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PROFESSIONE

Professioni ingegneristiche, Periti: ‘in Italia diminuiscono, in Europa crescono’

di Alessandra Marra

Centro studi Cnpi: la flessione dei profili tecnici causa una mancata crescita del Pil

Vedi Aggiornamento del 19/06/2017
Commenti 3682
08/11/2016 – In Italia tra il 2010 e il 2015 il numero dei tecnici è diminuito (-0,3%), rispetto a quanto accaduto in Europa (+ 6%); il mancato rinnovamento del capitale professionale ha contribuito ad aumentare il divario tra il nostro Paese e l’Europa, sia in termini di innovazione e crescita (meno brevetti, basso export e fatturato da innovazione), che in termini di Pil (sceso in Italia del 3,2%).
 
Sono solo alcuni dati dell’ultimo rapporto Innovare per crescere. Le professioni tecnico ingegneristiche motore della ripresa che il Centro studi Opificium del Consiglio nazionale dei periti industriali (CNPI) ha realizzato a partire dalle banche dati Unioncamere, Eurostat ed Istat.
 

Professioni tecniche: in calo in Italia

Il rapporto del CNPI mette in evidenza che negli ultimi cinque anni, mentre in Europa il numero dei lavoratori tecnici è cresciuto (+6% tra 2011 e 2015), con punte in Germania, Irlanda e Svezia intorno al 15%, in Italia ha subito una flessione (-0,3%), passando da 3 milioni 939 mila a 3 milioni 925 unità.
 
Il rapporto registra anche il rallentamento dei processi di ricambio generazionale, con il risultato che oggi, su 100 lavoratori occupati in posizioni tecniche intermedie, “solo” il 35,7% ha meno di 40 anni.
 
Il mancato rinnovamento di professionalità tecniche ha influito in termini di innovazione: l’Italia presenta un gap rispetto alle altre economie che poco si addice alla settima economia del mondo.
 
Con 70 applicazioni per brevetti ogni milione di abitanti nel 2014 (10 in meno rispetto al 2004) l’Italia presenta una media di molto inferiore a quella europea (112 brevetti ogni milione di abitanti) e di gran lunga inferiore a quella di Germania (256) e Francia (138).
 

Professioni tecnico ingegneristiche, motore della ripresa

In questo scenario, secondo la ricerca, le competenze tecniche sono le uniche in grado di fare da ponte tra vecchio e nuovo, di accompagnare quei cambiamenti che le nuove tecnologie impongono. Le stime del Cedefop (Agenzia di ricerca sull’istruzione e la formazione tecnica e professionale nell’Unione Europea) prevedono per l’Italia, tra 2015 e 2025, la creazione di nuove opportunità occupazionali (dipendenti e autonomi) per oltre 2 milioni di profili tecnici intermedi, tra cui la quota più significativa nel campo dell’ingegneria.
 
Ancora secondo l’indagine Excelsior Unioncamere su oltre 560 mila assunzioni previste per il 2016, quasi 80 mila (il 14%) riguarda infatti i profili di area tecnica, e tra questi, una quota rilevante (quasi 25 mila) è rappresentata dai tecnici dell’ingegneria, ovvero da quei profili intermedi che operano con funzioni di progettazione, controllo, gestione, all’interno delle aziende.
 
Tra i profili più richiesti dalle aziende spiccano al primo posto gli analisti e progettisti di software, a seguire i disegnatori industriali (3500 assunzioni previste, con un incremento del 42,3% rispetto al 2012), i tecnici programmatori (3180, con un incremento del 73,8%), tecnici esperti in applicazioni (2760), tecnici della produzione manifatturiera (2580).  Il 38,8% delle assunzioni previste di tecnici dell’ingegneria è destinato all’area progettazione, ricerca e sviluppo, il 13,1% ai sistemi informativi e il 15,9% alla produzione di beni e servizi. Ancora, ben il 9% dei tecnici dovrà occuparsi di certificazioni, in materia di qualità, ambiente e sicurezza, mentre il 7,2% di controlli di qualità e il 5,2% di logistica e distribuzione.
 

Profili tecnici: la proposta dei Periti

Per evitare il rischio di bruciare tali nuove opportunità, i Periti Industriali suggeriscono di allineare il sistema dell’offerta formativa, tenendo conto delle esigenze che provengono dal mercato e al tempo stesso dell’esigenza di dotare i futuri tecnici di un bagaglio di conoscenze più finalizzato sotto il profilo tecnico applicativo, ma altrettanto solido dal punto di vista teorico.
 
“Dopo che con la Legge 89/16 abbiamo elevato il livello di formazione per l’accesso all’albo” ha spiegato Giampiero Giovannetti, presidente del Cnpi, “è necessario ora proseguire l’azione di riforma del nostro albo per adeguarlo alle necessità dei servizi e della tecnica. Serve un professionista flessibile e adattabile a paradigmi di conoscenza che cambiano al ritmo dell’innovazione”.
 
“Un rinnovamento che attiene al saper fare, ma anche all’arricchimento di una cultura tecnica che sia più allineata alle esigenze del mondo che cambia. Ma al tempo stesso, è il paradigma di un Paese che ha oggi necessità di innovare prima di tutto, anche grazie alle professionalità tecniche, per riprendere il ritmo di una crescita da troppo tempo interrotta” ha concluso Giovannetti.
 

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Altri commenti
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Paolo F.

Quando parlano i periti industriali vengono sempre fuori perle di inestimabile valore. Le professioni tecniche in Italia sono in calo semplicemente perchè i tecnici fanno la fame! Ingegneri ed architetti hanno i redditi di gran lunga più bassi di tutti i colleghi europei, con gli under 40 addirittura sotto la soglia di povertà, sarebbe sufficiente anche solo leggere gli articoli di Edilportale per averne contezza. A tutto questo si è giunto grazie ad una riforma universitaria che ha molto semplificato il percorso di studi rispetto a 2/3 lustri fa, penalizzando la qualità della preparazione e al contempo più che raddoppiando il numero di laureati nei giro di pochi anni proprio dietro la falsa promessa di un mercato assetato di figure tecniche. I brillanti "studi" previsionali a cui fa riferimento il CNPI vengono pubblicati a cadenza periodica da decenni, ma poi i risultati reali sono quelli che tutti abbiamo sotto gli occhi: tecnici dipendenti retribuiti meno delle segretarie (con tutto il rispetto per la categoria) e liberi professionisti che, anche grazie al SIg. Bersani, si scannano sui prezzi, in una crudele faida tra morti di fame. La cosa peggiore in tutto ciò è che, oramai privati di ogni diritto e dignità, dobbiamo continuare a mantenere in vita consigli, ordini, collegi, associazioni, fondazioni, centri studi e quant'altro, lobbies parassitarie che in questi anni hanno pensato solo a salvaguardare il loro orticello.