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ARCHITETTURA

Ti Kay Là. 'Le piccole case' per gli orfani di Haiti

di Cecilia Di Marzo

Psicologia dei bambini, cultura locale, sicurezza strutturale ed economia del progetto

17/05/2016 - Ti Kay Là è il progetto per un orfanotrofio ad Anse-a-Pitres (Haiti) commissionato dalla ONG “Ayitimoun yo” al giovane architetto Bonaventura Visconti di Modrone

Partendo dallo studio della storia, della cultura e delle tradizioni locali da rispettare e valorizzare, durante la fase di progettazione sono stati presi, come spunto, in particolare due elementi della tradizione architettonica locale, il Lakou come impianto urbanistico e la Kay ayitien come tipologia abitativa. 
Il Lakou, dal francese la cour (la corte), è costituito da un insieme di case appartenenti ad uno stesso nucleo familiare distribuite intorno ad una corte centrale utilizzata per svolgere le principali attività collettive quotidiane. La Kay ayitien è la tipologia di casa mono-familiare più diffusa nel territorio rurale del sud di Haiti: nella forma più classica, è costituita da una o più stanze rettangolari affacciate su di una grande veranda coperta. È caratterizzata dal tipico tetto a doppia falda che nella tradizione haitiana simboleggia accoglienza e rispetto per gli abitanti.

Ti Kay là si basa su quattro elementi fondamentali: la psicologia dei bambini, la cultura locale, la sicurezza strutturale e l’economia del progetto.

Psicologia - Poiché i bambini del centro sono orfani o sono stati abbandonati, si è voluto creare uno spazio in cui potessero sentirsi a loro agio, protetti e di nuovo parte di una famiglia. Si è pensato, quindi, di creare prima una piattaforma rialzata in cemento che fungesse da base comune per la costruzione delle case e poi coprirla con una grande copertura continua in legno. Così facendo si è ottenuta un’area dai confini esterni ben delineati ma con ampi spazi liberi al suo interno scanditi dalla struttura portante della copertura. Queste aree sono fondamentali per i bambini per svolgere le attività quotidiane mantenendo la loro intimità, aspetto particolarmente importante se si considerano le loro differenze di età e di trascorsi, più o meno traumatici.

Cultura - Per aiutare sia i bambini che gli impiegati di Aymy a riconoscersi nell’architettura del progetto, sono stati inseriti alcuni elementi caratteristici del contesto architettonico locale quali il Lakou e le forme della tipica kay ayitien rurale. Le case sono state, quindi, disposte in linea ma separate l’una dall’altra da un ampio spazio e dotate della caratteristica ampia veranda frontale. Il disegno della grande copertura unica si è, invece, articolato adottando la forma a doppia falda, tipica delle case tradizionali locali, assumendo la forma a denti di sega finale.

Sicurezza - Oltre al clima, anche la posizione geografica del sito ha influenzato la progettazione. Trovandosi infatti in una fascia di clima tropicale e a ridosso di una faglia tettonica, il progetto è stato costruito considerando il calore del sole, le abbondanti piogge autunnali che provocano alluvioni ed il perenne rischio di terremoti. Per ovviare al rischio di alluvioni si è deciso di rialzare la piattaforma di cemento armato di almeno 50 cm da terra e di inserirvi tubi di drenaggio ogni 2 m; per i terremoti, invece, è stato scelto il legno come materiale per la struttura del tetto e sono state rinforzate le fondamenta della piattaforma. Nella muratura delle case sono state inserite barre di armatura ogni 60 cm. Il surriscaldamento degli ambienti interni invece è stato risolto con alcuni accorgimenti sulla copertura unica, separandola dalle case e rendendola più larga per evitare ai raggi del sole di colpire le pareti degli edifici e quindi di riscaldarli e, soprattutto, per sfruttare la ventilazione naturale.

Economia - È stato, infine, considerato l’impatto economico e sociale, sia per l’aspetto positivo che un progetto di questo tipo avrebbe avuto sullo sviluppo dell’economia locale, che per i costi di costruzione e manutenzione che la O.N.G doveva sostenere. Con l’obbiettivo di supportare l’economia di Anse-à-Pitres, si è deciso di impiegare quasi esclusivamente forza lavoro locale nonostante l’assenza di responsabili di cantiere e di operai specializzati. Questo, in aggiunta alla scelta, quando possibile, di utilizzare macchinari e materiali da costruzione locali, ha consentito di dare lavoro a più di 40 persone a fasi alterne e di mantenere bassi i costi di produzione, allungando però i tempi di realizzazione dell’opera. Non essendoci importanti fornitori di materiali raggiungibili a meno di un giorno di viaggio dal sito, sono stati scelti materiali molto resistenti e tecniche costruttive semplici e facili da realizzare e con successiva scarsa manutenzione.


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