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AZIENDE

AERtetto per Villa Zamboni a Valeggio sul Mincio

08/02/2016 - Un bene da recuperare, un patrimonio da restituire alla collettività, un’identità da riscoprire, un senso di appartenenza da condividere. “Per la comunità di Valeggio sul Mincio, Villa Zamboni è viva, non è solo un edificio da ristrutturare perché storico. Vorremmo tutti che fosse a disposizione dei cittadini, vorremmo che fosse una testimonianza importante per raccontare la storia del nostro paese e per favorire la fondamentale tutela della sua memoria” - Arch. Paola Ferrarin.

La villa nella storia
Un edificio lasciato per troppi anni in stato di abbandono, una struttura che necessita di importanti interventi di recupero e consolidamento, un punto di riferimento di carattere storico-culturale per il territorio, da tempo confinato nel totale oblio: Villa Zamboni è oggi sottoposta a vincolo monumentale dalla Soprintendenza. Le prime notizie certe della villa risalgono alla seconda metà del Settecento, quando i Conti Bernardi decidono di ampliare un edificio dominicale già esistente per costruire una dimora ben più imponente di quella che si vede oggi.

Il progetto fu realizzato solo in parte e la villa, dopo la morte dell’ultimo Bernardi, divenne proprietà di Giuseppina Gandini Morelli Bugna, che ospitò nel suo palazzo la firma del trattato di pace del 1859 tra Napoleone III e Francesco Giuseppe d’Austria. Sposata a Gustavo Zamboni, Ingegnere e Sindaco di Valeggio sul Mincio, Giuseppina morì giovanissima a soli 23 anni, lasciando in eredità la villa al piccolo Giuseppe. Quest’ultimo, nel suo testamento del 1929, lasciò la villa al comune di Valeggio sul Mincio per essere destinata all’assistenza dei bambini e delle madri, diventando un asilo o un piccolo ospedale. Proprio per seguire questa “vocazione”, l’edificio fu trasformato nel 1972 in asilo statale che rimase in questa sede fino al 2003. Purtroppo, la trasformazione degli anni settanta portò alla perdita di numerose decorazioni interne risalenti alla seconda metà del settecento ed ai primi decenni del Novecento, nonchè trasformazioni importanti degli interni, soprattutto al piano terra ed al piano primo.

Il focus sulla loggia
Addossata alla falde del monte Ogheri, Villa Zamboni presenta un doppio affaccio: verso nord si trova la zona anticamente adibita a servizi e trasformata in serre nei primi del Novecento, mentre, verso sud, un giardino, con un asse perpendicolare alla facciata; prosegue anche nell’interno unendo, tramite un salone, i due affacci. Sempre nella zona a sud, si trova un giardino pensile con alla base due stanze interrate: la vecchia autorimessa di Giuseppe Zamboni, ed un’altra stanza che porta, tramite una scaletta interna, ad un sotterraneo che probabilmente ospitava una cisterna d’acqua per il giardino pensile o una ghiacciaia. La parte più bella della villa è oggi la loggia che si trova al secondo piano dell’edificio ed alla quale si può accedere solo dall’esterno. Essa si affaccia sul giardino pensile ed è decorata con un soffitto rappresentante un putto che regge lo stemma dei primi costruttori, i Conti Bernardi (è l’unica parte che riporta la decorazione originale del Settecento sul soffitto).

La proposta di restauro e riqualificazione promossa dall’Associazione culturale “La Quarta Luna” si concentra proprio sulla loggia, nella quale le infiltrazioni hanno fatto perdere parte della decorazione. Un primo intervento d’urgenza si è avuto nel 2014 con la posa di listelli in legno per impedire successive cadute di porzioni di intonaco decorato, mentre i lavori sulla copertura si sono da poco conclusi; in seguito si cercherà di mettere in salvo la decorazione tramite il consolidamento dell’intonaco ed il conseguente restauro della superficie pittorica.

La copertura: stato di fatto ed ipotesi di intervento
Il degrado del soffitto deriva dalla mancanza di manutenzione della relativa copertura, con la conseguente continua infiltrazione d’acqua. Lo stato di degrado è stato valutato tramite un primo approccio puramente visivo e ravvicinato e sarà oggetto di verifica dopo l’accesso in sicurezza al sottotetto e la rimozione dei coppi, con il loro accatastamento al piano del giardino pensile. Gli obiettivi principali dell’intervento erano pertanto quelli di proteggere la struttura portante in legno dalle infiltrazioni d’acqua, senza ostacolare la permeabilità al vapore, in modo che non si creino fenomeni di condensa e non siano favoriti degrado biologico e marcescenza. Successivamente si procederà nella ricostituzione del manto di copertura utilizzando il più possibile gli elementi originari e favorendo una ventilazione sotto i coppi, sempre per evitare il fenomeno della condensa.

