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URBANISTICA

Piste ciclabili, Legambiente: ‘in 7 anni cresciute del 50%’

di Alessandra Marra

Rapporto ABiCi: le infrastrutture sostenibili devono inserirsi all’interno di una pianificazione globale delle città

Vedi Aggiornamento del 09/01/2019
09/05/2017 – Dal 2008 al 2015 le piste ciclabili urbane sono cresciute del 50% (4.169,9 km nel 2015) eppure nello stesso periodo la percentuale di italiani che utilizzano la bici per gli spostamenti è rimasta immutata al 3,6%.
 
Questi alcuni dati che emergono da ‘A Bi Ci - 1° Rapporto sull’economia della bici in Italia e sulla ciclabilità nelle città’ realizzato da Legambiente in collaborazione con VeloLove e GRAB+, presentato lo scorso 5 maggio a Roma nel corso del Bike Summit 2017, che ha visto, tra gli altri, la partecipazione della presidente di Legambiente Rossella Muroni, il Ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Graziano Delrio, il sindaco di Pesaro e vicepresidente Anci Matteo Ricci, e Alberto Fiorillo, responsabile aree urbane di  Legambiente.
 

Mobilità sostenibile: i dati del rapporto

Tra il 2008 e il 2015 sono stati realizzati 1.346 nuovi chilometri di percorsi ciclabili urbani nelle città capoluogo di provincia. In sette anni l’insieme delle ciclabili urbane è salito infatti dai 2.823,8 km del 2008 ai 4.169,9 km del 2015.
 
Eppure nello stesso periodo la percentuale di italiani che utilizzano la bici per gli spostamenti è rimasta immutata: era il 3,6% nel 2008 ed era ancora il 3,6% nel 2015. Secondo Legambiente l’asimmetria di questi dati risiede nella qualità delle infrastrutture: “sono moltissimi i casi in cui le piste ciclabili urbane sono realizzate con standard costruttivi illogici e incoerenti, con sedi inadeguate e spesso concorrenziali con la pedonalità (sui marciapiedi), senza un’analisi preventiva dei flussi di utenti che potrebbero intercettare e conseguentemente senza una verifica, a posteriori, dell’efficacia dell’intervento in termini di aumento della ciclabilità e della diminuzione delle altre modalità di trasporto”.
 
Le piste ciclabili appaiono desolatamente vuote, non perché manchi una forte domanda di ciclabilità nelle città, ma perché non è raro che vengano progettati i percorsi su determinate direttrici solo perché c’è spazio di­sponibile, senza interessarsi della continuità degli itinerari e della sicurezza stradale.
 

Piste ciclabili: necessario puntare alla qualità

Lo studio di Legambiente sottolinea la necessità di realizzare percorsi ciclabili sicuri e di qualità, con una forte coerenza fisica e visiva. I tracciati per le bici devono essere fatti con criterio: ad esempio i punti di origine e di destinazione non devono essere casuali ma coincidenti con forti attrattori di mobilità come università, quartieri ad alta densità abitativa, stazioni ferroviarie e della metropolitane.
 
Inoltre per una buona progettazione, il fondo stradale delle piste deve essere privo di difetti e irregolarità con caratteristiche tecniche che lo rendano scorrevole, gradevole e percorribile tutto l’anno (anche in caso di forti piogge). Nel disegnare nuovi itinerari si deve dare priorità a quelli che favoriscono l’intermodalità con i servizi di trasporto su ferro e altri mezzi del Tpl che consentono di salire a bordo con la bici.
 
Di conseguenza, le infrastrutture per la ciclabilità devono essere fatte con criterio e con qualità e co­munque all’interno di una pianificazione che guardi globalmente al sistema città piuttosto che alle sue singole componenti.  
 

Il fatturato delle ciclabili

“Il dato è incoraggiante – sottolinea Rossella Muroni, presidente Legambiente - l’insieme degli spostamenti a pedali genera un fatturato di 6.206.587.766 euro. Questo patrimonio - somma della produzione di bici e accessori, delle ciclovacanze e dell’insieme delle esternalità positive generate dai biker (come risparmio di carburante, benefit sanitari o riduzione di emissioni nocive) - appare ancora più rilevante soprattutto in considerazione del carattere adole­scenziale della ciclabilità in molte parti d’Italia, sia per gli aspetti relativi alla mobilità, sia per quello che riguarda il turismo su due ruote".
 
