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Partenariato pubblico privato, i privati non potranno scaricare i rischi sulla PA

di Paola Mammarella

Linee guida sul Codice Appalti: con la matrice dei rischi e contratti tipo si eviterà l’aumento dei costi delle opere

Vedi Aggiornamento del 07/07/2016
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14/06/2016 – Evitare che il costo delle opere da realizzare in partenariato pubblico privato aumenti e che i rischi di costruzione, progettazione e gestione passino dal privato alla Pubblica Amministrazione. È il motivo per cui la nuova linea guida, adottata e posta in consultazione dall’Anac per l’attuazione del Codice Appalti, istituzionalizza la matrice dei rischi e prevede l’adozione di contratti tipo.
 

I rischi dei contratti di partenariato pubblico privato

Ciò che differenzia un contratto d’appalto da uno di partenariato pubblico privato, specifica l’Anac, è proprio l’assunzione del rischio. In un contratto d’appalto il privato sopporta il rischio di costruzione e quello imprenditoriale dovuto a valutazioni errate e inadempimenti. Nei contratti di PPP, invece, al rischio dell’appalto si aggiunge il rischio operativo legato alla gestione dei lavori o servizi.

Per il corretto funzionamento della procedura, l’Anac sostiene che i rischi vadano individuati in modo preciso. Uno è il rischio di costruzione, legato al ritardo nei tempi di consegna, al mancato rispetto degli standard di progetto, all’aumento dei costi, a inconvenienti di tipo tecnico, al mancato completamento dell’opera per diniego delle autorizzazioni e a eventuali espropriazioni. In questo ambito rientrano il rischio ambientale, archeologico e di bonifica, che possono sorgere nel momento della realizzazione delle opere.

Esiste poi il rischio di progettazione, connesso a interventi di modifica del progetto derivanti da errori o omissioni di progettazione, il rischio di esecuzione dell’opera non conforme al progetto e l’aumento dei costi dovuto a inadempimenti contrattuali dei subappaltatori o dei fornitori.

Il rischio di domanda è legato ai diversi volumi di domanda del servizio che il concessionario deve soddisfare, ma anche la possibilità che manchi l’utenza dopo la realizzazione dell’opera.

Ci sono  inoltre il  rischio di disponibilità, legato alla capacità di erogare le prestazioni contrattuali pattuite, il rischio di manutenzione straordinaria non preventivata, l’obsolescenza tecnica che può risultare dopo aver completato l’opera, il rischio normativo-politico-regolamentare e il mancato reperimento delle risorse di finanziamento previste.
 

Valutazione dei rischi e buon funzionamento del partenariato pubblico privato

Secondo l’Anac, la valutazione dei rischi deve essere compiuta attraverso l’elaborazione di una “matrice dei rischi” da allegare al contratto, che oggi è solo facoltativa. La matrice permette di definire l’ottimale ripartizione del rischio tra soggetto pubblico o privato. Al suo interno sono indicati i tipi di rischio, le possibilità che hanno di verificarsi e gli strumenti per la loro mitigazione.

Altrettanto essenziali, per non sforare i limiti di finanzia pubblica, il flusso informativo costante dal privato all’Amministrazione sull'esecuzione del contratto, preferibilmente tramite una piattaforma informatica comune, e un periodico resoconto economico e gestionale del Rup. 

L’autorità anticorruzione ha inoltre manifestato l’intenzione di elaborare contratti tipo di PPP per la standardizzazione delle principali clausole contrattuali e dell’assunzione dei rischi.
 


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