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TECNOLOGIE Edilportale Digital Forum, apre oggi la prima fiera online dell’edilizia
NORMATIVA

Scia 2, professionisti tecnici: ‘distinguere gli abusi veri dalle varianti non essenziali’

di Paola Mammarella

La Rete delle Professioni Tecniche ha chiesto anche la semplificazione delle difformità limitate e della manutenzione straordinaria

Vedi Aggiornamento del 02/10/2019
Commenti 21795
04/10/2016 – Distinguere subito gli abusi veri dalle varianti non essenziali per produrre la Scia più velocemente. È la richiesta che la Rete delle Professioni Tecniche ha avanzato durante un’audizione alla Camera sul decreto “Scia 2”.
 
A breve il decreto dovrebbe incassare il via libera della Camera. Ma intanto i rappresentanti del mondo delle professioni tecniche hanno espresso dubbi sull’effettiva portata semplificatoria del decreto, che senza gli opportuni aggiustamenti rischia di tradursi in un nulla di fatto.
 

Scia 2, le proposte della Rete delle Professioni Tecniche

La Rete delle professioni Tecniche (RPT) ha evidenziato che i professionisti spesso hanno difficoltà a produrre la SCIA a causa di piccole difformità riscontrabili con l’elaborato tecnico assentito. Per questo è necessario distinguere tra gli abusi veri e propri e le varianti non essenziali in termini di superficie e volume e quindi senza alcuna rilevanza ai fini urbanistico edilizi.
 
Per quanto riguarda la regolarizzazione delle difformità “limitate” e prive di rilevanza urbanistica delle opere edilizie, RPT ritiene necessario chiarire la natura non abusiva di tali difformità ed estendere la possibilità di una loro regolarizzazione a tutti gli interventi realizzati da oltre dieci anni ed aventi queste caratteristiche.
 
Analogamente, RPT ha proposto di considerare legittimi gli interventi conformi alle norme edilizie ed urbanistiche sostanziali durante i quali si sono però verificati errori procedurali ed una erronea applicazione delle norme che identificano il titolo edilizio richiesto.
 
RPT ha inoltre chiesto la correzione di una contraddizione presente nello Sblocca Italia in materia di manutenzione straordinaria. Secondo i rappresentanti delle professioni, la norma da un lato include gli interventi di frazionamento o accorpamento, dall’altra non prevede nessuna semplificazione delle procedure di modifica ai prospetti.
 
Sulle bonifiche, RPT ha chiesto di inserire non solo i siti di interesse nazionale, cioè quelli più grandi, ma anche quelli ordinari, che spesso presentano dei profili di contaminazione cui far fronte. 

RPT ha sottolineato infine la mancanza di coordinamento con le norme in materia di pratiche catastali. Secondo i tecnici, la predisposizione delle pratiche spetta ai professionisti, mentre i Comuni devono avere solo un ruolo di controllo.

Ultimo importante suggerimento di raccordo normativo è quello con le Norme Tecniche per le Costruzioni. RPT pensa che, quando gli interventi si riferiscono a parti strutturali degli edifici bisogna sempre rifarsi alle N.T.C.
 

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Altri commenti
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Ing. Lorenzo Vincenzi

Io credo che andava benissimo quando c'era la Dia per lavori non impegnativi e il Permesso di Costruire per il resto, senza tutte queste complicazioni in continuo mutamento che hanno creato solo confusione ai professionisti, ai committenti ed ai preposti degli uffici comunali.

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Paolo F.

Il regolamento edilizio "tipo" serve a ben poco, se non ad agevolare la consultazione a professionisti che nei loro studi si sono scontrati con testi decisamente più ostici. Francamente mi pare assurdo che i professionisti perdano tempo in riflessioni sull'importanza di un "indice" quando il vero problema sta nell'abnormità delle regole in essi riportate, laddove nel resto del mondo civile l'edilizia è regolata solo da poche norme, chiare e ben definite. Con la crescita negativa della popolazione, almeno per i prossimi 30/40 anni non ci sarà bisogno di nuove costruzioni, quindi gli attuali regolamenti devono prioritariamente normare l'esistente, mi chiedo quindi se c'è davvero bisogno di centinaia di articoli, prescrizioni, obblighi, moduli e quant'altro per stabilire quello che il privato può o non può fare in CASA PROPRIA? La RPT farebbe sicuramente un lavoro più utile se formulasse delle concrete proposte nella direzione del principio "ognuno è libero in casa propria", spesso sbandierato ma puntualmente negato.

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Paolo F.

A mio avviso sarebbe cosa seria prevedere che per gli interventi di manutenzione, ordinaria o straordinaria, strettamente necessari a mantenere in sicurezza un fabbricato non venga proprio richiesta l'asserverazione di conformità ai titoli edilizi. Ritengo difatti che fin quando un'opera abusiva non viene demolita (anche quando rilevata, con la giustizia italiana possono passare lustri) ritengo sia doveroso garantire la sicurezza dei proprietari e, ancor più, dei vicini. In questo modo si evitano situazioni assurde, tipo l'impossibilità di intervenire su una copertura condominiale perchè il proprietario del sottetetto ha fatto un abbaino o sulle facciate perchè c'è qualche veranda di troppo. Io penso la sicurezza venga prima di tutto e gli interventi finalizzati ad essa meriterebbero una decisa semplificazione.