Il sottotetto della loggia e di tutto l’edificio è costituito da una struttura portante del tetto, formata oltre che dal sistema primario ligneo, dai travetti della piccola orditura, sui quali è inchiodato un tavolato grossolano che consente il passaggio d’aria, favorito dalla posa a secco dei coppi del manto di copertura. La proposta progettuale consiste nel mantenere lo stato del tetto attuale, aggiungendo un telo traspirante in modo da riparare l’orditura in legno da eventuali infiltrazioni meteoriche.
Il sistema proposto non prevede la diretta adesione dei nuovi elementi con la struttura originaria, giacché tutte le operazioni s’intendono a secco e l’adesione al supporto si ottiene solo con il peso proprio della copertura, senza incollaggi di sorta. Inoltre, l’utilizzo di materiali posati senza la diretta connessione con il supporto, facilita la loro eventuale rimozione senza intaccare la struttura sottostante, permettendo, quindi, futuri interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria.
Avvenuta la verifica di eventuali problemi alle strutture portanti e secondarie, si è proceduto con la posa di un telo sottomanto per tetti a falde STAMISOL®ECO di Naturalia-BAU, un materiale usato nella bioedilizia: fabbricato in poliacrilato su velo di poliestere, è aperto alla diffusione, permette all’umidità presente nel sotto tetto di uscire verso l’esterno sotto forma di vapore acqueo e contemporaneamente impedisce che la pioggia penetri all’interno attraverso la membrana.

Copertura ventilata con AERcoppo®
A coadiuvare il sistema di permeabilità al vapore, si affianca una ventilazione della copertura tramite il sistema AERcoppo®, che permette di realizzare tetti ventilati ed ancorati, formati da elementi prefabbricati che vengono montati in opera senza l’occorrenza di personale specializzato e senza spreco di materiale.
Così l’Arch. Ferrarin descrive la scelta del sistema proposto da AERtetto “Mi occupo da sempre di bioedilizia e mi piace cercare soluzioni nuove ed efficienti nell’ottica di un’architettura sempre più sostenibile. Sono per natura curiosa e non mi fermo alle soluzioni convenzionali. Ho iniziato a studiare i sistemi proposti da Aertetto e mi sembravano, sotto molti aspetti, la soluzione ideale per questo progetto”.

La camera di ventilazione di 600 cm2/m, è stata realizzata con supporti-distanziatori (i piedini AERcoppo®) che vanno inseriti sul retro di ogni coppo di canale; si crea in questo modo un’intercapedine (o camera di ventilazione) che separa nettamente il manto di copertura in coppi dalla struttura sottostante.
AERcoppo® consente l’ingresso dell’aria, a livello della grondaia, di elevata superficie (400 cm2/m), mantiene costante la sezione dell’intercapedine agevolando l’attivazione di moti convettivi ascensionali che sottraggono gran parte del calore, che altrimenti si trasmetterebbe agli strati sottostanti; permette quindi il contatto diretto tra i coppi e la camera di ventilazione per sfruttare il rapido riscaldamento dell’aria sottocoppo e accentuarne la velocità di deflusso attraverso l’AERcolmo® di ventilazione.

Ancora l’Arch. Ferrarin: “Le caratteristiche tecniche del sistema AERcoppo®, come la leggerezza unita alla grande resistenza dei supporti, ci hanno permesso di non intervenire sulla struttura sottostante mantenendo l’assito originale. La reversibilità del sistema è stato un plus fondamentale che abbiamo valutato in sede di progetto: poter intervenire facilmente con eventuali modifiche al manto di copertura è un aspetto che volevamo ottenere”. Il fissaggio dei coppi di canale e di coperta, tramite la catenaria costituita dalle staffe dei piedini AERcoppo® e dai ganci metallici G9, non necessita di chiodatura, impiego di collanti, listoni trasversali od altro ed impedisce lo scivolamento dei coppi causato da forti venti e/o vibrazioni.

Ogni coppo di canale è rialzato per formare una camera di ventilazione senza nessun ostacolo alla salita dell’aria calda verso il colmo di ventilazione. Un rialzo di pochi centimetri della copertura del tutto accettabile, perché ai vantaggi dell’aerazione associa una modifica dell’altezza non avvertibile dall’osservazione dei prospetti. Conclude Paola Ferrarin: “Oggi, a copertura ultimata, possiamo affermare che il sistema ha risposto pienamente alle aspettative e ha soddisfatto gli obiettivi del progetto, scardinando anche qualche vecchio preconcetto sulla difficoltà di posa, che è proprio di una tecnologia nuova. Il sistema è flessibile, semplice da utilizzare e non comporta particolari accorgimenti da parte dell’impresa. Siamo pertanto pienamente soddisfatti di Aercoppo® sia dal punto di vista tecnico che operativo”.

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