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NORMATIVA

Stabilità 2016, i professionisti potrebbero essere esclusi dai fondi Ue

di Paola Mammarella

Il rischio in un emendamento pensato per spiegare i destinatari della norma. Associazioni contrarie

Vedi Aggiornamento del 10/12/2015
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04/12/2015 – È in bilico l’accesso dei professionisti ai fondi europei. La possibilità, prevista dal disegno di legge di Stabilità per il 2016  per adeguarsi alle disposizioni europee, è stata messa in discussione da un emendamento pensato per spiegare meglio chi sono i destinatari della misura, ma che sta suscitando le proteste delle associazioni professionali.
 

Professionisti e fondi europei FESR, PON e POR

In base al comma 474 del maxiemendamento al ddl Stabilità 2016 approvato dal Senato, e ora all’esame della Camera, i liberi professionisti saranno equiparati alle piccole e medie imprese per l'accesso ai fondi strutturali europei FSE e FERS e ai piani operativi POR e PON, previsti nella programmazione 2014/2020. Questo perché saranno considerati esercenti attività economica a prescindere dalla forma giuridica rivestita.

I contenuti del disegno di legge si adeguano alla raccomandazione della Commissione Europea 2013/361/CE, al Regolamento europeo 1303/2013 e alle linee d’azione per le libere professioni del piano imprenditorialità 2020. 

Il processo di riconoscimento dei professionisti come beneficiari dei fondi europei è stato portato avanti anche da Antonio Tajani, che l’anno scorso rivestiva la carica di vicepresidente della Commissione Europea. Tajani ha spiegato che l’Unione Europea inizialmente non permetteva ai professionisti di accedere alle agevolazioni per le imprese, ma ha successivamente cambiato idea in considerazione dell’alto volume d’affari mosso dai professionisti. 

Per far diventare operative queste misure, la palla dovrebbe ora passare alle Regioni, cioè gli enti che materialmente  gestiscono i fondi europei, che dovrebbero scrivere i bandi in modo chiaro ed essere esplicitamente aperti ai professionisti. Come rilevato da Apre, l’Agenzia per la Promozione della Ricerca Europea che opera in stretto collegamento con il Miur, molti bandi continuano invece a chiedere al proponente il possesso della personalità giuridica. Richiesta che di fatto limita la partecipazione solo alle imprese, escludendo i professionisti.
 

Professionisti e fondi europei, marcia indietro

Con un emendamento presentato dall’on. Alessia Rotta su indicazione del Coordinamento libere associazioni professionali (Colap), il comma 474 potrebbe essere cancellato. L’emendamento è stato considerato ammissibile, quindi potrebbe ora essere approvato.
 
Secondo la presidente del Colap, Emiliana Alessandrucci, la formulazione della norma non è chiara e sembra riservata solo alle professioni regolamentate, cioè quelle che prevedono un percorso formativo riconosciuto e l'iscrizione ad un Albo. Si rischierebbe quindo l'esclusione dei professionisti associativi, vale a dire quelli non tutelati dall'appartenenza ad un Albo, che non seguono un corso di studi ad hoc e non hanno una Cassa previdenziale specifica.

Per ragioni di equità, a detta della presidente Alessandrucci la disposizione dovrebbe quindi essere stralciata dalla Legge di Stabilità. Tutta la materia andrebbe invece trattata in modo più dettagliato all’interno del Collegato Lavoro, cioè il Jobs Act degli autonomi.
 

I commenti delle organizzazioni di rappresentanza

Non sono stati convinti dalle spiegazioni Confprofessioni, Confassociazioni, Acta e Alta Partecipazione, che hanno definito la decisione “un clamoroso dietrofront”.
 
Le organizzazioni di rappresentanza hanno ricordato che l’accesso dei professionisti ai fondi europei FES e FESR viene sancito dal Regolamento europeo 1303/2013, norma direttamente applicabile nel territorio dei Paesi membri.  Come si legge nel comunicato congiunto diffuso, “l’accesso alle risorse comunitarie viene consentito a tutti i professionisti esercenti attività economiche, indipendentemente dall’iscrizione in albi, elenchi, liste. Dunque, qualsiasi intervento teso ad escludere i liberi professionisti dai fondi strutturali Ue è contrario al diritto europeo, oltre che discriminatorio. Non si comprendono le motivazioni di una scelta che oltre a risultare persecutoria nei confronti di milioni di professionisti rallenterà ulteriormente l’utilizzo delle risorse dei fondi europei, alimentando il rischio di impugnative e contenziosi e ostacolando la libera concorrenza sul mercato”.

 

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