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PROFESSIONE

Terremoto, Architetti: ‘grave non porre un tetto agli incarichi’

di Alessandra Marra

Il CNAPPC contro il Protocollo d’intesa tra Errani e RTP sui requisiti di accesso all'elenco speciale dei professionisti

Vedi Aggiornamento del 15/02/2017
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27/12/2016 – Mancanza di trasparenza nel Protocollo d’intesa per la definizione dei requisiti d’accesso nell’elenco speciale dei professionisti abilitati, sottoscritto dal Coordinatore della Rete delle Professioni Tecniche (RTP) e il Commissario Straordinario per la ricostruzione, in cui non si pone neanche un tetto al numero degli incarichi per ciascun professionista.
 
Questa la denuncia che Giuseppe Cappochin, Presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti (CNAPPC) ha scritto in una lettera al Commissario Straordinario per la ricostruzione, Vasco Errani in cui espone i motivi che hanno portato gli Architetti a non aderire al Protocollo.
 
Secondo Cappochin “è gravissimo che il Protocollo d’intesa per la definizione dei criteri generali e per l’iscrizione nell’elenco speciale dei professionisti abilitati (che sarà istituito a breve), sottoscritto da RTP e Vasco Errani, aggiri i principi delle trasparenza omettendo ed eludendo criteri certi ed espliciti finalizzati ad evitare l'accaparramento di clientela da parte di professionisti incaricati per attività di ricostruzione”.
 
“Sorprende, poi”, continua il Presidente del CNAPPC, “che venga di fatto ignorato quello che è accaduto, ad esempio, all'Aquila in occasione del terremoto del 2009, dove, come riportato in questi giorni da un importante quotidiano nazionale, un solo ingegnere ha collezionato 428 incarichi da privati e sei professionisti ne hanno complessivamente acquisiti ben 1685, senza contare poi analoghe situazioni avvenute dopo il sisma dell’Emilia Romagna”.
 
“Così come è stato ignorato quanto deciso  nel corso degli incontri tra il Commissario straordinario e la Rete delle Professioni Tecniche proprio in merito ai criteri finalizzati ad evitare la concentrazione degli incarichi professionali con la indicazione, peraltro, che tali criteri venissero recepiti dagli Ordini professionali come raccomandazione deontologica di comportamento dei professionisti stessi”.
 
Nella lettera si legge poi come nel Protocollo “non venga prevista l’obbligatorietà della qualifica professionale, aspetto imprescindibile per lo svolgimento di prestazioni in area sismica, né criteri che prevedono, a fronte dell’iscrizione all’elenco speciale, il possesso di apposita formazione professionale” tenuto conto che “le responsabilità legate al compito di decidere della agibilità e della ricostruzione, e dunque del normale uso, di un edificio potenzialmente soggetto a scosse sismiche nel breve periodo o che ha subito eventi sismici, sono collegate a ben specifiche  competenze tecniche e professionali”.
 
Infine Cappochin ha concluso: “Poiché con il Protocollo si assumono precisi impegni nei confronti del sistema ordinistico e dei singoli iscritti ed a tutela dell’interesse pubblico connesso all’esercizio della professione il Consiglio Nazionale non ha ritenuto di effettuare una mera adesione ad un testo preconfezionato, per il quale non vi è stato alcun confronto, e manifestamente in contrasto rispetto a irrinunciabili, quantomeno per gli architetti, principi fondamentali di trasparenza a tutela del divieto di accaparramento”. 
 

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