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AMBIENTE

Abusivismo, Istat: al Sud è illegale il 40% delle costruzioni realizzate nel 2014

di Rossella Calabrese

Realacci: ‘la forma di prevenzione più efficace è la demolizione’. Cnappc: ‘l’antidoto è la rigenerazione urbana’

Vedi Aggiornamento del 30/04/2018
04/12/2015 - Nel 2014, ogni 100 costruzioni autorizzate, ne sono state realizzate 17,6 abusive in tutta Italia, e più di 40 nel Mezzogiorno.
 
È uno dei dati più clamorosi rilevati dall’Istat nel terzo Rapporto sul benessere equo e sostenibile (Bes), lo studio che indaga i principali fenomeni sociali, economici e ambientali degli anni recenti, partendo dagli aspetti che concorrono alla qualità della vita dei cittadini e analizzando 130 indicatori.
 
I fattori che hanno un impatto diretto sul benessere umano e sull’ambiente, che l’Istat considera, sono 12: Salute, Istruzione e formazione, Lavoro e conciliazione dei tempi di vita, Benessere economico, Relazioni sociali, Politica e istituzioni, Sicurezza, Benessere soggettivo, Paesaggio e patrimonio culturale, Ambiente, Ricerca e innovazione, Qualità dei servizi.
 
Relativamente al Paesaggio e patrimonio culturale, l’Istat prevede un cambiamento di scenario, al quale concorrono la crisi economica degli ultimi anni e una certa rivitalizzazione del settore agricolo.
 
Il crollo del settore delle costruzioni - spiega il Rapporto - ha ridimensionato la pressione dell’edilizia sul territorio, mentre l’ultimo Censimento registra, per la prima volta dal 1970, una battuta d’arresto nella perdita di superficie agricola utilizzata (Sau). Allo stesso tempo sono emerse altre minacce, legate proprio all’evoluzione dell’agricoltura, dall’accelerazione delle dinamiche di abbandono delle colture nelle aree interne all’espansione delle monocolture industrializzate, che sollecitano una nuova politica forestale e misure specifiche per la tutela dei paesaggi rurali.
 

L’abusivismo edilizio

Perdurano forti disuguaglianze regionali nella tutela dei beni comuni, e in particolare del territorio - continua l’Istat -; un altro effetto della crisi è la sopravvivenza dell’abusivismo edilizio, in proporzioni senza riscontro nelle altre economie avanzate.
 
Nel 2014, in un contesto fortemente recessivo per il comparto dell’edilizia residenziale, il numero delle nuove costruzioni abusive è salito, rispetto all’anno precedente, da 15,2 a 17,6 ogni 100 autorizzate, con punte di oltre 40 nel Mezzogiorno.
 
Tale aumento - spiega l’Istat - si deve, più che a una recrudescenza del fenomeno, al diverso impatto della crisi economica sulla componente legale e su quella illegale della produzione edilizia: a partire dal 2008 entrambe sono state costantemente in calo, ma il flusso annuo della produzione legale si è ridotto di oltre il 60%, mentre quello della produzione illegale di meno del 30%.
 

I commenti

“Estremamente preoccupanti i dati diffusi dall’Istat sull’abusivismo edilizio, in particolare al Sud, dove ogni 100 costruzioni autorizzate ce ne sono 40 abusive”. Così Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente e Territorio della Camera. “Oltre ad essere una piaga che fa scempio del nostro territorio, l’abusivismo significa anche minore sicurezza per i cittadini ed economia in nero”.
 
“Come se non bastasse l’abusivismo edilizio si incrocia con il ciclo del cemento illegale e con la malavita organizzata” - ha aggiunto Realacci. “Secondo il Rapporto Ecomafia 2015 di Legambiente i reati legati al ciclo del cemento nel 2014 sono stati 5.750, con un incremento del 4,3% sull’anno precedente. Una piaga che si nutre di impunità e che continuerà ad essere forte finché ci sarà presunzione di impunità, contro cui è doveroso tenere alta la guardia”.
 
“Le demolizioni sono la più efficace forma di prevenzione del fenomeno. Da tempo in parlamento giace una mia proposta di legge per facilitare l’abbattimento degli abusi edilizi evitando lungaggini e trucchi” - ha concluso Realacci.
 
“Il primo scandalo è quello dei cosiddetti membri della ‘società civile’ che praticano l’illegalità; il secondo scandalo è quello professato dai rappresentanti delle Pubbliche Amministrazioni e delle comunità, che non vedono e non vogliono vedere sorgere costruzioni e cantieri non autorizzati; il terzo è rappresentato dal fatto che, mentre gli abusivisti consumano suolo, energia e habitat, non si voglia comprendere che solo un serio progetto di rigenerazione delle città e di vera semplificazione burocratica, accompagnato da severi controlli e sanzioni,  può debellare questo cancro che distrugge il Bel Paese”. Così Leopoldo Freyrie, presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori e Conservatori.
 
“Gli architetti italiani - ha aggiunto - chiedono al Presidente Renzi di mettere in atto - con urgenza e con la stessa capacità decisionale che in questi due anni ha contraddistinto l’attività del Governo -misure concrete per realizzare una seria politica di rigenerazione urbana sostenibile. La strada da percorrere è quella di riscrivere il Testo Unico dell’Edilizia, che ci tolga dal 112° posto delle classifiche mondiali sull’ottenimento dei permessi, in modo da debellare l’ottusa burocrazia e promuovere, invece, investimenti sulla qualità dei progetti; di dotare il Paese di una legge nazionale di governo del territorio capace di disegnare il futuro, mettendo in relazione i rischi sismici e idrogeologici, la carta dell’abusivismo, il sistema infrastrutturale e quello ecologico”.
 
“L’abusivismo - ha concluso Freyrie - si batte rendendo possibile ai cittadini onesti di avere case migliori in città più belle, senza dover aspettare anni per ottenere un permesso; si batte anche punendo i disonesti, abbattendogli abusi, allontanando dalla PA i controllori che non controllano”.
 
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