Sono, infatti, 743 mila gli italiani che utilizzano sistematicamente la bici per coprire il tragitto casa-lavoro, con percentuali elevatissime nella provincia autonoma di Bolzano (il 13,2% degli occupati raggiunge il luogo di lavoro in bici), in Emilia Romagna (7,8%) e in Veneto (7,7%)”.
 
Per quanto riguarda la produzione di bici, l’Italia si conferma essere il maggior produttore, con una quota di mercato prossima al 18%. La vendita delle biciclette nel mercato nazionale unita all’export ha generato nel 2015 un giro d’affari di 488.000.000 di euro, a cui bisogna aggiungere quello del mercato di parti e accessori, che ha generato nello stesso anno vendite per 483.540.000 euro.
 
Il cicloturismo produce, invece, 2 miliardi di euro l’anno, mentre il bike sharing si conferma una realtà piuttosto diffusa su tutto il territorio. Milano, Brescia, Bergamo, Aosta, Pisa e Lodi superano una disponibilità media di 2 biciclette ogni 1.000 abitanti, mentre a Perugia, Palermo e Napoli sono meno di un decimo (0,2).
 
Andare a scuola e in giro in bicicletta sin da piccoli produce benefici sia sanitari che sociali, migliora il benessere, le funzioni celebrali, diminuisce lo stress, con risultati positivi per tutta la famiglia. L’uso della bicicletta produce un risparmio sanitario pari a 1.054.059.446 euro l’anno.
 
“L’accessibilità di una città - spiega Alberto Fiorillo, responsabile aree urbane Legambiente - intesa come facilità per tutta la popolazione di muoversi non riguarda solo la praticabilità e la sicurezza pedonale e ciclabile delle strade, ma anche la riappropriazione dello spazio pubblico da parte dei cittadini”. 
 

Piste ciclabili: obiettivo del Governo

Il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio, intervenendo alla presentazione del Rapporto, ha evidenziato come il Governo abbia stanziato risorse importanti su questo tema. 

“Nelle due leggi di stabilità 2016 e 2017 e, con l’allegato del Mit al Def 2017,  che anticipa il nuovo piano generale dei trasporti – ha dichiarato Delrio  - insieme alle altre strategie e opere prioritarie, ci sono le ciclovie e la ciclabilità. Un cambio di cultura che coglie una sensibilità già matura  nei cittadini e negli enti locali per l’investimento nella ciclabilità”.

“Due anni fa non c’era nulla, oggi ci sono 10 progetti di ciclovie nazionali finanziati, con 370 milioni a disposizione e che, con il cofinanziamento delle Regioni, possono arrivare a oltre 700 milioni”. Si tratta delle ciclovie Vento, del Sole, Grab, Acquedotto pugliese, del Garda, Trieste-Lignano Sabbiadoro-Venezia, Sarda, Magna Grecia (Basilicata, Calabria, Sicilia), Tirrenica, Adriatica.

“Un altro aspetto molto importante è il cambiamento nelle città. Non basta dire che si disegnano delle strisce per terra per rendere ciclabile una città. Occorre avere un’idea complessiva, un piano delle direttrici principali tutte fruibili. Dobbiamo essere molto decisi e determinati nel dire che dentro le città c’è una gerarchia. Oggi c’è una gerarchia inversa: ancora oggi, E Roma ne è la dimostrazione, le auto comandano e gli altri si adattano. Nelle nostre città va invertita completamente la gerarchia: priorità a pedoni e  ciclisti, e gli altri invece devono esser in secondo piano. Questo significa provare a tenere insieme la ciclabilità  con le scelte sul  trasporto pubblico e dell’accessibilità alle città. E anche su questo stiamo promuovendo una rivoluzione, con il finanziamento alle metropolitane e tranvie, e con il rinnovo dei mezzi rotabili. E i sindaci che  redigono i Piani urbani della mobilità, pensando alle proprie città come a organismi vivi, che hanno bisogno di cura e manutenzione, avranno più risorse” ha concluso Delrio.
 
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