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LAVORI PUBBLICI

BIM, gli ingegneri liberi professionisti chiedono di poter ‘scrivere le regole’

di Paola Mammarella

CNI deluso per l’esclusione dalla Commissione che regolerà l’uso del Building Information Modeling negli appalti

Vedi Aggiornamento del 05/09/2017
01/09/2016 – Il Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI) lamenta l’esclusione dei tecnici liberi professionisti dalla Commissione che si sta occupando di regolare l’uso del BIM negli appalti.
 

BIM e Appalti

La Commissione, che fa capo al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, è coordinata dall’ing. Pietro Baratono, provveditore alle opere pubbliche di Lombardia ed Emilia Romagna, e può contare sulla partecipazione di ingegneri e tecnici di alcune Università italiane. Tra le attività della Commissione c’è il passaggio graduale al BIM obbligatorio nel settore dei contratti pubblici, così come previsto dal Codice Appalti (D.lgs. 50/2016). Per farlo saranno coinvolti i soggetti interessati organizzando audizioni con i rappresentanti degli operatori del settore.
 

Commissione BIM, scontenti gli Ingegneri liberi professionisti

Questa impostazione lascia scontento il CNI, che avrebbe voluto sedersi al tavolo della trattativa anche con un unico soggetto in rappresentanza della Rete delle Professioni Tecniche (che comprende i Consigli nazionali di architetti, ingegneri, geometri, geologi, chimici, dottori agronomi e dottori forestali, periti industriali, periti agrari, e tecnologici alimentari). “Essere ascoltati non equivale a scrivere le regole” si legge nella nota inviata dal CNI al Ministero delle Infrastrutture. 

“I processi innovativi come il BIM - afferma il presidente del CNI Armando Zambrano - per i professionisti sono una occasione per ristrutturare i propri studi, per sperimentare nuovi modelli organizzativi, per favorire le aggregazioni, superare le competenze, fare, in concreto, multi ed inter disciplinarietà. Perché non si è voluto cogliere questo aspetto? Perché, ancora una volta, non si è voluto avere una visione strategica, cogliendo l'obbligo del Codice come momento di confronto con i soggetti, tra cui i professionisti, che hanno già una esperienza reale costruita sulle proprie spalle e con le proprie risorse?”.

“Non abbiamo risposte a questi perché. Abbiamo solo la conferma di un paese che, alla vigilia di importanti riforme istituzionali, potenzialmente capaci di proiettarlo in una nuova e diversa dimensione, procede secondo i soliti metodi ed i soliti schemi, offrendo un quadro di situazioni che sanno solo riprodursi senza mai cambiare, vanificando così gli sforzi che alcuni, nello specifico i professionisti, stanno concretamente facendo per eliminare quanto di sbagliato e di superato esiste nelle proprie organizzazioni, nelle proprie strategie, nelle proprie rappresentanze”.
 
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