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AMBIENTE

Prevenzione rischio sismico, RTP: subito il Fascicolo del fabbricato

di Alessandra Marra
Commenti 11311

I professionisti propongono di monitorare i fenomeni naturali attraverso il catasto dei fabbricati, dei boschi, dei suoli e delle aree esondabili

Vedi Aggiornamento del 27/06/2018
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31/08/2016 – Prevenire il rischio sismico attraverso una conoscenza approfondita della stabilità del fabbricato (rendendo obbligatorio il Fascicolo) e del contesto nel quale l’edificio viene inserito, attraverso strumenti per il monitoraggio dei fenomeni naturali.
 
Queste alcune proposte della Rete Professioni Tecniche - RPT (che comprende i Consigli nazionali di architetti, ingegneri, geometri, geologi, chimici, dottori agronomi e dottori forestali, periti industriali, periti agrari, e tecnologici alimentari, in rappresentanza di circa 600 mila professionisti italiani) dopo l’annuncio delle iniziative da parte del Governo a seguito del terribile terremoto che ha colpito il centro Italia.
 

Prevenzione del rischio sismico: il Fascicolo del Fabbricato

La Rete Professioni Tecniche manifesta pieno appoggio all’impegno assunto dal Governo di avviare subito un Piano di Prevenzione del Rischio Sismico che interessa l’intero Paese.
 
Armando Zambrano, Coordinatore della Rete Professioni Tecniche (RPT) e Presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, evidenzia però anche “la necessità di una conoscenza più precisa dello stato di sicurezza dei fabbricati, anche per poter programmare seriamente modalità e tempi di esecuzione nonché le inevitabili priorità di intervento”.
 
Per questo per la RPT è fondamentale che ogni edifcio sia accompagnato dal fascicolo del fabbricato, che contiene tutte le informazioni necessarie sugli aspetti che riguardano la stabilità e la sicurezza ai fini della protezione, soprattutto, dagli eventi sismici.
 
Secondo Giampiero Giovannetti, Consigliere RPT e Presidente del Consiglio Nazionale dei Periti Industriali e dei Periti Industriali laureati “con lo strumento del fascicolo del fabbricato, si potrà in tempi assai rapidi arrivare ad una definizione completa del sistema di certificazione relativo alla sicurezza degli immobili" che vada oltre la semplice idea di Fascicolo del fabbricato, associando ad esso una serie di indici di efficienza (degrado, invecchiamento e documentazione), capaci di valutare lo stato documentale e soprattutto di conservazione di un immobile.
 

Fascicolo del Fabbricato: la ricerca del Politecnico di Milano

Una ricerca (abstract) commissionata nel 2012 al Politecnico di Milano dal Consiglio nazionale dei periti industriali e rilanciata all’indomani del sisma, indica che un’articolata serie di parametri di riferimento e di procedure operative vanno ad incidere sul libretto del fabbricato per renderlo ancora più efficace rispetto ad una valutazione puntuale di tutte le criticità.

Si tratta in sostanza di un indice di efficienza composto da due parametri (indice documentale e indice tecnico) e che associati al fascicolo rendono lo strumento facile da consultare e da aggiornare, magari subito dopo un intervento manutentivo.
 
Il primo, cioè l’indice documentale, oltre a misurare qualità e quantità di informazioni documentali in possesso del proprietario, fornisce indirettamente l’idoneità dell’immobile a svolgere le funzioni richieste, soprattutto quelle difficilmente verificabili.
 
L’indice tecnico, invece, permette di valutare sia l’invecchiamento dell’edificio sia il suo stato di degrado e può essere visto come la misura della quantità di manutenzione effettuata sull’immobile.
 
L’indice di efficienza dell’edificio nel suo complesso, quindi, non è altro che la media semplice dei due precedenti. Con un risultato che può essere reso noto dal proprietario o dall’affittuario con l’indicazione delle maggiori criticità, dall’amministratore che può avere invece il quadro completo e dal manutentore che avrà invece accesso ai dati di dettaglio.
 
“Siamo in un paese dove ci sono troppe emergenze e poca prevenzione”, ha commentato Sergio Molinari, consigliere Cnpi e responsabile del progetto, “ecco perché il fascicolo deve diventare la pietra miliare della sicurezza e della qualità del patrimonio edilizio. In questo senso, il Consiglio nazionale è impegnato da anni in attività di promozione e ideazione di questo strumento, prima con la realizzazione, nel 2010, di un prototipo di Fascicolo del fabbricato eseguito radiografando un edificio storico di un comune nel ragusano, poi con questa ricerca che punta ad accrescere sempre di più il livello di scientificità”.
 
"Il libretto da solo non basta", ha aggiunto ancora Molinari, “perchè non è sufficiente avere i meri dati, ma è indispensabile procedere ad una loro elaborazione e il nostro fascicolo va proprio in questa direzione: grazie al sistema dell’ indice di efficienza riesce a individuare le criticità complessive del patrimonio edilizio sia pubblico che privato, consentendo così di valutare le priorità d’intervento e di messa in sicurezza delle opere. Come organi ausiliari dello Stato siamo pronti a mettere a disposizione della collettività questo patrimonio di competenze. Speriamo questa volta si comprenda che l’appuntamento con il Fascicolo del fabbricato, e quindi con la prevenzione e la sicurezza, non sia più procrastinabile. Perché tragedie come questa non debbano più essere raccontate”.  
 

Prevenzione del rischio: sistema informativo territoriale

I professionisti hanno evidenziato anche l’importanza di creare “un sistema informativo territoriale in grado di monitorare l’ambiente e prevenire l’emergenza".  
 
