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AMBIENTE

Consumo di suolo, Ispra: ‘compromesso il 56% del territorio’

di Alessandra Marra
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La trasformazione forzata avvenuta tra il 2012 e il 2015 costa 55 mila euro all’anno per ogni ettaro consumato

Vedi Aggiornamento del 14/06/2018
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14/07/2016 – Oltre la metà del territorio nazionale (56%) risulta compromesso e i costi per fronteggiarne la trasformazione arrivano a sfiorare il miliardo di euro.
 
Questi alcuni numeri messi in evidenza nel Rapporto 2016 sul consumo di suolo in Italia, a cura di ISPRA, presentato ieri nel corso del convegno #Soilday 2016, tenutosi a Roma presso la Casa dell’architettura.
 

I costi del consumo di suolo

Il rapporto ISPRA mette in luce che i costi nazionali “nascosti” provocati dalla trasformazione forzata del territorio avvenuta tra il 2012 e il 2015 si aggirano intorno ai 55 mila euro all’anno per ogni ettaro di terreno consumato.
 
Il "prezzo da pagare" però varia a seconda del servizio ecosistemico che il suolo non può più fornire per via della trasformazione subita: la perdita di produzione agricola ‘costa’ oltre 400 milioni di euro, lo stoccaggio del carbonio circa 150 milioni, la protezione dell’erosione oltre 120 milioni, i danni provocati dalla mancata infiltrazione dell’acqua quasi 100 milioni e l’assenza di impollinatori quasi 3 milioni.
 
Solo per la regolazione del microclima urbano (ad un aumento di 20 ettari per km2 di suolo consumato corrisponde un aumento di 0.6 °C della temperatura superficiale) è stato stimato un costo che si aggira intorno ai 10 milioni all’anno.
 
ISPRA ha evidenziando le città metropolitane con i costi annuali più alti: al primo posto Milano (con 45 milioni), poi Roma (39 milioni di euro) e infine Venezia (27 milioni).  
 

I numeri del consumo di suolo

Il rapporto sottolinea che, nonostante la crisi, l’Italia sta consumando ancora nuovo suolo, sebbene con una velocità ridotta di 4 metri quadrati al secondo e circa 35 ettari al giorno. Dal 2012 al 2015 il territorio sigillato è aumentato dello 0,7%, invadendo fiumi e laghi (+0,5%), coste (+0,3%) ed aree protette (+0,3%), avanzando anche in zone a pericolosità sismica (+0,8%), da frana (+0,3%) e idraulica (+0,6%).
 
La maggior parte del suolo consumato è di buona qualità, infatti i suoli modificati sono quelli con maggiore potenzialità produttiva. Inoltre la copertura artificiale non deteriora solo il terreno direttamente coinvolto, ma produce impatti notevoli anche su quello circostante: gli effetti, le perdita di parte delle funzioni fondamentali, si ripercuotono sul suolo fino a 100 metri di distanza, compromettendo oltre la metà del territorio nazionale.
 
Nel 2015, 3 regioni superano il 10% di suolo consumato, con il valore percentuale più elevato in Lombardia, Veneto e Campania. In Emilia Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Puglia, Piemonte, Toscana, Marche si arriva a valori compresi tra il 7 e il 10%. La regione più virtuosa è la Valle d’Aosta (3%).
 
Nel triennio 2012-2015 l’Italia si è divisa nettamente in due: il consumo avvenuto nella metà dei comuni italiani (51%) coincide con l’incremento della popolazione, mentre l’altra metà (49%) ha consumato ‘a perdere’, ovvero nonostante la popolazione non crescesse. I piccoli comuni (con meno di 5.000 abitanti) sono i più inefficienti, avendo i valori più alti di consumo marginale di suolo: per ogni nuovo abitante divorano mediamente tra i 500 e i 700 m2 di suolo contro i 100 m2 dei comuni con più di 50.000 abitanti.
 

Consumo di suolo: i commenti degli architetti romani

Patrizia Colletta, Consigliere dell’Ordine degli Architetti di Roma, ha aperto il convegno evidenziando la necessità di attuare sinergie istituzionali e operative, oltre che una celere approvazione della legge sul contenimento del consumo di suolo.
 
“La legge è un grande passo in avanti perché il contrasto al consumo di suolo viene finalmente portato all’attenzione di tutti, non solo dei tecnici e degli specialisti. Il lavoro dell’ISPRA, al quale si è affiancato quello del CRESME per la parte dell’edilizia, ci offre gli strumenti per quantificare la domanda e porre le giuste domande sul tema della pianificazione, del governo e della messa in sicurezza del territorio e della buona agricoltura multifunzionale e della tutela del paesaggio” ha dichiarato la Coletta.
 
“Numerose leggi regionali in materia, hanno ormai interiorizzato il contrasto al consumo del suolo come un principio di carattere generale, per orientare la pianificazione verso la rigenerazione dell’edificato esistente. Ma l’esigenza di inquadrare un sentire legislativo diffuso ormai sul territorio, in un contesto normativo nazionale esiste ancora. Non serve solo una legge, serve una vera e concreta volontà politica e amministrativa di perseguire l’obiettivo di contrastare il consumo di suolo” ha continuato.
 
“Per uscire dalla crisi le parole d’ordine sono riqualificazione energetica, rigenerazione urbana, innovazione. Tutto ciò non vuol dire deprimere il mercato immobiliare e le opportunità professionali; anzi, sappiamo bene che questo è il futuro della nostra professione e della industria edilizia” ha concluso.
 
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