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AMBIENTE

Riqualificazione urbana, Ance chiede più incentivi e una norma quadro

di Paola Mammarella
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I costruttori propongono la ‘rottamazione dei fabbricati’ e un bonus del 50% anche per le demolizioni e ricostruzioni

Vedi Aggiornamento del 20/02/2018
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23/02/2017 – Rendere convenienti gli interventi di riqualificazione urbana ed edilizia. È questa la vera sfida per vincere il degrado delle città e delle periferie. A pensarla così è l’Associazione nazionale costruttori edili (Ance), intervenuta con una serie di proposte in Commissione di inchiesta sulle condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle loro periferie. Un cambio di approccio che dovrebbe partire da una norma quadro in grado di dare certezza sulle procedure e sui tempi di realizzazione degli interventi.
 

Ance: la situazione degli immobili e delle città

Secondo il presidente dell’Ance, Gabriele Buia, il patrimonio immobiliare italiano necessita di una profonda e radicale opera di ammodernamento, in termini di sicurezza, efficienza e qualità. Questo perché il 70% dello stock abitativo, costituito da 12,2 milioni di edifici, di cui 31,2 milioni di abitazioni, è stato costruito prima del 1974, anno di entrata in vigore della normativa antisismica per le nuove costruzioni.
 
È inoltre necessario, sostengono gli edili, rivedere il modo di progettare gli alloggi in funzione dei cambiamenti demografici e della composizione delle famiglie.
 
A ciò si aggiunge il problema delle industrie dismesse e degli immobili pubblici non più funzionali al loro uso. Frutto di un’epoca di grande industrializzazione ed espansione spesso convulsa e disorganica, queste aree rappresentano dei buchi neri che nel tempo sono divenuti parte integrante ed essenziale delle città.
 

Ance: più incentivi e norme quadro

“Bisogna creare – ha affermato Gabriele Buia – convenienze non solo economiche affinché i privati decidano di investire sui propri immobili. Il sisma-bonus fino all’85% previsto dall’ultima legge di Bilancio è un ottimo incentivo ma occorre semplificare l’attuazione, sia in termini normativi condominiali, sia in termini di cedibilità del credito da parte dell’esecutore".
 
Buia a questo scopo ha proposto di incentivare la “rottamazione dei vecchi fabbricati” e la loro sostituzione con edifici di “nuova generazione”, attraverso la riduzione al minimo delle imposte a carico delle imprese acquirenti i fabbricati “usati”.
 
Sul fronte dei bonus fiscali, ha proposto l’estensione della detrazione del 50%, riconosciuta agli interventi di ristrutturazione, anche alle demolizioni e ricostruzioni con ampliamento volumetrico che comportino un miglioramento in termini di efficienza energetica.
 
Oltre alla leva fiscale, Buia ha suggerito modifiche normative per rendere più spediti gli interventi di demolizione e ricostruzione, di sostituzione e i cambi di destinazione d'uso.
 
Con il Decreto Fare (Legge 98/2013) - ha ricordato Buia - si è intervenuto per agevolare la demolizione e ricostruzione eliminando anche il vincolo della sagoma. La categoria degli interventi di demolizione e ricostruzione non è, però, sempre consentita nei piani urbanistici o è ammessa entro certi limiti e con particolari prescrizioni e vincoli che ne rendono di fatto impraticabile una sua concreta realizzazione. Gli interventi si inseriscono in un contesto urbano consolidato che quasi sempre ha delle criticità come il rispetto generico ai limiti di distanza o di altezza. A ciò si aggiunge lo scarso interesse economico a “rottamare” un edificio dovuto dall’obbligo di ripagare gli oneri di urbanizzazione (anche se sono stati già pagati all'epoca costruzione dell’edificio) e il costo di costruzione.
 
Buia ha quindi suggerito un approccio normativo nuovo. A detta del presidente dell'Ance, le norme dovrebbero riconoscere l'interesse pubblico della rigenerazione del territorio. Gli Enti locali dovrebbero essere obbligati ad individuare periodicamente gli ambiti di rigenerazione. La pianificazione urbanistica dovrebbe poi essere raccordata con le altre normative di settore, prima fra tutte quella ambientale. Nel nuovo quadro normativo dovrebbero inoltre essere superate le lungaggini procedurali e l’incertezza nei tempi di realizzazione delle opere, ma anche l'immobilismo e il frazionamento della proprietà.
 
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