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PROFESSIONE

Jobs Act Autonomi: la PA potrà delegare compiti agli Ordini professionali

di Alessandra Marra

Dal CNI il punto sulla novità del testo: maggiore welfare dalle Casse di previdenza e un nuovo ruolo ai centri per l’impiego

Vedi Aggiornamento del 03/10/2019
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23/08/2016 – Delegare alcune funzioni proprie della pubblica amministrazione gli Ordini professionali, migliorare il welfare dei professionisti grazie a nuove contribuzioni da versare alle Casse private e puntare sul nuovo ruolo dei centri per l’impiego.
 
Queste alcune novità del Jobs Act degli autonomi, approvato il 27 luglio scorso dalla commissione Lavoro del Senato, evidenziate dalla Rete delle Professioni Tecniche (RTP) e dal Consiglio Nazionale Ingegneri (CNI), che hanno espresso parere positivo sul disegno di legge.
 

Ddl lavoro autonomo: la PA potrà trasferire compiti agli Ordini

Il Ddl, così come modificato dalla Commissione Lavoro, inserisce una delega che punta a “semplificare l’attività delle amministrazioni pubbliche e di ridurne i tempi di produzione”, delegando agli Ordini professionali funzioni proprie della pubblica amministrazione (PA).  
 
Si dovranno individuare gli atti delle pubbliche amministrazioni che possono essere rimessi anche alle professioni ordinistiche, in relazione al carattere di terzietà di queste.
 
La modifica sancisce quindi il riconoscimento del ruolo sussidiario delle professioni ordinistiche, demandando agli iscritti l’assolvimento di compiti e funzioni finalizzati alla deflazione del contenzioso giudiziario, ad introdurre semplificazioni in materia di certificazione dell’adeguatezza dei fabbricati alle norme di sicurezza ed energetiche, anche attraverso l’istituzione del fascicolo del fabbricato.
 

Jobs Act autonomi: welfare e Casse di previdenza

Il testo prevede una delega in materia di sicurezza e protezione sociale delle professioni ordinistiche che punta a “rafforzare le prestazioni di sicurezza e di protezione sociale dei professionisti iscritti agli Ordini”.
 
Di conseguenza la Casse di previdenza (anche in forma associata), ove autorizzate dagli organi di vigilanza, potranno attivare, oltre a prestazioni complementari di tipo previdenziale o socio sanitario, anche altre prestazioni sociali.
 
Tali prestazioni complementari saranno finanziate da apposita contribuzione facoltativa, con particolare riferimento agli iscritti che hanno subito una significativa riduzione del reddito professionale per ragioni non dipendenti dalla propria volontà o che siano stati colpiti da gravi patologie.
 

Jobs Act autonomi: i centri per l’impiego

I centri per l’impiego si dotano, in ogni sede aperta al pubblico, di uno sportello dedicato al lavoro autonomo.
 
Lo sportello potrà essere aperto stipulando convenzioni non onerose con gli ordini professionali e le associazioni. Lo sportello dedicato potrà raccogliere le domande e le offerte di lavoro autonomo, fornendo le relative informazioni ai professionisti ed alle imprese che ne facciano richiesta.
 
Lo sportello fornirà anche informazioni concernenti le procedure per l’avvio di attività autonome e per le eventuali trasformazioni e per l’accesso a commesse ed appalti pubblici, nonché relative alle opportunità di credito e alle agevolazioni pubbliche nazionali e locali.
 
Inoltre al fine di consentire la partecipazione ai bandi e concorrere all’assegnazione di incarichi e appalti privati consentiti, è riconosciuto ai soggetti che svolgono attività professionale, a prescindere dalla formula giuridica rivestita, la possibilità di: 1) costituire reti di esercenti la professione e consentire agli stessi di partecipare alle reti di imprese (reti miste) con accesso alle relative provvidenze in materia; 2) costituire consorzi stabili professionali; 3) costituire associazioni professionali temporanee.
 
Infine il testo approvato dalla commissione lavoro stabilisce che le somme ricevute da un lavoratore autonomo come rimborso per spese alberghiere, per alimenti e bevande non creano reddito.
 

Lavoro autonomo: il commento CNI 

Come riferisce il CNI in una circolare, il provvedimento ha introdotto alcuni dei suggerimenti della RTP in relazione ai professionisti iscritti ad un Ordine professionale. 
 
Il CNI, pur essendo soddisfatto per l’accoglimento di alcune proposte, esprime rammarico per la mancata approvazione, nonostante le pressanti e forti richieste del Presidente CNI Armando Zambrano, dell’emendamento circa la delega al Governo per l’istituzione degli standard prestazionali e le relative tariffe di riferimento.
 
Il CNI fa sapere che altri temi non sono stati considerati, pur essendo di grande importanza per i professionisti:
- l’applicazione del rito del lavoro per i contenziosi, con particolare riguardo al riconoscimento dei crediti;
- la nullità di clausole vessatorie nei contratti di incarico, in particolare circa le possibilità di recesso senza preavviso da parte dei committenti;
- l’obbligo di riconoscimento nel caso di ritardato pagamento.
 
Il CNI ha inoltre dichiarato che continuerà, insieme alla RPT, a seguire l’iter del provvedimento al fine di promuovere l’inserimento di ulteriori disposizioni d’interesse per la categoria, a partire dalla definizione e introduzione di criteri e parametri per il calcolo dei costi delle prestazioni di carattere professionale.
 

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