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NORMATIVA

Campania, incostituzionali le sanatorie edilizie del Piano Casa

di Paola Mammarella

Consulta: è un condono regolarizzare lavori abusivi che diventano legali per i cambiamenti successivi della normativa

Vedi Aggiornamento del 29/12/2017
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18/05/2017 – Il Piano Casa della Campania prevede troppe sanatorie, ponendosi in contrasto col Testo unico dell’edilizia. Lo ha affermato la Corte Costituzionale, che con la sentenza 107/2017 ha bocciato la LR 6/2016 che ha prorogato il Piano Casa fino al 31 dicembre 2017 ampliando anche le possibilità di sanatoria.
 
La notizia era nell’aria. A giugno 2016 il Governo aveva infatti impugnato la legge considerandola troppo permissiva.
 

Piano Casa Campania, la norma contestata

La legge riconosce la possibilità di ottenere il titolo abilitativo in sanatoria per gli interventi realizzati senza permesso, ma che per le loro caratteristiche risultano conformi al Piano Casa. Questo significa che un intervento abusivo può successivamente diventare regolare perché nel frattempo la normativa cambia e non vieta più quel tipo di interventi.
 

Piano Casa Campania, sanatoria illegittima

Secondo la Corte Costituzionale è inaccettabile che un intervento abusivo al momento della sua realizzazione diventi poi legale perché le norme nel frattempo sono cambiate.
 
I giudici hanno riassunto questo tentativo con una parola sola: “condono” e hanno quindi dichiarato l’illegittimità costituzionale delle norme regionali.
 
Secondo i giudici, il Testo Unico dell’edilizia (Dpr 380/2001) prevede infatti la doppia conformità degli interventi. Vale a dire che, per ottenere la sanatoria, i lavori devono risultare conformi alla disciplina urbanistica ed edilizia vigente al momento in cui sono stati realizzati e al momento in cui è presentata la domanda di regolarizzazione.
 
I giudici hanno spiegato che il Piano Casa iniziale (LR 19/2009) è stato più volte prorogato da leggi che hanno anche apportato modifiche o ampliato la portata delle deroghe. All’epoca dell’impugnativa, il Governo aveva fatto un esempio che è stato condiviso in pieno dalla Corte Costituzionale. La LR 16/2014 consentiva il recupero dei complessi produttivi dismessi, purché si mantenesse la destinazione ad attività produttive. La norma dichiarata illegittima, invece, ha reso conformi alla LR 19/2009 anche i lavori di recupero dopo i quali è avvenuto il cambio di destinazione d’uso. Una sanatoria giudicata inaccettabile e contraria al buon funzionamento della Pubblica Amministrazione.
 

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