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PROFESSIONE

Formazione, per i professionisti troppe disuguaglianze tra dipendenti e Partite Iva

di Alessandra Marra
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Federarchitetti e Inarsind: 'rivedere la sospensione in base alla forma di svolgimento della professione e uniformare i criteri di assegnazione dei CFP'

Vedi Aggiornamento del 26/03/2019
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21/11/2016 – Disparità di trattamento tra un libero professionista e un dipendente per quanto concerne la sospensione a causa del mancato aggiornamento.
 
Questa una delle criticità rilevate dall’Associazione Nazionale Architetti e Ingegneri Liberi Professionisti (Federarchitetti) e del Sindacato Architetti e Ingegneri Liberi Professionisti (Inarsind) sulla formazione professionale continua. 
 

Formazione: le disuguaglianze tra dipendenti e partite Iva

Federarchitetti e Inarsind fanno notare che, alla fine del primo triennio di riferimento (che scade il 31 dicembre 2016) si verificheranno differenze tra gli iscritti nello stesso albo, in funzione della forma di svolgimento della professione.
 
In caso di mancato aggiornamento i liberi professionisti saranno soggetti alla sospensione dell’attività e conseguentemente dall’iscrizione a Inarcassa (comprese tutte le attività assistenziali) mentre per i dipendenti le sanzioni ordinistiche non produrranno effetti reali né sul lavoro né sulla previdenza.
 

Formazione continua: differenze tra Ingegneri e Architetti

Le associazioni sindacali di architetti e ingegneri liberi professionisti, inoltre, criticano la difformità esistente nell’obbligo formativo tra Consiglio Nazionale Ingegneri (CNI) e Consiglio Nazionale Architetti (CNAPPC) che interpretano con parametri diversi e contrastanti tra loro l’attività professionale, compresa la deontologia degli iscritti ai due Ordini. 
 
Se nessuna attenzione è data dal CNAPPC all’attività professionale certificabile (permessi di costruire, concorsi e gare di progettazione, pubblicazioni di opere) quale credito formativo, troppo discrezionale resta invece la regolamentazione del CNI che demanda agli Ordini territoriali le sanzioni deontologiche senza criteri predeterminati e definiti.
 
In più si riscontra il mancato mutuo riconoscimento dei crediti formativi fra architetti e ingegneri, nonostante le due categorie abbiano molte competenze in comune, un unica cassa di previdenza, associazioni sindacali comuni, tariffe di riferimento e buona parte di mercato professionale coincidente.
 
Ma non è solo la differenza tra i due criteri di valutazione formativa a produrre effetti negativi per la libera professione, quanto l’incidenza di quest’obbligo tra le mille difficoltà che architetti e ingegneri hanno dovuto affrontare in questi anni di crisi. Troppa rilevanza agli aspetti formativi e alle incombenze burocratiche a fronte della forte carenza di occasioni di lavoro.
 
Secondo le due associazioni agli iscritti, architetti e ingegneri, questo tipo di formazione appare confusa, impositiva, poco qualificante e condotta sempre più verso un business con scarsa attenzione all’interesse pubblico.
 
Federarchitetti e Inarsind hanno chiesto quindi un incontro urgente ai due Consigli Nazionali per affrontare in modo diretto gli aspetti critici degli obblighi formativi e in modo congiunto ed omogeneo i due regolamenti.
 
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