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NORMATIVA

CNA: trasformare i bonus 65% e 50% in credito di imposta per finanziare i lavori

di Paola Mammarella

Gli obiettivi: coprire parte delle spese per la riqualificazione energetica o la ristrutturazione, includere i soggetti a basso reddito ed eliminare il sommerso

Vedi Aggiornamento del 08/07/2016
16/11/2015 – Trasformare le detrazioni fiscali del 65% e 50% in crediti di imposta cedibili alle banche per avere un capitale con cui finanziare gli interventi di riqualificazione energetica e ristrutturazione.
 
È la proposta avanzata dal Centro Studi della CNA – Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa. Una soluzione che, secondo CNA, aumenterebbe gli investimenti, con ripercussioni positive per il settore edile.
 
Secondo la CNA, il soggetto interessato ad effettuare l’investimento dovrebbe cedere alla banca un credito e garantito dallo Stato per dieci anni e ottenere in cambio una somma di denaro immediata, utile per finanziare proprio l’investimento sul suo immobile.
 
Il primo problema che si pone la famiglia o l’impresa che intende effettuare un investimento sulla propria abitazione o sull’immobile strumentale dell’impresa è proprio la disponibilità finanziaria. In questo ragionamento, sostiene la CNA,  la detrazione fiscale riconosciuta ha un peso solo marginale.
 
In secondo luogo, si legge nello studio,  la famiglia o l’impresa valutano che la detrazione del  50% o del 65% ripartita in 10 anni non è uguale al 50% o al 65% ottenuto subito. Quindi se la detrazione è bassa, nella percezione del contribuente può risultare più conveniente eseguire i lavori con modalità “sommerse” per usufruire di uno sconto subito.
 
Considerando il tasso medio del 3,06% praticato dalle banche sui mutui per le ristrutturazioni, la CNA stima che in presenza di una detrazione del 50% il beneficio, in termini di costo finanziario della ristrutturazione, è pari a circa 57 euro ogni 100 euro di spesa,  con un risparmio effettivo del  43% dell’investimento effettuato. Nelle riqualificazioni energetiche risulta che con una detrazione del 65% le famiglie e le imprese sostengono un’uscita finanziaria di circa 45 euro ogni 100 euro di investimento, realizzando un vantaggio in termini finanziari del 55% circa.
 
Nelle proiezioni effettuate la CNA ipotizza che per effettuare la ristrutturazione si debbano spendere 40 mila euro. Dopo la cessione del credito la banca potrebbe riconoscere 17 mila euro immediati. Analogamente, se l’intervento di riqualificazione energetica costasse sempre 40 mila euro, chi lo realizza dovrebbe pagare 22.112 euro, perché la parte rimanente di 17.888 euro sarebbe finanziata dall’istituto di credito.
 
In questo modo, sostiene la CNA, si eliminerebbe anche il problema degli incapienti, cioè soggetti a basso reddito che o non hanno imposte da pagare o hanno imposte inferiori alla rata annua di detrazione. Al momento questi soggetti risultano esclusi perché, oltre a problemi di liquidità, non possono sfruttare l’agevolazione fiscale.
 
Ricordiamo che nei giorni scorsi anche il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori (Cnappc) e Legambiente sono intervenuti sull’argomento proponendo, con un emendamento al disegno di Legge di stabilità per il 2016, di estendere l’Ecobonus del 65% anche a incapienti e edifici condominiali.

 
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