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NORMATIVA

Appalti, il Mit chiede all’Anac chiarimenti sul massimo ribasso

di Paola Mammarella

Dopo il Correttivo, gli operatori non sanno se sotto il milione di euro si può continuare ad utilizzare la procedura negoziata

Vedi Aggiornamento del 28/09/2017
20/06/2017 – Chiarire se i vincoli per l’utilizzo del massimo ribasso valgono per tutte le gare di lavori sotto i 2 milioni di euro o solo per quelle di importo compreso tra 1 e 2 milioni. Tutto per evitare che le Amministrazioni, nel dubbio, si blocchino. È la richiesta che il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha inoltrato all’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) su pressione degli operatori del settore.
 

Massimo ribasso con gara fino a 2 milioni di euro

Il Codice Appalti rinnovato con il Correttivo approvato nel 2017 ha elevato da un milione a 2 milioni di euro la soglia al di sotto della quale le Stazioni Appaltanti possono affidare i lavori col criterio del massimo ribasso. Il Codice prevede due condizioni: che l’affidamento avvenga con procedure ordinarie e che a base di gara sia posto il progetto esecutivo.
 
Per poter operare con il massimo ribasso, la Stazione Appaltante deve quindi pubblicare il bando e gestire la procedura aperta o ristretta. Se la Stazione Appaltante opta invece per la procedura negoziata, per la scelta del concorrente cui affidare i lavori deve utilizzare necessariamente il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa.
 

Dubbi sulle procedure negoziate fino a 1 milione di euro

Il Codice Appalti del 2016 consentiva il massimo ribasso fino a 1 milione di euro senza porre ulteriori condizioni. Ciò significa che le Stazioni Appaltanti potevano optare sia per la procedura negoziata sia per le procedure ordinarie.
 
Il dubbio è: l’obbligo di mandare in gara il progetto esecutivo e utilizzare le procedure ordinarie vale per tutte le gare sotto i 2 milioni di euro o per quelle di importo compreso tra un milione e 2 milioni?
 
Il Ministero delle Infrastrutture ha chiesto all’Anac di riscrivere e mettere in consultazione le Linee guida n.2 sull’offerta economicamente più vantaggiosa, come già fatto con quelle su RUP, commissari di gara e cause di esclusione. A parere del Mit, sotto il milione di euro si potrebbe continuare a utilizzare la procedura negoziata, fermo restando l’obbligo di mandare in gara il progetto esecutivo.
 
Nel frattempo, in attesa di un chiarimento, molte Amministrazioni si sono bloccate per evitare di commettere errori.
 

Offerta economicamente più vantaggiosa, CNA: ‘situazione preoccupante’

Nei giorni scorsi la Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa ha fatto un bilancio sull’utilizzo dell’offerta economicamente più vantaggiosa, definendo “molto preoccupante” il panorama che si è creato. “In una situazione in cui il peso degli aspetti qualitativi in una gara incide per il 70% dei punteggi da assegnare, alcune imprese riportano situazioni in cui non esiste nessun legame tra le migliorie dichiarate in alcune offerte e l’oggetto della gara stessa – scrive CNA - così come si attribuiscono punteggi per gare di importo contenuto al rating di legalità, tralasciando il fatto che lo stesso non è possibile rilasciarlo alle imprese che fatturano meno di 2 milioni di euro l’anno, facendo così concorrenza sleale alle micro e piccole imprese”.
 
Ma non solo. “Sovente si pongono in essere veri e propri condizionamenti della libera concorrenza, ad esempio alcune stazioni appaltanti che non hanno progettato secondo i criteri ambientali minimi (CAM) attribuiscono punteggi a chi esegue lavori e consegna elaborati finali dell'eseguito in ottemperanza ai CAM. In altre occasioni si premia chi ha maggiori risorse di personale e mezzi d'opera, favorendo immotivatamente le imprese di maggiori dimensioni a discapito delle piccole e medie imprese”.
 
“Sulle procedure negoziate – lamenta inoltre CNA -  imperversa quale criterio per selezionare gli inviti alla gara il sorteggio: è un sistema che deprime la qualità delle imprese e che bisogna correggere al più presto individuando criteri oggettivi. Tra questi, uno possibile potrebbe essere quello di riservare il 50% delle gare alle imprese locali: se al momento non si può fare ricorreggendo il codice, allora lo si inserisca nelle leggi regionali sui lavori pubblici (seguendo l’esempio positivo della Toscana).
 
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