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PROFESSIONE

Periti industriali europei: ecco come esercitare in Italia

di Alessandra Marra

Pubblicato il decreto che introduce dal 1 giugno misure semplificate per l’iscrizione all’albo di professionisti UE

Vedi Aggiornamento del 11/08/2016
19/05/2016 - Tempi rapidi e misure certe per esercitare in Italia la professione del perito industriale dal 1 giugno 2016.
 
È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il DM 68/2016, che entrerà in vigore il primo giugno prossimo, che recepisce la direttiva 2005/36/CE finalizzata a sostenere la mobilità dei professionisti tra gli stati membri della Ue.
 

Periti industriali: misure per la mobilità in Europa

Il Decreto prevede, per coloro che provengono da un altro Stato europeo e intendono esercitare la professione di perito industriale in Italia, la possibilità di scegliere un tirocinio pratico integrativo di 18 mesi o il superamento di una prova attitudinale (pratica o scritta), solo nel caso in cui emerga la necessità di colmare differenze sostanziali tra le sue qualifiche professionali e la formazione richiesta dalle norme nazionali.
 
La valutazione sarà affidata ad una Commissione d’esame che dovrà essere istituita presso il Consiglio nazionale e composta da dieci membri effettivi e dieci supplenti, cinque dei quali professionisti, quattro scelti tra professori o dirigenti scolastici e uno magistrato.
 
Il professionista comunitario potrà fare domanda di riconoscimento del titolo professionale per una delle sette aree di specializzazione indicate nello schema, (Costruzione, Ambiente e Territorio, Meccanica ed Efficienza Energetica, Impiantistica Elettrica e Automazione, Chimica, Prevenzione e Igiene Ambientale, Informatica, Design) che appartengono alla professione di perito industriale.
 
In sostanza il DM così facendo attua una decisa semplificazione e un primo passo verso l’accorpamento richiesto negli ultimi anni dal Consiglio nazionale che tiene conto dell’evoluzione normativa di matrice comunitaria delle professioni regolamentate.
 

Periti industriali stranieri e periti italiani: procedure diverse

In questo modo però si crea un paradosso: il soggetto comunitario sarà molto più avvantaggiato e potrà, infatti, optare tra una delle 7 aree di specializzazione contro le 36 che, tra vecchio e nuovo ordinamento, è costretto a scegliere un giovane diplomato o laureato italiano che dopo il tirocinio professionale decide di iscriversi all’albo.
 
Secondo il Consiglio Nazionale dei Periti Industriali affinché però questo principio non rappresenti una discriminazione per il professionista italiano è indispensabile completare la riforma della professione di perito industriale i cui riferimenti normativi restano ancorati a norme date alla metà del secolo scorso.
 
“Siamo contenti”, ha spiegato Antonio Perra consigliere nazionale con delega alle riforme europee, “che finalmente dopo 10 anni di attesa anche i tecnici europei che vogliono iscriversi al nostro albo possono godere di un tempo accelerato e di procedure certe, ma ora è indispensabile che i ministeri competenti, istruzione e giustizia, rimedino ad un pasticcio legislativo che danneggia fortemente i nostri giovani.
 
“Basti pensare, per esempio, che un laureato italiano in ingegneria industriale, per iscriversi nella specifica area professionale, può arrivare a sostenere negli anni fino a 13 esami di stato diversi. Questi corrispondono ad altrettante specializzazioni a cui quella laurea permette l’accesso. Quello comunitario, invece, grazie al principio dell’accorpamento sancito dal decreto, affronta un’unica procedura che, se superata positivamente, gli attribuisce il riconoscimento all’esercizio della professione di buona parte di quelle specializzazioni che ora corrispondono a due sole aree, cioè l’area in Meccanica ed Efficienza Energetica e quella in Impiantistica Elettrica e Automazione".
 
"E’evidente che siamo di fronte a un sistema dichiaratamente lesivo della concorrenza che viola il principio della non discriminazione dei professionisti italiani rispetto a quelli comunitari,che deve essere sanato al più presto. In gioco c’è la credibilità dell’intero sistema paese, e della sua permanenza, in termini di concorrenza tra i paesi Ue” ha concluso Perra.
 

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