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NORMATIVA

Terre da scavo, ok al decreto: per l’amianto confermati i vecchi limiti

di Paola Mammarella

La soglia consentita per il riutilizzo resta 1000 mg/kg; previsti controlli a campione o in base alle attività e ai potenziali rischi

Vedi Aggiornamento del 13/09/2019
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18/07/2016 – Marcia indietro sulla possibilità di introdurre limiti più severi nella concentrazione di amianto consentita per il riutilizzo delle terre e rocce da scavo. Il Consiglio dei Ministri di giovedì scorso ha approvato il decreto che regola il reimpiego dei materiali estratti durante la realizzazione di opere edili e infrastrutture.
 
Il limite di concentrazione di amianto consentito resta 1000 mg/kg. Si tratta delle soglie previste dal Testo Unico ambientale (D.lgs. 152/2006), mentre le precedenti versioni del decreto avevano tentato di introdurre parametri più restrittivi, con limiti di 100 mg/kg che in molti casi avrebbero impedito il riutilizzo.
 

Terre da scavo e amianto

Nell’Unione Europea le varie disposizioni vigenti indicano una concentrazione limite di amianto dello 0,1%, equivalente a quella di 1000 mg/kg contenuta nel Testo Unico Ambientale.
 
Nei mesi scorsi le Commissioni Parlamentari che hanno esaminato il decreto sulle terre e rocce da scavo hanno chiesto in blocco di rispettare questo limite per due motivi. Il primo è il divieto di gold plating, cioè non si possono introdurre nell’ordinamento interno regole più severe di quelle comunitarie. Il secondo riguarda l’aumento dei costi delle opere che si sarebbe verificato dovendo smaltire come rifiuti, perchè inutilizzabili, i materiali estrati durante gli scavi.
 

Terre da scavo e controlli

Il piano di utilizzo delle terre e rocce da scavo deve essere trasmesso dal proponente all’autorità competente e all’Agenzia di protezione ambientale territorialmente competente, per via telematica, almeno novanta giorni prima dell’inizio dei lavori.
 
Dall’estrazione al riutilizzo può essere necessario un deposito temporaneo presso lo stesso cantiere o un altro sito. È possibile accumulare al massimo 4mila metri cubi di materiali. Su questo totale possono essere  classificati come rifiuti pericolosi 800 metri cubi. Superate queste soglie deve essere avviato lo smaltimento. Anche se non si raggiungono i limiti prescritti, il deposito intermedio può durare al massimo un anno.
 
Per garantire il rispetto delle procedure per il riutilizzo delle terre e rocce da scavo il decreto prevede controlli a campione o basati su programmi settoriali che prendono in considerazione le categorie di attività e le situazioni di potenziale pericolo.
 

Ministro Galletti su Terre da Scavo

“Rafforziamo la tutela dell’ambiente – ha commentato il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti - e diamo allo stesso tempo risposta a decine di migliaia di operatori, alle grandi come alle più piccole imprese, dopo 20 anni di incertezze normative: lo facciamo rendendo più semplici e chiare le procedure che regolano la gestione delle terre e rocce considerate rifiuto o sottoprodotto, con il contemporaneo rafforzamento dei controlli”.
 
Secondo Galletti il testo, ora all’attenzione della Corte dei Conti, introduce nella nostra legislazione un testo di riferimento unico, omogeneo e coerente con la normativa europea, che supera le molte disposizioni oggi esistenti nella gestione delle terre e rocce da scavo: disciplina in particolare la gestione e l’utilizzo di quelle qualificate come sottoprodotti, il deposito temporaneo delle terre e rocce da scavo considerate rifiuti e la loro gestione nei siti da bonificare.
 
L’intervento consentirà – ha assicurato Galletti - di migliorare la tutela delle risorse naturali e allo stesso tempo di perseguire obiettivi di competitività del sistema, quali l’abbassamento dei costi connessi all’approvigionamento di materia prima dovuta al maggiore utilizzo delle terre e rocce come sottoprodotti, la riduzione dell’utilizzo di materiale di cava, un minore ricorso allo smaltimento in discarica, la previsione di tempi certi e celeri per l’avvio nei lavori nei cantieri.

Il Ministro Galletti ha spiegato che tra gli elementi più rilevanti di semplificazione c’è l’eliminazione di autorizzazioni preventive attraverso la previsione di un modello di “controllo ex post”, basato su meccanismi di autocertificazione da parte degli operatori e sul rafforzamento del sistema dei controlli, eliminando quelli “preventivi” che oggi generano lungaggini amministrative per gli operatori economici e tempi di risposta disomogenei sul territorio. Con questa modifica, che ricalca quella già prevista per la Scia (segnalazione certificata di inizio attività), la tempistica per tutti i provvedimenti viene definita in 90 giorni.

Il nuovo decreto prevede poi – ha concluso Galletti - che i soggetti pubblici e privati possano confrontarsi con le Agenzie regionali e provinciali per le preliminari verifiche istruttorie e tecniche, anticipando lo svolgimento dei controlli previsti per legge. Sono inoltre unificati e semplificati gli adempimenti previsti per il trasporto fuori dal sito delle terre e rocce da scavo qualificate come sottoprodotti ed eliminato l’obbligo di comunicazione preventiva all’autorità competente per quelle individuate come sottoprodotti e generate nei grandi cantieri. Allo stesso tempo sono resi più semplici gli adempimenti derivanti dall’obbligo di comunicare il loro avvenuto utilizzo. E’ poi prevista dallo schema di Dpr una definizione puntuale delle condizioni di utilizzo delle terre e rocce nel sito da bonificare, con procedure uniche per gli scavi e la caratterizzazione dei terreni generati dalle opere da realizzare nei siti oggetto della bonifica.
 

 

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