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URBANISTICA

Legambiente: ‘no alla costruzione di nuove case insieme agli stadi’

di Rossella Calabrese
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‘Grave errore che tali operazioni non siano vincolate a un progetto sportivo’

Vedi Aggiornamento del 26/10/2017
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04/05/2017 - “Un intervento normativo pensato più per dare il via libera alla costruzione di veri e propri quartieri e all’occupazione di nuovi suoli, che per la riqualificazione o la realizzazione di nuovi impianti sportivi”.
 
Così il vice presidente di Legambiente, Edoardo Zanchini, definisce l’articolo 62 relativo alla costruzione di impianti sportivi, del DL 50/2017 che ha iniziato l’iter di conversione in legge in commissione Bilancio della Camera.
 
Sono due, in particolare, i motivi per cui Legambiente, pur condividendo l’obiettivo di rendere più moderni e funzionali gli impianti sportivi in Italia, è molto critica nei confronti delle modifiche apportate dall’articolo 62 alla legislazione speciale in materia di stadi approvata nel 2013:
 
- il primo riguarda l’apertura alla costruzione di edifici residenziali nell’ambito della costruzione degli impianti sportivi;
- il secondo il fatto che queste semplificazioni delle procedure di costruzione di nuovi stadi o di demolizione e ricostruzione di impianti esistenti non siano legate a un chiaro progetto sportivo e ad associazioni sportive.
 
“La scelta del governo Letta - spiega Zanchini rispetto al primo punto - era dettata proprio dalla volontà di non aprire a speculazioni immobiliari, perché già in diverse città, tra cui Roma, erano stati presentati progetti colossali perfino in aree tutelate”.
 
“La proposta del governo Gentiloni - aggiunge Zanchini - non vieta più questa possibilità, aprendo le porte a operazioni ancora peggiori di quella prevista con lo stadio della Roma, dove sono addirittura 500mila i metri cubi di centri commerciali e uffici previsti vicino all’impianto sportivo ‘necessari’ a finanziare la realizzazione”.
 
È un grave errore, secondo Legambiente, che le operazioni di costruzione o ricostruzione non siano vincolate a un progetto sportivo perché, prosegue Zanchini, “nel momento in cui queste operazioni possono essere di qualsiasi dimensione e scala, lasciate in mano a qualsiasi tipo di soggetti solo indirettamente legati a società sportive, è evidente che si sta facendo gli interessi di soggetti interessati a stravolgere regole di tutela e di pianificazione delle città italiane”. 
 
Per queste ragioni, Legambiente chiede di stralciare o almeno di modificare su questi punti l’articolo 62, per altro del tutto estraneo all’assestamento di bilancio oggetto del decreto.
 
“È da sottolineare - conclude Edoardo Zanchini - che da un anno è fermo al Senato il disegno di legge in materia di consumo di suolo, e sarebbe davvero un pessimo segnale per il Paese e per l’ambiente se questa fase della legislatura si caratterizzasse per provvedimenti che invece di tutelare il suolo ne favoriscono il consumo”.
 
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