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PROFESSIONE

I professionisti tornano a chiedere il giusto compenso

di Paola Mammarella

RPT e CUP scrivono al Ministro Poletti per avviare il tavolo di confronto permanente previsto dal Jobs Act Autonomi

Vedi Aggiornamento del 16/05/2017
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28/04/2017 – Un tavolo di confronto tra professionisti e Ministero del Lavoro in tema di compensi. È l’obiettivo che ha spinto la Rete delle professioni tecniche (RPT) e il Comitato unitario delle professioni (CUP) a scrivere al Ministro Giuliano Poletti.
 
Nella nota congiunta, RPT e CUP spiegano che durante l’iter per l’approvazione del Jobs Act autonomi, è stata segnalata l’urgenza di definire i compensi economici in modo da orientare la committenza, ma sempre nel rispetto dei princìpi di libera concorrenza e parità di trattamento.
 

Prestazione professionale e giusto compenso

Il principio secondo cui la prestazione di opera professionale, scrivono RPT e CUP, al pari della prestazione di lavoro subordinato, trova il suo corrispettivo nell’attribuzione di un giusto compenso economico è un canone generale che accompagna da sempre la legislazione giuslavoristica.
 
L’abolizione delle tariffe, continua la nota, non ha fatto venir meno la necessità di continuare ad applicare questo principio nell’ambito dei rapporti di lavoro autonomo svolto in forma professionale, soprattutto tenuto conto dei numerosi oneri che gravano sui professionisti iscritti agli Albi, finalizzati ad assicurare uno standard qualitativo appropriato. Si tratta, ad esempio, dei costi che vanno dalla sottoscrizione del preventivo di spesa all’atto dell’assunzione dell’incarico alla stipulazione di un’assicurazione per responsabilità civile professionale, dalla formazione continua alla certificazione delle competenze.
 

Giusto compenso, si attende il tavolo tecnico

Come ricordato da RPT e CUP, il Jobs Act del lavoro autonomo prevede l’istituzione di un tavolo tecnico di confronto permanente.
 
Per questo motivo i professionisti si sono detti “disponibili ad avviare sin da subito un rapporto di proficua collaborazione e di confronto con il Ministero del lavoro”.
 

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