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Rischio idrogeologico: via libera ai 10 milioni di euro per le demolizioni

Rischio idrogeologico: via libera ai 10 milioni di euro per le demolizioni

Ministro Galletti: ‘a fianco dei Comuni contro l’abusivismo. Se il Fondo si esaurisce, lo raddoppio’

Vedi Aggiornamento del 23/01/2020
Rischio idrogeologico: via libera ai 10 milioni di euro per le demolizioni
di Rossella Calabrese
23/06/2016 - La conferenza Stato-Città-Autonomie locali ha dato il via libera all’unanimità allo schema di decreto del ministro dell’Ambiente che determina, attraverso modelli e linee guida, le modalità di accesso dei Comuni al finanziamento degli interventi di rimozione o demolizione di opere ed immobili in aree a rischio idrogeologico.
 
Così il Ministero dell’Ambiente rende nota l’imminente attivazione del Fondo da 10 milioni di euro previsto dal Collegato Ambientale e destinato a supportare i Comuni nell’abbattimento degli edifici abusivi costruiti in aree a rischio idrogeologico.
 
Lo schema di provvedimento fissa i criteri per l’individuazione delle priorità degli interventi di demolizione e rimozione, che riguardano nello specifico opere ed immobili realizzate in aree soggette a rischio idrogeologico elevato o molto elevato, o dei quali sia stata comprovata l’esposizione al rischio, in assenza o totale difformità dal permesso di costruire.
 
Il finanziamento riguarda i costi degli interventi, comprensivi delle spese tecniche ed amministrative, per i quali sia presente un provvedimento definitivo di rimozione o di demolizione non eseguito nei tempi stabiliti: proprio per l’incidenza economica che possono avere alcune tipologie di spese, sono ricomprese in quelle tecniche anche le voci riguardanti il conferimento in discarica dei rifiuti misti, non inquinanti, la raccolta, l’imballo, il trasporto e lo smaltimento di rifiuti speciali pericolosi, ma anche il ripristino naturalistico dell’area interessata.
 
Gli elenchi verranno formati su base regionale, per consentire una distribuzione il più possibile omogenea delle risorse sul territorio nazionale, e determinati attraverso l’attribuzione delle priorità con i relativi punteggi: il peso maggiore va al criterio del livello di rischio dell’area interessata, mentre altri criteri sono la riduzione del numero di persone a rischio diretto, il costo dell’intervento, la presenza delle struttura in area demaniale, entro zone di divieto assoluto o di rispetto fluviale, il completamento di un intervento già in parte finanziato.
 
Ogni domanda dovrà essere corredata da progetto, elenco dei costi e delle opere sul territorio per cui sono stati definiti provvedimenti di rimozione o demolizione non eseguiti nei termini stabiliti. Il riparto delle somme disponibili, che verranno attribuite con successivo decreto ministeriale, si effettuerà in base a popolazione residente, superficie, indicatori del rischio idrogeologico.
 

I commenti del Ministero dell’Ambiente e dell’ANCI

“Agli amministratori che affrontano la piaga dell’abusivismo, spesso purtroppo senza il giusto appoggio delle realtà locali - afferma il ministro Gian Luca Galletti - noi vogliamo fornire un sostegno reale che rappresenta anche un segnale culturale: va chiusa una volta per tutte la stagione dei condoni e delle costruzioni in spregio alle regole e al buonsenso, che mettono a rischio la vita delle persone e la tenuta del territorio. Mi auguro che questo fondo, che vale 10 milioni di euro, possa essere rapidamente esaurito e in quel caso sarò pronto a raddoppiarne l’importo”.

“Abbiamo ora la possibilità di individuare delle reali priorità circa le urgenze che provengono dal territorio, dialogando direttamente con gli enti che ne fanno richiesta e permettendo ai Comuni di espletare le procedure con la dovuta copertura finanziaria certa per gli interventi, che spesso non vengono operati proprio per gare che vanno deserte a causa delle lungaggini procedurali degli abbattimenti delle opere abusive”. Così il delegato ANCI al Territorio Bruno Valentini.
 
“Rispetto al fenomeno così diffuso in talune aree del Paese - aggiunge però l’esponente dell’ANCI - siamo convinti che le risorse rimangano assolutamente insufficienti, tenendo conto delle scarse possibilità di restituzione al Ministero dell’Ambiente a causa delle pochissime procedure positive di rivalsa nei confronti di chi ha realizzato l’abuso come previsto dalla norma”.
 
“Ci auguriamo che anche il Parlamento possa dare una mano agli amministratori locali, esaminando velocemente le proposte di legge utili ad evitare i contenziosi amministrativi legati alla sovrapposizione dei procedimenti giudiziari, prefettizi ed amministrativi stessi, che insistono sui dispositivi di abbattimento degli immobili abusivi”.
 
“Infine - ricorda Valentini - è urgente un intervento normativo dedicato agli abbattimenti degli abusivismi seriali e di notevole entità, per le aree soggette a rischi idrogeologici ed idraulici e non, e per il ripristino del governo del territorio con interventi di sostegno economico e urbanistico più complessivi”.

 
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