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AMBIENTE

Consumo di suolo, gli ambientalisti: ‘finalmente un passo in avanti’

di Alessandra Marra
Commenti 5963

FAI, Legambiente, Slow Food, Touring Club italiano e WWF chiedono al Governo di modificare le norme transitorie che consentono di urbanizzare con le vecchie regole

Vedi Aggiornamento del 04/11/2016
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13/05/2016 – Portare a termine l'iter parlamentare della legge sul contenimento del consumo di suolo in tempi brevi, migliorandone le parti più contraddittorie, macchinose e incoerenti come le norme transitorie che consentono di urbanizzare con le vecchie regole.
 
Questo l’appello di FAI, Legambiente, Slow Food, Touring Club italiano e WWF al Senato affinchè apra subito il confronto sul testo che contiene norme innovative ma anche molti punti contradditori e pericolosi.  
 

Legge sul consumo di suolo: le criticità

Per le associazioni ambientaliste “il testo approvato alla Camera in prima lettura deve essere modificato al Senato in modo da consolidare quello che deve costituire un passo in avanti per chiudere definitivamente nel nostro Paese l’epoca dei piani urbanistici sovradimensionati, degli abusi edilizi e dei successivi condoni (sono stati 3 negli ultimi 40 anni, 1985, 1995  e 2003) e della sub-urbanizzazione che fa scempio del territorio.”
 
Le associazioni reputano molto preoccupante la norma transitoria di applicazione della legge, in cui vengono fatti salvi i piani urbanistici attuativi per i quali i soggetti interessati abbiano anche solo presentato istanza prima dell’entrata in vigore della legge.
 
Tra gli altri aspetti critici, segnalati dalle associazioni, il disegno di legge approvato garantisce troppi spazi a deroghe, come quelle riservate alle opere strategiche, che rischiano di rendere meno incisiva la tutela della risorsa del suolo.  

Le associazioni ricordano infatti che secondo il Rapporto 2015 dell’ISPRA il consumo di suolo in Italia ha già intaccato ormai circa 21.000 chilometri quadrati del nostro territorio, con un valore di suolo consumato pro-capite che passa dai 167 metri quadrati del 1950 per ogni italiano, a quasi 350 metri quadrati nel 2013.
 
Infine, restano ancora critiche le definizioni di "consumo di suolo", "superficie agricola naturale e seminaturale" e di "area urbanizzata", mentre ancora poco chiari sono i principi e i criteri su cui improntare la delega sulla “rigenerazione delle aree urbanizzate degradate” e la norma sui "compendi agricoli neorurali".
 

Stop al consumo di suolo: gli aspetti positivi

Le associazioni riconoscono però gli aspetti positivi e innovativi del disegno di legge approvato come il divieto di utilizzo degli oneri di urbanizzazione per la spesa corrente e di mutamento di destinazione d'uso per le superfici agricole che hanno beneficiato di aiuti dall'unione europea.
 
Le associazioni hanno valutato positivamente anche l’introduzione di un censimento degli edifici e delle aree dismesse, non utilizzate o abbandonate, come precondizione per approvare qualsiasi nuovo consumo di suolo.
 
Positiva anche la definizione di obiettivi di contenimento del suolo e di rigenerazione urbana, fino ad oggi ancora non presenti nel nostro ordinamento. Un ddl che, ricordano le associazioni, ha come finalità principale quella di contenere il consumo di suolo quale bene comune e risorsa non rinnovabile che esplica funzioni e produce servizi eco sistemici, in funzione della prevenzione e mitigazione degli eventi di dissesto idrogeologico e delle strategie di mitigazione e di adattamento ai cambiamenti climatici.
 
Le associazioni ribadiscono che “dotare il Paese di una norma innovativa ed efficace sul consumo di suolo è indispensabile” e si ripromettono di incalzare i senatori perché questo accada.
 
© Riproduzione riservata

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Altri commenti
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gianni nassetti

La legge sul consumo di suolo zero è giusta per un paese dove costruire nuove case non serve quasi più. Mi rendo conto che questa constatazione può non piacere a tutti i professionisti che lavorano nell'edilizia, ma è un dato di fatto che in Italia la popolazione è sempre più vecchia, nel 2015 la popolazione è diminuita di 150.000 unità, si fanno sempre meno bambini, esiste una grande quantità di case invendute, anche nuove. La soluzione è quella di rendere sempre migliore l'edilizia che c'è, attraverso riqualificazione edilizia e urbanistica, migliori trasporti e qualità della vita. In questo settore c'è tanto da fare anche per i professionisti dell'edilizia, perchè le nostre città oggi fanno pena, sono sporche, disorganizzate e invivibili.


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