto sicuri.

La tecnologia a secco adottata dunque assicura eccellenti prestazioni in termini di comfort termico invernale ed estivo, insonorizzazione e protezione passiva al fuoco, resistenza ai sismi e isolamento termoacustico.

L’intervento di ricostruzione ha inteso minimizzare gli spostamenti degli impianti e ricalcare la pianta rettangolare già definita dal precedente capannone. Le nuove strutture presentano quindi una maglia in pianta esattamente identica a quella originaria, con i nuovi pilastri in acciaio fondati sui plinti esistenti. Colonne pendolari e controventi verticali sono stati studiati per assorbire l’azione sismica nella direzione lunga del capannone; nella direzione ortogonale grosse travi di collegamento sono in grado di ridurre l’eccentricità dei plinti per effetto delle relative azioni flettenti.

Per scegliere la soluzione costruttiva migliore sono stati fatti accurati studi geologici dell’area ed analisi sulla tipologia di terreno presente. Inoltre, per la valutazione dei coefficienti sono state considerate tra le altre le azioni gravitazionali legate al peso dei manufatti e delle parti strutturali e non strutturali, le azioni variabili, le azioni del carico da neve, quelle eoliche, quelle da temperatura.

Pianta e aree
Il nuovo polo produttivo, con i suoi 50.000 metri quadrati di cui circa 5.300 coperti, risulta a lavori ultimati un impianto antisismico a livello strutturale, altamente industrializzato e tecnologicamente avanzato.

Il complesso nella sua interezza presenta una pianta di forma rettangolare con dimensioni 107mx49.85m circa per un’area complessiva pari a 5300 mq circa, mentre l’altezza della struttura nel punto più alto arriva indicativamente a 10.35 m.

Si possono facilmente individuare, anche ad uno sguardo esterno, un’area produttiva ed una zona uffici, la prima è interamente collocata a piano terra, mentre la seconda si sviluppa su due piani (piano terra e primo piano). L’edificio pertanto si svolge in spazi legati propriamente alla produzione, in spazi di servizio a quest’ultima (locali tecnici, laboratori e aree di stoccaggio di materiali e ricambi) e in spazi necessari all’attività amministrativo-commerciale dell’azienda. L’area tecnico/produttiva e l’area destinata all’amministrazione sono spazi formalmente distinti all’interno del progetto sia strutturalmente, sia per volumetria e trattamento esterno delle superfici e dei pacchetti tecnologici costituenti l’involucro.

Strutture
Il complesso strutturale dedicato alla produzione è realizzato mediante 11 telai principali paralleli posti ad un interasse di 10.66 m, formati da una trave reticolare a due falde, con altezza massima di 2.20 m al centro e altezza minima di 1.80 m ai lati, collegata a 3 colonne metalliche in modo che ciascun lato della capriata lavori su una luce di circa 24.50 m; i telai sono collegati in testa da 3 travi reticolari secondarie congiunte alle strutture verticali, e da travi reticolari più piccole nella zone interne.

La struttura portante della zona dedicata agli uffici è in acciaio con il primo impalcato composto acciaio-calcestruzzo, mentre il secondo impalcato di copertura è in acciaio. Da un punto di vista verticale sono previsti due livelli fuori terra con copertura piana. Per l’impianto costruttivo della zona uffici si è studiata una struttura metallica spaziale ottenuta dall’assemblaggio di portali piani paralleli reciprocamente collegati attraverso travature reticolari metalliche. Questa parte di struttura è realizzata dunque mediante un sistema intelaiato di travi e pilastri in acciaio chiamata a resistere prevalentemente alle azioni gravitazionali, mentre l’azione sismica è assorbita prevalentemente da controventi metallici del tipo eccentrici disposti in numero di tre per ciascuna direzione del sisma (X e Y). Le colonne metalliche sono tutte dei profili HE200A, mentre per le travi, per le diverse misure dei campi di solaio, si individuano varie tipologie di profili.

Involucro e isolamento
Le soluzioni di isolamento adottate, trattandosi della sede URSA, comprendono alcuni tra i prodotti di punta dell’azienda. Sono stati realizzati pacchetti differenti per facciate e per tetto. Per il rivestimento delle facciate della parte produttiva è stato impiegato un pacchetto costituito da struttura portante, cassetto a C con lana di vetro da 120 mm, pannello Woodlith, un nuovissimo pannello in legno minerale di alta gamma, barriera vapore, camera d’aria con sottostruttura per accogliere le doghe di rivestimento di altezza 0.60 m x 5.40 m circa.

