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Jobs Act Autonomi, i professionisti chiedono l’equo compenso

Jobs Act Autonomi, i professionisti chiedono l’equo compenso

Calderone, CUP: ‘gli autonomi, come i dipendenti, hanno diritto a corrispettivi proporzionati alla qualità e quantità del lavoro’

Vedi Aggiornamento del 15/05/2017
Jobs Act Autonomi, i professionisti chiedono l’equo compenso
di Paola Mammarella

16/01/2017 - Inserire il riferimento all’equo compenso per le prestazioni dei professionisti nel Jobs Act degli Autonomi. È la richiesta avanzata in audizione in Commissione Lavoro della Camera da Marina Calderone, presidente del Comitato Unitario degli ordini e collegi Professionali (CUP).

La “dovuta attenzione - ha affermato Calderone - per 2.300.000 professionisti, che alimentano un indotto occupazionale di circa 4 milioni di persone”. Il CUP mira quindi a ottenere subito delle modifiche a favore dei professionisti, contrariamente a quanto chiesto da Confindustria, che ha proposto di trattare le professioni ordinistiche non in questo disegno di legge, ma in una riforma ad-hoc.

 

Equo compenso, le richieste dei professionisti

Come spiegato durante l’audizione, molte forme di lavoro non subordinato sono state gravemente colpite dalla crisi economica. Da essere considerati categorie privilegiate, "i ceti professionali italiani sono sempre più spesso costituiti da lavoratori intellettuali alla mercé di soggetti contrattualmente forti, in grado di imporre clausole vessatorie".
 
“Non a caso - ha illustrato Marina Calderone -  l’articolo 3 del disegno di legge in esame si muove nella direzione di reprimere condotte abusive in grado di costruire gravi disequilibri contrattuali, fino a forme di vero e proprio sfruttamento”.
 
Secondo Calderone, anche i professionisti hanno diritto alle tutele previste dall’articolo 36 della Costituzione, che riconosce al lavoratore un compenso correlato alla qualità e alla quantità del lavoro. “È indispensabile allora - ha concluso - che nell’articolato in esame venga inserito un riferimento al diritto all’equo compenso, e venga stabilità la nullità delle clausole contrattuali difformi”.
 

Equo compenso, decoro e riforma delle professioni

Il tema dell’equo compenso è molto dibattuto da quando la riforma delle professioni ha abolito le tariffe professionali, demandando alla contrattazione tra professionista e committente e alla concorrenza la determinazione dei corrispettivi.
 
L’abolizione delle tariffe ha spesso portato ad una guerra al ribasso, impoverendo i professionisti, che hanno lamentato anche una perdita in termini di qualità delle prestazioni offerte.
 
Dopo il tramonto di qualsiasi speranza di vedere ripristinate le tariffe professionali, i professionisti stanno chiedendo da tempo l’introduzione dell’equo compenso. Una sorta di tariffa di riferimento in grado di assicurare la qualità del lavoro svolto e la dignità del professionista.
 
Sembra invece vietato qualunque riferimento al “decoro” per la determinazione dei compensi. Secondo la Corte di Giustizia Europea il concetto di decoro vìola i principi della concorrenza, impedisce comportamenti indipendenti sul mercato e mira di fatto a reintrodurre le tariffe minime.
 
Per capire se le istanze saranno prese in considerazione bisognerà ora attendere la prosecuzione dell’iter del disegno di legge.
 
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