Secondo Andrea Sisti, Segretario della RPT e Presidente del Consiglio dell’Ordine Nazionale dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali, attraverso il catasto dei fabbricati, come il catasto dei boschi, dei suoli e delle aree esondabili sarebbe possibile programmare e pianificare gli interventi e monitorare i fenomeni naturali.
 
“Non vorrei che ad ottobre fossimo costretti a riparlare di tragedie per esondazioni o frane” ha concluso Sisti.
 

Antisismica: conoscere i terreni di fondazione

Per prevenire il rischio sismico bisogna progettare in modo da garantire la sicurezza; e per progettare in modo ottimale e in sicurezza è prioritario indagare e conoscere dettagliatamente i terreni su cui poggiano.
 
Questo quanto evidenziato da Francesco Peduto, Consigliere RPT e Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi che ha aggiunto: “Spesso la differenza tra ciò che crolla e ciò che resiste è data proprio dalle caratteristiche e dal diverso e disomogeneo comportamento dei terreni di fondazione e dalla loro capacità di non amplificare l'accelerazione sismica, generando i cosiddetti effetti di sito”.
 
Poi a proposito delle conoscenze geologiche indispensabili, i Geologi constano “che ad oggi non sia stata ancora completata la cartografia geologica del territorio italiano (iniziata nel 1988!) e che gli studi di microzonazione sismica dei comuni italiani procedono con affanno e grande lentezza”.
 

Piano Prevenzione sismica: attuabile e sostenibile

“Il piano nazionale di prevenzione del rischio sismico – aggiunge Maurizio Savoncelli, Consigliere RPT e Presidente del Consiglio Nazionale dei Geometri e dei Geometri laureati – strumento caratterizzato da una spiccata azione interdisciplinare, dovrà essere approntato con un ruolo attivo dei cittadini, supportati dai loro professionisti tecnici, adeguatamente reso praticabile da misure economiche che lo rendano attuabile e sostenibile.
 
“Inoltre con strumenti operativi che prevedano non burocrazia ma sussidiarietà, non esasperanti passaggi autorizzativi ma concreti contenuti con diretta assunzione di responsabilità, norme semplici e prontamente applicabili, chiari indirizzi di programmazione ed infine rigorosi controlli” ha concluso Savoncelli.
 
“Che si possa immaginare si sia alla vigilia di una stagione nuova nelle modalità di approccio alle conseguenze che derivano da un terremoto devastante come questo – conclude Giuseppe Cappochin, Consigliere RPT e Presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori - è anche testimoniato da quanto emerso dall’incontro tra il Premier Renzi e l’architetto e senatore a vita Renzo Piano: intervenire sul rammendo del tessuto fisico e sociale ma anche predisporre strumenti concreti come il bonus-casa”.
 
“Gli architetti da sempre propongono un approccio soft, rispettoso del dolore e della sofferenza di quanti hanno perduto tutto, accompagnato dall’uso di materiali tradizionali, come il legno, più vicini alla cultura e alla storia di quei borghi e di quelle valli di cui non deve assolutamente essere persa l’identità, anche rendendo obbligatoria la sicurezza degli edifici vincolati e di interesse storico artistico, patrimonio della Nazione, al fine di non far spazzare via secoli di storia per una deficitaria ed errata prevenzione antisismica” ha concluso Cappochin.
 
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Altri commenti
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Paolo F.

Si continua con la "prostituzione intellettuale" proponendo un fascicolo zeppo di informazioni già presenti presso le pubbliche amministrazioni e la cui produzione già costa sin troppo al cittadino. Sarebbe sufficiente incrociare i dati in possesso di enti e gestori pubblici (catasto, comuni, uffici del genio civile, autorità di bacino, agenzia delle entrate, gestori di servizi, camere di commercio, etc.) per ottenere, a costo zero, un fascicolo contenente la gran parte delle informazioni: planimetrie, depositi ed autorizzazioni sismiche, titoli di proprietà, vincoli, titoli edilizi, agibilità, certificati di conformità, collaudi, allacci a pubblici servizi, previsioni di piano regolatore, pericolosità di varia natura e grado, e quant'altro. Esistono già numerosi software adatti allo scopo, molti dei quali a riuso GRATUITO per le pubbliche amministrazioni in quanto già finanziati con bei soldi pubblici. Per quanto concerne il capitolo riguardante la vulnerabilità degli edifici, già sappiamo perfettamente quali siano i fabbricati più a rischio, ovvero quelli costruiti ante '74, in assenza di norme sismiche. Pertanto, anzichè queste forme di basso sciacallaggio, sostenute in massima parte da collegi di tecnici che non hanno ALCUNA COMPETENZA sulle strutture in zona sismica (lo ricordo a periti industriali e geometri), sarebbe decisamente più utile prevedere di sottoporre i fabbricati ante '74 a valutazione di sicurezza (ai sensi delle NTC2008, non ad occhio e croce con una check list!), con contestuale progettazione di un piano di interventi volti a migliorarne la sicurezza strutturale. Questo sarebbe anche in linea con lo spirito della proposta di Renzo Piano: si avrebbe un piano di interventi da mettere in atto anche in maniera scaglionata e in un periodo lungo, compatibilmente con le disponibilità economiche dei proprietari (e dello Stato, se intende contribuire), migliorando gradualmente la condizione dei fabbricati esistenti. Se invece davvero pensiamo di risolvere i problemi sismici continuando a produrre altre carte inutili, meglio affidarsi all'assicurazione e alla preghiera che i 475 anni del sisma di progetto (ma direi anche il periodo di ritorno della sua decima parte) scadano tra tre generazioni.


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