Per le pareti della zona uffici invece si è adottato un rivestimento in lamiera grecata con andamento orizzontale. Il pacchetto presenta una sorta di parete sandwich in legno con OSB sia interno che esterno, interposta lana di vetro da 120 mm.

Copertura
Merita un’analisi a parte la copertura dell’edificio, anch’essa isolata con due diversi pacchetti. La copertura dell’area produttiva (4900 mq) prevede un rivestimento in lamiera grecata al di sopra della quale è posizionata la barriera al vapore URSA Seco Pro 60. Si prosegue con una prima orditura in legno di abete con interasse 1000, strato in lana minerale URSA Glasswool SF 32 Solarwool da 100 mm, seconda orditura il legno posta ortogonalmente rispetto alla prima al cui interno è inserito un ulteriore strato di lana di vetro URSA da 80 mm, a questo si aggiunge un pannello OSB da 40 mm. La copertura si completa con un manto impermeabile sintetico in PVC da 2 mm fissato meccanicamente.

Per quanto riguarda la copertura della zona uffici (250 mq) troviamo lamiera grecata, barriera vapore, pannello Woodlith da 50 mm, doppio pannello estruso da 100 mm (tot. 200 mm), pannello in pendenza, PVC da 2 mm e zavorra in ghiaia. L’intero impianto di isolamento termo-acustico è stato realizzato adottando le migliori componenti, tutte fornite dal committente.

Architettura industriale
“I tempi di costruzione sono stati molto rapidi poiché l’intera produzione di pannelli URSA XPS era bloccata, in attesa del nuovo stabilimento. C’era dunque bisogno di ripristinare quanto più velocemente possibile la catena produttiva. I lavori sono iniziati a maggio 2014 e sono terminati con la fine dell’anno” spiega l’Ing. Alberto Brignach che ha seguito il progetto in ogni sua fase come project manager di PICHLER Projects. “Abbiamo avuto grande gratificazione dal cliente che si è detto molto soddisfatto del risultato, sia per i tempi di consegna che per l’opera realizzata, senza dubbio un esempio di stabilimento industriale moderno e funzionale, dove materiali e tecnologie sono stati scelti ed utilizzati per ottenere un risultato di eccellenza.”

“Una caratteristica di quest’opera che vale la pena mettere in risalto – conclude l’Ing. Brignach – è la cura estetica ed architettonica che lo studio ArchLivIng ha dato all’edificio. Le doghe di rivestimento, orientate orizzontalmente, sono state verniciate di bianco, ma a tratti assumono i toni del rosso e del blu, diretto rimando ai colori aziendali. Emergono eleganza e pulizia di linee, sia nella definizione dei volumi che nelle modulazioni cromatiche. Tanti gli accorgimenti per non creare rotture in questo equilibrio estetico. I fissaggi, ad esempio, sono tutti nascosti, come si usa fare con le più importanti realizzazioni dove l’estetica gioca un ruolo di primaria importanza. Ci troviamo dunque di fronte ad un intervento di edilizia industriale molto particolare, sia per le elevate prestazioni in termini di antisismica e di isolamento termico ed acustico, sia per la resa estetico-architettonica”.

“Un'idea di industria - commenta l’Arch. Loffredo - che vede fondere elementi architettonici, tecnologia e sicurezza in un perfetto equilibrio e si traduce nella scelta accurata dei materiali, nel gioco dei volumi e nella volontà di trasporre l'anima in acciaio all'esterno. Tratto distintivo dell'edificio è la netta differenziazione tra l'area produttiva e quella direzionale, leggibile attraverso il disegno di volumi diversi in forma, materiali e inserimento dello spazio. L'articolata struttura in acciaio non si limita ad essere elemento puramente strutturale ma diventa, in tratti anche in maniera prepotente, parte attiva dell'Architettura”.

Non si tratta di un “comune” capannone industriale, seppure ben fatto, ma della traslazione in volumi e materia del concetto del lavorare bene, con la massima efficienza, ove l’anima di acciaio non funge da mera struttura di supporto, ma interpreta dentro e fuori la forza di un’azienda e di una sede produttiva letteralmente tornata a vivere.

Superando l’urgenza di essere al più preso operativi e anche l’inclemenza del tempo durante il cantiere, la nuova sede URSA è oggi a pieno regime ed ha reintegrato tutti i dipendenti, prendendo parte alla riattivazione del tessuto economico e produttivo ferrarese fortemente colpito dal tragico sisma del 2012: una dimostrazione di capacità, unione e caparbietà.

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