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IMPIANTI

Anaci: ‘in Italia 1,2 milioni di condomìni a rischio sicurezza’

di Rossella Calabrese

CNA Installazione Impianti: ‘iniziamo dalla sicurezza degli impianti’

Vedi Aggiornamento del 27/12/2016
15/09/2016 - Non hanno bisogno solo dell’adeguamento antisismico, ma anche di un monitoraggio e adeguamento di tutti gli impianti. Sono i condomini italiani, secondo la fotografia scattata dall’ANACI (Associazione Nazionale Amministratori Condominiali e Immobiliari).
 
Questa situazione ha effetti pesanti sulla sicurezza delle persone: ogni anno nelle abitazioni avvengono circa 30.000 incidenti, di cui 6.000 di origine elettrica. In Italia ogni giorno una persona muore per impianti elettrici non a norma. Il Presidente di ANACI, Francesco Burrelli, richiama dunque l’attenzione sul tema della sicurezza complessiva degli edifici: da quella antisismica, all’impiantistica elettrica, idraulica, antincendio, ascensori.
 

ANACI: ‘in Italia 1,2 milioni di condomìni a rischio sicurezza’

“Purtroppo ci troviamo a dover riflettere su questioni di vitale importanza solo dopo che avvengono eventi dai risvolti così tragici - dice Burrelli. Non si parla mai di prevenzione quando davvero sarebbe opportuno farlo. Il terremoto di per sé non uccide. Sono le opere dell’uomo, non realizzate correttamente, ad uccidere. La casa rappresenta per ciascuno di noi il luogo degli affetti, dell’intimità, della protezione, dove ci dovremo sentire al sicuro. Per tale motivo ANACI offrirà il proprio contributo ad un progetto sociale nei comuni danneggiati dal terremoto.
 
Iniziamo a fare un check completo delle strutture fornendo la possibilità a coloro che hanno il titolo o la personalità giuridica per farlo di richiedere in tempo reale al Comune e agli enti di pubblici di competenza tutti i certificati obbligatori relativi all’immobile e se il lavoro dei tecnici che hanno rilasciato le certificazioni è stato effettuato in modo rigoroso e rispondente alle leggi vigenti, non ci saranno ulteriori costi per il cittadino.
 
Solo così sarà possibile promuovere una cultura diffusa della sicurezza nei cittadini che dovranno sempre più diventare attori protagonisti  di questo nuovo percorso. Non è pensabile, infatti, che sia lo Stato a farsi carico completamente del controllo, gestione e finanziamento della manutenzione programmatica di tutti gli stabili privati, tanto più considerato - ad esempio - che la normativa antisismica  risale agli anni ‘80.
 
E quello che è stato costruito prima? Dovrebbe esserci, per lo meno, una compartecipazione dei costi tra pubblico e privato. La nostra proposta è quella di fornire ai proprietari degli immobili un vero e proprio libretto d’istruzioni, come avviene per qualsiasi semplice elettrodomestico che abbiamo in casa, attraverso il quale conoscere le caratteristiche degli impianti e delle strutture della propria abitazione, al fine di programmare una corretta ed adeguata attività di manutenzione.
 
Effettuare i controlli e sanzioni per mancati adeguamenti e provvedimenti nei confronti dei tecnici e operatori che effettuano dichiarazioni mendaci o non rispondenti allo stato di fatto. Chiediamo al Governo un tavolo a livello nazionale dove siano presenti tutti gli attori che possono contribuire a garantire la sicurezza e la vivibilità del cittadino”.
 

CNA Impianti: ‘iniziamo dalla sicurezza degli impianti’

“La messa in sicurezza del nostro patrimonio edilizio non può prescindere da una ricognizione dello stato di salute degli impianti e della loro messa a norma”. È questa la proposta che avanza Carmine Battipaglia, Presidente Nazionale di CNA Installazione Impianti, in merito al progetto Casa Italia che, nelle intenzioni del Governo, dovrebbe  avviare un grande processo di ristrutturazione del patrimonio immobiliare pubblico e privato.
 
“Condividiamo quanto, in merito, ha proposto ANACI e proprio perché apprezziamo la visione di medio-lungo termine del progetto Casa Italia - ha proseguito Battipaglia - siamo convinti che un complessivo check up degli impianti sia una delle priorità da seguire se si vuole realmente affrontare la questione della sicurezza degli edifici”.
 
Dal ‘Rapporto sul mercato della installazione di impianti’ curato dal CRESME per CNA, risulta che nel nostro paese negli edifici residenziali vi sono quasi 20 milioni di impianti termici (autonomi e centralizzati), più di 17 milioni per l’aria condizionata, 12 milioni per la produzione di acqua calda sanitaria, 20 milioni di impianti elettrici ed elettronici e 930.000 impianti di sollevamento; quest'ultima è una caratteristica tutta italiana in quanto il parco ascensori installato, che fa oltre 100 milioni di “corse” al giorno, al mondo è secondo soltanto a quello della Cina. In pratica, non c'è una abitazione senza almeno un paio di impianti.
 
Purtroppo, il panorama edilizio italiano, soprattutto quello che risale agli anni dell’immediato secondo dopoguerra e al periodo del boom economico, è generalmente di bassa qualità ed in condizioni di arretratezza: “Sarebbe pertanto parzialmente efficace intervenire solamente sulle singole unità abitative - ha dichiarato il Presidente degli impiantisti CNA -  ma con ogni probabilità potrebbe invece essere più utile puntare ad un’opera di rigenerazione urbana che consenta il risanamento e l’efficientamento energetico su vasta scala di intere aree delle città e dei territori”.   
 
Ma mettere in sicurezza il patrimonio immobiliare e garantire la sua sicurezza nel tempo significa anche intervenire su molti altri aspetti del problema a partire dalle verifiche e dai controlli sugli impianti esistenti. Per installare gli impianti secondo la cosiddetta “regola dell’arte”, si devono seguire le norme UNI e CEI; al termine dei lavori, poi, il Responsabile Tecnico dell’impresa deve rilasciare, sotto la sua personale responsabilità, una Dichiarazione di Conformità prevista per legge che sostanzialmente certifica la conformità dell’impianto installato.
 
Peccato che la mancanza di una cultura della sicurezza e della manutenzione degli impianti da parte dei cittadini/utenti alimenti il fenomeno degli operatori abusivi che prestano i loro “servizi”  senza alcuna abilitazione e preparazione professionale. La sostanziale mancanza dei controlli da parte degli enti competenti (i Comuni oltre i 40.000 abitanti e le Province) non ha fatto altro che favorire la diffusione del fenomeno.
 
“Del resto - conclude Battipaglia - è stato lo stesso legislatore a nascondere la testa sotto la sabbia: nel DM 37/2008 manca infatti tutto il Capo II che disciplina il sistema di verifica degli impianti. Se non parte una consistente ed accurata attività di verifica degli impianti è illusorio aspettarsi risultati concreti in materia di messa in sicurezza degli stessi”.
 
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jos611

E sempre lì torniamo: nuove scartoffie, nuove incombenze e nuove gabelle sulla testa dei già vessati e tartassati proprietari...


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