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NORMATIVA

Riforma del Catasto, il Governo promette di completarla entro il 2018

di Paola Mammarella

Def: nel cronoprogramma delle riforme del Governo la revisione degli estimi senza aumentare le tasse

Vedi Aggiornamento del 11/10/2018
14/04/2016 – Sembrava essersi arenata, ma la riforma del Catasto resta una delle priorità del Governo. È quanto emerge dal programma nazionale di riforma - PNR 2016 rientrante nel Documento di economia e finanza (DEF).
 
Nella sezione dedicata al cronoprogramma delle riforme, il documento fa il punto della situazione sulla Delega fiscale (Legge 23/2014). Il termine per l’esercizio della delega è scaduto a settembre 2015. Entro questa data il Governo doveva adottare i decreti di riforma previsti, ma non è riuscito ad approvarli tutti.
 
Uno degli ambiti rimasti scoperti è proprio la riforma del Catasto, che secondo le intenzioni dell’Esecutivo dovrebbe avvenire nel triennio 2016-2018. Come si legge nel programma di riforma, la revisione dei valori catastali sarà oggetto di interventi più generali e organici previo allineamento delle basi dati necessarie per valutare accuratamente gli effetti di gettito e distributivi sui contribuenti.
 
In altre parole, allineando i valori catastali a quelli di marcato si dovrebbe arrivare ad una situazione più equa, non ad un aumento sproporzionato delle tasse da pagare.
 
Con la Legge di Stabilità per il 2016 il Governo ha dato la priorità al processo di determinazione della rendita catastale degli “imbullonati”, cioè gli immobili a destinazione produttiva e industriale classificabili nei gruppi catastali D ed E.
 
Oltre a costituire un passo in avanti nel processo di revisione degli estimi, spiega il documento, la norma definisce un criterio univoco per individuare i macchinari e gli impianti che non devono essere considerati per il calcolo della rendita. Secondo il Governo si mette quindi la parola fine alle difficoltà fino a quel momento riscontrate nel processo di determinazione della rendita catastale dei fabbricati produttivi.
 
Allo stesso tempo sta però proseguendo l’accatastamento delle unità immobiliari a destinazione residenziale, accompagnato dall’accertamento e dalla revisione delle rendite dopo le variazioni edilizie. I procedimenti di revisione del classamento catastale devono essere richiesti dai Comuni e finora hanno portato ad un incremento complessivo della rendita di circa 360 milioni di euro.
 

La riforma del Catasto rimasta in sospeso

In base al decreto attuativo della Delega fiscale mai approvato, gli immobili non dovevano essere più raggruppati in categorie e classi, ma in due tipologie di fabbricati: quelli ordinari e quelli speciali. Gli appartamenti sarebbero stati inseriti tutti nella categoria ordinaria O/1, mentre ville, immobili signorili e artistici avrebbero avuto una regolamentazione diversa.

Per consentire una valutazione più oggettiva, il valore degli immobili doveva essere determinato dalla superficie e non più dai vani. A ogni unità immobiliare sarebbe stata attribuita una rendita e un valore patrimoniale stimati in base alle reali caratteristiche dell’immobile e alla zona di appartenenza.
 
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