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Referendum: vince il NO, tutto resta com’è

Referendum: vince il NO, tutto resta com’è

Renzi si dimette. Resta la competenza concorrente dello Stato e delle Regioni su urbanistica, infrastrutture e professioni

di Paola Mammarella
05/12/2016 - Nulla di fatto per la riforma costituzionale. Al referendum di domenica 4 dicembre, il ‘no’ ha vinto con il 59,8% delle preferenze. Non sono quindi passate le proposte di abolizione del bicameralismo perfetto, riduzione del numero dei parlamentari, soppressione del Cnel e riduzione delle competenze legislative delle Regioni.
 
“Volevo tagliare le poltrone della politica e alla fine è saltata la mia” ha commentato il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, che dopo aver appreso i risultati della consultazione ha annunciato le sue dimissioni.
 

Urbanistica, professioni e infrastrutture

In materia di governo del territorio, professioni e infrastrutture resta la competenza concorrente tra Stato e Regioni. Lo Stato continuerà a dettare i princìpi generali e le Regioni approveranno leggi sulla base delle specificità territoriali.
 
Questo significa che, anche in presenza di infrastrutture strategiche, lo Stato non potrà agire autonomamente, ma le Regioni avranno il potere di opporsi.
 

Iter di approvazione delle leggi

Resta in piedi il bicameralismo paritario. Le leggi dovranno essere approvate e confermate da entrambe le Camere.
 
Il Senato, in sostanza, manterrà gli stessi poteri della Camera. Rimarrà invariato anche il numero dei parlamentari e il Cnel non sarà soppresso.
 

Renzi si dimette

Dopo i risultati, il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha annunciato le sue dimissioni. “Questa riforma è stata quella che abbiamo portato al voto, non siamo stati convincenti, mi dispiace, ma andiamo via senza rimorsi - ha comunicato Renzi - come era chiaro sin dall'inizio l'esperienza del mio governo finisce qui. A breve, o comunque nei prossimi mesi, si andrà quindi al voto.
 

Perché si è svolto il Referendum

Il referendum confermativo è stato necessario perché la Legge di riforma costituzionale è stata approvata con una maggioranza più bassa di quella prevista dalla Costituzione. Per intervenire sulla Costituzione, infatti, è necessario che la legge di modifica sia approvata due volte (a distanza di almeno tre mesi) e che la seconda volta i voti favorevoli siano pari ad una maggioranza qualificata dei due terzi. Se la soglia non viene raggiunta, entro tre mesi dalla pubblicazione un quinto dei membri di una camera, 500mila elettori o cinque Consigli regionali possono chiedere un referendum popolare confermativo.
 
La legge costituzionale era stata approvata in via definitiva dalla Camera con 361 voti favorevoli e 7 contrari. Dato che il numero totale dei deputati è di 630, la soglia prescritta non è stata raggiunta.
 
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