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NORMATIVA

Appalti, entro il 31 dicembre 2017 le linee guida sull’archeologia preventiva

di Paola Mammarella

Assicureranno realizzazione spedita dei lavori e tutela del patrimonio. Associazione archeologi: ‘successo per la categoria’

Vedi Aggiornamento del 11/10/2018
12/05/2017 – Realizzazione dei lavori pubblici spedita, ma senza tralasciare la tutela del patrimonio archeologico. È l’obiettivo del Correttivo al Codice Appalti, che ha previsto l’emanazione di apposite linee guida entro la fine dell’anno.  
 
Il Codice Appalti, già dalla prima versione del 2016, ha riservato attenzione al tema della verifica preventiva dell’interesse archeologico dell’area su cui si intendono realizzare i lavori, ma l’idea di regolare la materia con una norma di dettaglio era stata scartata.
 
Il Correttivo ha ripescato questa proposta cercando di coniugare la tutela del patrimonio archeologico e la velocità delle procedure di appalto e di realizzazione delle opere. Una soluzione che ha soddisfatto l’Associazione nazionale degli archeologi.
 

Appalti, verifica preventiva dell’interesse archeologico

Un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, da adottare entro il 31 dicembre 2017, assicurerà l’efficacia e la velocità delle verifiche sull’eventuale interesse archeologico delle aree interessate dalla realizzazione delle opere. 
 
Il soprintendente può attivare le procedure di controllo entro 30 giorni dal ricevimento del progetto di fattibilità. Per le grandi opere infrastrutturali il termine è di 60 giorni. Nei successivi 30 giorni, il soprintendente stipula un accordo con la stazione appaltante per disciplinare le forme di coordinamento e di collaborazione con il responsabile del procedimento. Nell’accordo si possono definire procedure graduate in base alla complessità degli interventi.
 

Associazione nazionale archeologi: ‘importante successo’

Il presidente dell’Associazione nazionale archeologi, Salvo Barrano, ha definito la modifica “un importante successo per tutta la categoria”.
 
“La previsione di un termine certo è un elemento fondamentale – ha aggiunto Barrano – per evitare quanto successo con la precedente norma del 2005, con ben 12 anni di ritardo sulle linee guida”.
 
“La mancanza di standard in questi 12 anni – ha sottolineato la coordinatrice centro-sud Paola Tagliente – ha permesso il proliferare di attività al di sotto della soglia della decenza a tariffe ridicole. Un danno enorme sia per la qualità della progettazione, per la tutela del patrimonio archeologico e per i professionisti archeologi, rispetto al quale speriamo si volti pagina per sempre”.
 
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