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TECNOLOGIE Edilportale Digital Forum, la terza giornata della fiera virtuale dell’edilizia
PROGETTAZIONE

Le ex fabbriche diventano location glam

di Paola Mammarella

Gruppi farmaceutici, maison della moda e imprenditori-collezionisti le hanno trasformate in spazi per mostre ed eventi

Vedi Aggiornamento del 27/09/2017
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23/01/2017 - Erano fabbriche che negli anni del boom economico rivestivano un ruolo centrale nella vita collettiva delle città. Poi la smaterializzazione del lavoro e la crisi le hanno trasformate in spazi di degrado e abbandono, scheletri vuoti e elementi di disturbo per il tessuto urbano.
 
Grazie all’arte sono diventati luoghi glamour. Artisti, stilisti e fondazioni culturali le hanno fatte rinascere con mostre ed eventi. Complici gli ampi spazi disponibili e le linee metropolitane e minimali delle architetture, che rendono questi edifici la cornice ideale per le attività artistiche e culturali.
 
Dove prima abbondavano le fabbriche, ora nascono altrettanti musei e laboratori artistici. Non è quindi un caso che molti di essi siano a Milano, città che grazie alla cultura e al design sta riqualificando intere aree urbane prima trascurate.
 
Ma anche altrove ci sono casi di riconversione alla cultura. Vediamone alcuni.
 

Fondazione Bracco, Torviscosa – Udine

La storia della fabbrica inizia durante il Fascismo con la bonifica dell'area. Nel 1937 la società Snia iniziò ad utilizzare le risorse agricole presenti per la produzione di cellulosa per rajon-viscosa e carta. Nel 1999 il gruppo farmaceutico Bracco invece di realizzare una nuova fabbrica ha acquisito e restaurato quella vecchia, progettata dall'architetto Giuseppe De Min, perchè considerata più bella. Il gruppo Bracco ha finanziato la digitalizzazione dell’archivio fotografico Snia, che ripercorre la storia della bonifica e del lavoro agricolo e industriale della zona. Questo recupero è stato uno dei temi esposti alla Biennale di Architettura del 2012.


Contestualmente alla bonifica, nacque la città di fondazione di Torviscosa. La città segnò la definitiva trasformazione da area estremamente povera a realtà industriale, ricca di servizi per i lavoratori. 

 

Fornace di Agropoli - Salerno

Dalla fine dell’Ottocento fino agli inizi degli anni Settanta è stata una fabbrica di laterizi. Nel 2013 è iniziata la bonifica dell’area, poi è stato completato il restauro dell’edificio, compresa l’antica ciminiera, mentre deve essere ultimata la sistemazione degli spazi esterni. L’edificio si sta trasformando in un polo culturale. Accanto alla galleria anticamente dedicata alla cottura dei laterizi sorgerà il museo di archeologia industriale. 
Fonte: Comune di Agropoli
 

Pirelli hangar, Milano quartiere Bicocca

Questo gruppo di edifici ha ospitato dagli inizi del Novecento la società Breda, che vi realizzava locomotive e carrozze ferroviarie, ma anche Pirelli, Falck e Marelli. Tutta l’area dagli anni Ottanta ha subito un processo di riassetto urbanistico. Oggi l’edificio, recuperato dallo studio April Architects, è uno spazio espositivo per l’arte contemporanea.
 Foto: Simon Garcia Arqfoto.com
 

Fondazione Prada, Milano

La fondazione occupa gli edifici di una distilleria risalente al 1910 che è stata riqualificata e ampliata con tre nuovi edifici. Il progetto di riconversione è stato curato dallo studio OMA, guidato da Rem Koolhaas. Ospita mostre d’arte contemporanea, progetti di architettura, cinema e filosofia.
 Foto: Bas Princen 2015, Courtesy Fondazione Prada
 

Teatro e Silos Armani, Milano

Questi due edifici si trovano, uno di fronte all’altro, in via Bergognone. Il teatro occupa l’ex fabbrica della Nestlè, recuperata con un progetto dell’architetto Tadao Ando, che ha fuso la presenza di cemento, acqua e luce.
 Foto: MUMI - Ecomuseo Milano Sud

Il Silos è stato realizzato, per festeggiare i quarant’anni di attività della maison, nell’ex deposito di cereali e granaglie che si trovava di fronte alla fabbrica. A seguire il progetto di recupero e riconversione è stato lo stesso stilista Giorgio Armani.
Fonte: MUMI - Ecomuseo Milano Sud
 

Fabbrica Borroni, Milano

Dal 1890 è stato un opificio tessile a gestione familiare e una fabbrica di giocattoli. L’edificio nel 1928 è stato acquistato dalla famiglia Borroni, che lo ha usato come fabbrica fino al 2001. Su iniziativa degli eredi della stessa famiglia, è diventato uno spazio polifunzionale e location per eventi di ogni genere. All’interno ospita la collezione d’arte di Eugenio Borroni, che ha sempre fatto correre in parallelo l’attività industriale con la passione artistica.


 

Fondazione Riccardo Catella, Milano

La sede della Fondazione Riccardo Catella sorge in un edificio realizzato alla fine dell’Ottocento per essere un magazzino ferroviario ed utilizzato nel corso del Novecento come set cinematografico e laboratorio di arte contemporanea.


Il recupero è stato attuato in modo da preservarne il valore del legame storico con il quartiere Isola, storicamente fucina di iniziative culturali ed aggregazioni culturali spontanee. La sede della Fondazione Riccardo Catella ed il giardino pubblico che la circonda rappresentano un connubio tra cultura, design, arredo urbano, iniziative civiche e ristoro. Dal 2007 la fondazione favorisce l’approfondimento e la condivisione delle conoscenze nel campo dell’architettura, dell’urbanistica, del verde e degli spazi pubblici, della sostenibilità ambientale, del design e della comunicazione.

 

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