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Ristrutturazioni con cambio di sagoma: no della Consulta alla norma lombarda

Ristrutturazioni con cambio di sagoma: no della Consulta alla norma lombarda

Illegittima la 'sanatoria' della Regione per gli edifici demoliti e ricostruiti senza vincolo di sagoma tra il 2011 e il 2012

Vedi Aggiornamento del 23/11/2016
di Alessandra Marra
Vedi Aggiornamento del 23/11/2016
24/10/2016 - La Corte costituzionale, con la sentenza 224/2016, ha dichiarato l’illegittimità della LR 7/2012 della Lombardia (in particolare l’art.17, comma 1) che aveva concesso una sanatoria per le ristrutturazioni edilizie, in regime di demolizione e ricostruzione con cambio di sagoma, effettuate tra il 2011 ed il 2012.
 
La questione parte da lontano: nella LR 12/2005 (art.27) la regione Lombardia aveva dichiarato fattibili ristrutturazioni con demolizione e ricostruzione che prevedevano un cambio di sagoma.
 
Ma la Corte costituzionale, nella sentenza 309/2011, aveva escluso tale possibilità perché in contrasto con il Testo Unico dell'Edilizia (DPR 380/2001) che includeva nella ristrutturazione edilizia solo gli interventi di demolizione e ricostruzione con identità di volumetria.
 
La Lombardia aveva tentato di “salvare” i titoli edilizi con sagome alterate rilasciati e “aggirare l’ostacolo” posto dalla sentenza del 2011 con la sanatoria prevista dall’art. 27 della LR 7/2012 che dichiara: “al fine di tutelare il legittimo affidamento dei soggetti interessati, i permessi di costruire rilasciati alla data del 30 novembre 2011 (pubblicazione ufficiale della sentenza 309/2011) nonché le denunce di inizio attività esecutive alla medesima data, devono considerarsi titoli validi ed efficaci fino al momento della dichiarazione di fine lavori, a condizione che la comunicazione di inizio lavori risulti protocollata entro il 30 aprile 2012”.
 
La Consulta ha però dichiarato illegittima la norma specificando che la stessa “mira a convalidare e a confermare nell’efficacia gli atti amministrativi emessi in diretta applicazione della precedente normativa regionale, dichiarata costituzionalmente illegittima dalla citata pronuncia della Corte, i cui effetti la disposizione regionale vorrebbe parzialmente neutralizzare.”
 
Per la Corte, neanche il Dl 69/2013 che ha rimosso il divieto di alterazione della sagoma nelle ristrutturazioni edilizie, può influire sulla norma in questione che si riferisce a “situazioni anteriori a tale innovazione della legislazione statale.”
 
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