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AMBIENTE

Terremoto, per gli esperti giapponesi non esiste un materiale più sicuro di altri

di Paola Mammarella
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Il suggerimento per l’adeguamento del patrimonio abitativo italiano: ‘rafforzare le divisioni verticali’

Vedi Aggiornamento del 06/09/2016
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31/08/2016 – Scegliere i materiali e le soluzioni costruttive in base al tipo di edificio da realizzare, consapevoli che non esiste un materiale più sicuro di altri. È la strategia suggerita da Taro Yokoyama, professore associato al Shibaura Institute of Technology e responsabile della LowFat Structures, società attiva nel campo della progettazione e della ristrutturazione di edifici antisismici.
 
Un metodo valido per le nuove costruzioni, mentre per il patrimonio edilizio storico sono possibili solo interventi di adeguamento, spesso molto costosi.
 
Lavori che sono tuttavia necessari per dare seguito alla strategia di prevenzione annunciata dal Governo anche perché, secondo l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, si prevede l’arrivo di altri terremoti più forti di quello che ha devastato il Centro Italia.
 

Il sistema antisismico Giapponese e il caso Italia

In una intervista rilasciata ad Adnkronos, Taro Yokoyama ha affrontato il dilemma delle tecniche di costruzione antisismica e della tutela dei beni storici e architettonici.
 
“Edifici costruiti con sassi e mattoni non possono resistere in alcun modo alle enormi forze generate da un terremoto" ha affermato. "Queste costruzioni possono essere protette adottando una struttura che isola l'edificio al livello delle fondazioni, ma è una soluzione molto costosa, improponibile per semplici abitazioni”.
 
“In Giappone – ha spiegato - abbiamo l'E-Defense, un laboratorio per simulare sui vari livelli di intensità la resistenza di edifici costruiti in scala reale nei vari materiali, dal legno al cemento armato, e dimensionare la progettazione in base ai risultati ottenuti. Non c'è un materiale più sicuro di altri: l'importante è che la struttura e l'altezza dell'edificio si adattino ai materiali prescelti”.
 
''Le metodologie giapponesi possono essere adottate solo per le nuove costruzioni – ha sottolineato Yokoyama  – mentre per quelle più antiche, di valore storico e culturale, non abbiamo uno standard: nei casi più rilevanti ricorriamo alla struttura di isolamento per ridurre l'impatto dei terremoti”.
 
“L’importante – ha concluso suggerendo una soluzione per il patrimonio abitativo italiano - è rafforzare le divisioni verticali in maniera adeguata in caso di ristrutturazione. In particolare, per le abitazioni più basse la resistenza ai terremoti è determinata dal comportamento dei muri”.

Secondo quanto dichiarato al Corriere della Sera da Yoshiteru Murosaki, docente emerito all’Università di Kobe, ordinario alla Kwansei Gakuin e direttore dell’Istituto per la prevenzione dei disastri, “in presenza di onde sismiche del sesto grado Richter, è molto raro, sia in Giappone sia in Italia, che si verifichino danni agli edifici così ingenti come in questo caso. Lesioni di questa portata possono essere attribuite solo alla mancanza nelle costruzioni di adeguate strutture antisismiche. Normalmente, in Giappone, un terremoto di questa magnitudo e con vibrazioni di questo tipo non produce le vittime che ha prodotto il terremoto dei giorni scorsi nell’Italia centrale. Può essere che a fare la differenza sia la struttura in legno degli edifici rispetto a quella in mattoni. Certo, succede anche in Giappone che con terremoti tra il quinto e il sesto grado, cioè della stessa magnitudo di questo, si verifichino danni agli edifici e crolli, ma sono casi rari”.

“Qui da noi – ha aggiunto Murosaki -  lo studio di misure antisismiche con cui mettere in sicurezza gli edifici storici e in generale i beni culturali del Paese progredisce costantemente. Ho l’impressione che in Italia, in confronto, una vera cultura della prevenzione a livello del cittadino comune sia ancora piuttosto carente. Certo, il vostro Paese ha un patrimonio edilizio molto più antico del nostro, e dunque non è agevole adattarlo alle necessità del presente. Però è indispensabile che le autorità, a ogni livello, vigilino perché le regole antisismiche siano rispettate rigorosamente: è questa l’unica strada per salvare, un domani, il maggior numero di vite umane. E anche di edifici”.
 

Ingv annuncia nuovi terremoti

Secondo il sismologo Antonio Piersanti dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), “la Terra ci sta dando degli avvertimenti perché in Italia avverranno dei terremoti più forti di questo; abbiamo la certezza che arriveranno a magnitudo 7, che equivale a un fattore +30 di energia liberata rispetto a una magnitudo 6.0 come quello di Amatrice.”
 
“I sismi attesi – ha aggiunto - saranno per intensità simili a quello dell'Irpinia nel 1980 e al sisma di Messina e Reggio Calabria nel 1908". "Bisogna quindi  essere preparati adeguatamente in termini di qualità dell'edificato - mette in guardia Piersanti - perché in Italia si perde facilmente la memoria”. A suo avviso, infatti, dopo il terremoto del 1980, in un momento in cui l'economia italiana cresceva molto e si facevano investimenti, si sarebbe dovuto costruire con tecniche antisismiche puntando sulla qualità.
 

Geologi: 'riqualificare la filiera delle costruzioni'

Assodato che per fronteggiare un sisma il metodo migliore è la prevenzione e la messa in sicurezza, il segretario del Consiglio nazionale dei geologi, Arcangelo Francesco Violo, ha affermato che “occorre riqualificare tutti i segmenti della filiera delle costruzioni al fine di costituire processi che consentano la realizzazione, manutenzione e ristrutturazione di opere ed edifici sicuri e belli, con controlli, sia in fase di progettazione che di esecuzione, più efficaci”.
 
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