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Trieste: la Nuova sala della Risiera di San Sabba
ARCHITETTURA

Trieste: la Nuova sala della Risiera di San Sabba

di Cecilia Di Marzo

Una “fodera” in ferro ossidato definisce il percorso espositivo principale

19/05/2016 - Ad oltre quarant’anni dall’allestimento originario, realizzato dall’arch. Romano Boico in concomitanza della sistemazione complessiva del Monumento Nazionale, la sala del Museo della Risiera di San Sabba si è rinnovata grazie ad un intervento dello studio Foti/Pagliaro che, pur nel rispetto e nella valorizzazione degli ambienti, si è impegnato nel fornire una comunicazione corretta, approfondita e aggiornata della storia della Risiera grazie all’ausilio di apparati esplicativi tradizionali e tecnologici. 

La Risiera di San Sabba – stabilimento per la lavorazione del riso edificato a partire dal 1898 – venne utilizzata dopo l’8 settembre 1943 dall’occupatore nazista come campo di prigionia, e destinato in seguito allo smistamento dei deportati diretti in Germania e Polonia, al deposito dei beni razziati e alla detenzione ed eliminazione di ostaggi, partigiani, detenuti politici ed ebrei. Il 4 aprile 1944 venne messo in funzione anche un forno crematorio. Nel 1965 la Risiera di San Sabba fu dichiarata Monumento Nazionale con decreto del Presidente della Repubblica. Nel 1975 la Risiera, ristrutturata su progetto dell’architetto Romano Boico, divenne Civico Museo della Risiera di San Sabba. 

Reso necessario dall’importanza che la Risiera è venuta progressivamente assumendo quale centro di riferimento per la conoscenza storica e la memoria della persecuzione razziale e dell’oppressione politica, l’intervento è stato realizzato nello stesso spazio che accoglieva nel 1975 il primo nucleo del Museo. 

Lungo il perimetro della sala, una “fodera”, costituita da una sequenza di lastre in ferro ossidato, distanziate dalla parete e sospese tra il pavimento e il solaio in modo da lasciare visibili le nicchie di finestre e porte murate, definisce il percorso espositivo principale con le informazioni essenziali per la comprensione del luogo e della sua storia, organizzando e articolando i seguenti nodi tematici: La Risiera di San Sabba; Il Lager della Risiera; Gli spazi del lager; Antefatti e contesto storico; Il processo; Il monumento nazionale e il museo. 

La superficie del nastro metallico è ritagliata dagli inserti dei monitor e delle teche incassate di diverse misure, appropriate alle caratteristiche degli oggetti in esse custoditi, in alternanza con le lastre in materiale opalino, retro illuminate con led, che recano i testi. 
Ad un estremo della sala due quinte disposte a L definiscono un ambito per la proiezione di filmati, attrezzato con alcune semplici panche per il pubblico; la parte centrale è occupata da “cubi” in cemento, disegnati da R. Boico come vetrine espositive che, con parziali modifiche della struttura interna e la rimozione del piano di vetro superiore, divengono “pozzi” per la proiezione dall’alto di filmati e documenti.
Tre grandi vetrine di cristallo accolgono rispettivamente un modello che ricostruisce il comparto della Risiera al tempo della sua massima estensione, il plastico originale del progetto di Boico e alcune delle più preziose reliquie conservate nel Museo, tra le quali un’urna di vetro con le ceneri dei forni di Auschwitz e – simbolo tra i più eloquenti della volontà di non dimenticare – una lunga striscia di carta sulla quale una deportata aveva scritto nomi e indirizzi delle compagne internate insieme a lei nel lager di Ravensbrück.

 

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