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NORMATIVA

Codice Appalti, inizia l’iter del correttivo

di Paola Mammarella

Il nuovo testo rimarrà in consultazione fino a mercoledì 22 febbraio, confermato l’obbligo del DM Parametri, appalto integrato solo sopra i 150 milioni di euro

Vedi Aggiornamento del 28/03/2017
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20/02/2017 – Prosegue l’iter del Correttivo del Codice Appalti. Venerdì il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio, ha svolto un’informativa preliminare sul testo in Consiglio dei Ministri. Vuol dire che il percorso per la revisione del Codice Appalti entra nel vivo, anche perché i tempi sono abbastanza stretti. Tutti i passaggi devono infatti essere completati entro il 18 aprile.
 
Fino a mercoledì 22 febbraio il testo sarà sottoposto alle consultazioni con i principali stakeholders (Scarica il TESTO del Correttivo posto in consultazione). Passerà poi all’esame preliminare del Consiglio dei Ministri. Successivamente sarà inviato alla Conferenza Stato Regioni, alle competenti Commissioni parlamentari e al Consiglio di Stato. Dopo l’acquisizione di tutti i pareri, il correttivo tornerà in Consiglio dei Ministri per l’approvazione definitiva.
 

Correttivo appalti, confermati i pilastri fondamentali

Sono confermate le novità introdotte con la prima bozza circolata nei giorni scorsi, come l’obbligo di utilizzare il Decreto parametri (DM 17 giugno 2016) per la determinazione dei corrispettivi nelle gare di progettazione, l’obbligo per le Stazioni Appaltanti di pagare sempre i progettisti, anche se poi non ricevono i finanziamenti per l'opera progettata, l’alleggerimento dei divieti sull’appalto integrato, la possibilità di utilizzare gli ultimi dieci anni per la qualificazione Soa, l’eliminazione del tetto del 30% per il subappalto. 

Come spiegato venerdì da Delrio, l’intervento contempla modifiche e integrazioni al Codice Appalti volte a perfezionarne l’impianto normativo, ma confermandone i pilastri fondamentali. Il Ministro ha voluto probabilmente rassicurare professionisti e imprese che nei giorni scorsi, dopo la diffusione di una prima bozza, considerata ormai superata, hanno parlato di “criticità” e “passi indietro”.
 

Correttivo appalti, le novità

Rispetto alla prima bozza, è stata trovata una via di mezzo sull’indicazione della terna dei subappaltatori. L’indicazione in fase di offerta sarà obbligatoria solo nei casi in cui la Stazione Appaltante lo ritenga necessario. La Stazione Appaltante potrà anche richiedere l’indicazione della terna dei subappaltatori nei contratti sotto soglia. In questo caso, i nominativi dovranno essere forniti prima della stipula.
 
I direttori tecnici che hanno acquisito il titolo grazie all’esperienza potranno continuare ad operare. La misura sarà valida per tutti i direttori tecnici, non solo per quelli delle Stazioni Appaltanti, come invece emergeva dalla prima versione del correttivo.
 
Le regole meno rigide sull’appalto integrato sono state confermate, ma è stato specificato che si applicano alle gare di importo superiore a 150 milioni di euro. Nella prima versione del correttivo la soglia era stata fissata a 15 milioni di euro. Un importo giudicato troppo basso perché avrebbe di fatto liberalizzato l’appalto integrato in un numero considerevole di gare.
 

Correttivo Appalti, giudizi contrastanti

I professionisti hanno mostrato di apprezzare l’introduzione dell’obbligo di utilizzare il Decreto Parametri per la definizione dei corrispettivi a base di gara, ma si sono detti contrari alla possibilità di rispolverare l’appalto integrato.
 
Architetti e ingegneri continuano inoltre a chiedere l’obbligo di affidare al vincitore di un concorso la progettazione esecutiva dell’opera. Non è stata considerata abbastanza coraggiosa l’ipotesi di lasciare alle Stazioni Appaltanti la scelta se affidare la progettazione ai vincitori con procedura negoziata o se svolgere i servizi all’interno.
 
Alcune imprese, tra cui quelle aderenti ad Ance, continuano a chiedere di portare a 2,5 milioni di euro la soglia per l’aggiudicazione con massimo ribasso e sistema antiturbativa, mentre giudicano positiva l’idea di ammorbidire i vincoli sul subappalto. Non la pensano allo stesso modo le imprese specialistiche, che temono una perdita in termini di qualità.
 
Ha suscitato polemiche anche la proposta che agli interventi di manutenzione e alle opere eseguite in proprio non si applichi la regola del Codice in base alla quale, nelle concessioni di importo superiore a 150 mila euro, l’80% dei lavori va affidato con gara e il 20% può andare alle società in house.
 
Al momento non sembra che siano state accolte molte richieste, ma per capire in che direzione andrà il correttivo bisogna attendere le consultazioni e i pareri.
 

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