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AMBIENTE

Siti minerari dismessi, alla Camera una proposta di legge per valorizzarli

di Rossella Calabrese
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3000 aree di interesse storico, paesaggistico e architettonico da riqualificare a fini turistici. L’esperienza della Sardegna

Vedi Aggiornamento del 01/10/2019
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07/07/2017 - Tutelare e valorizzare i siti minerari dismessi e il loro patrimonio storico, archeologico, paesaggistico e ambientale. È l’obiettivo di una proposta di legge presentata in conferenza stampa alla Camera dalla deputata del Pd, Maria Iacono.
 
“L’idea - ha spiegato Iacono - è quella di valorizzare quei siti dismessi che sono un patrimonio del nostro Paese. Sono tantissimi, alcuni stanno funzionando bene altri hanno bisogno di una cornice normativa che possa finalmente dare il via ad un recupero serio su tutto il territorio nazionale. Stiamo lavorando su questo testo da tempo con Ispra e la Rete Nazionale dei Siti Minerari che si è costituita all’Expo a Milano. Siamo partiti da lì, costituendo questa rete ed oggi questo testo raccoglie tutto quello che viene dal territorio”.

“L’obiettivo della rete nazionale dei siti minerari - ha aggiunto Agata Patanè, coordinatrice generale della Rete Nazionale Siti Minerari nell’ambito dell’Ispra - è quello di mettere in collegamento permanente tutti i siti che già sul territorio operano per il recupero delle aree minerarie dimesse, molto importanti anche ai fini della riqualificazione culturale e turistica di molti territori”.
 
“Nell’ambito di questa rete una delle istanze che ci è stata posta è stata proprio quella di un riordino normativo. La proposta di legge ha recepito le varie istanze ed è già stata condivisa dai vari soggetti e ci auguriamo che possa aiutarli ad operare dentro un quadro normativo chiaro” – ha concluso Patanè.
 

I contenuti del disegno di legge

Con la cessazione della fiorente attività mineraria, nella seconda metà del ‘900 - spiega la relazione al ddl - sul territorio nazionale rimane un patrimonio minerario che riveste un interesse storico, paesaggistico, ambientale, naturale, architettonico, di storia del lavoro, scientifico, tecnologico e culturale. Da un censimento di ISPRA risultano 2990 siti minerari dismessi di cui circa 765 in Sicilia, 427 in Sardegna, 416 in Toscana, 375 in Piemonte, 294 in Lombardia, etc.
 
Di questi, parte sono stati riqualificati e riconvertiti in parchi minerari, musei ed ecomusei minerari, musei della scienza e della tecnica, itinerari tematici, nonché siti dove sono state introdotte attività ‘non tipicamente museali’, quali quelle ricreative, di artigianato, industriali.
 
Il Parlamento ha finora individuato quattro parchi nazionali:
- il Parco museo minerario delle miniere di zolfo delle Marche;
- il Parco museo delle miniere dell’Amiata;
- il Parco tecnologico e archeologico delle Colline Metallifere Grossetane;
- il Parco minerario storico e ambientale della Sardegna.
 
La situazione legislativa relativa alle attività di valorizzazione a fini turistici, culturali, formativi, di ricerca scientifica e produttivi - spiega Iacono - è caratterizzata da iniziative regionali mancanti di coordinamento sul territorio nazionale. 

La proposta di legge, tenendo conto della legislazione regionale vigente, si propone di conservare, tutelare e valorizzare, anche per garantire il benessere economico e sociale dei territori interessati, i siti minerari dismessi e i beni a seguito della cessata attività mineraria, nonché il patrimonio tecnico-scientifico e storico-culturale, sia di valenza materiale che immateriale, e ancora il patrimonio ambientale e paesaggistico che i siti minerari dismessi conservano come elemento identitario dei luoghi.

La legge intende quindi disciplinare, in un quadro di sviluppo sostenibile, le attività di utilizzo e valorizzazione del patrimonio minerario dismesso, nel rispetto dei principi di salvaguardia della sicurezza dei territori interessati, della salute e della sicurezza degli operatori, dei lavoratori, dei fruitori e visitatori dei siti minerari dismessi oggetto di valorizzazione a fini  turistici, culturali e sociali e di ricerca scientifica. 
 

L’esperienza del Parco Geominerario della Sardegna

Villaggi operai, pozzi di estrazione, migliaia di chilometri di gallerie, impianti industriali, antiche ferrovie, preziosi archivi documentali e la memoria di generazioni di minatori costituiscono il Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna.
 
Nell’ottobre 1997 il Parco è stato dichiarato dell’Unesco “primo Parco della rete mondiale dei geositi-geoparchi”. Nel 2007 è stato inserito nella rete europea e globale Geoparks dell’Unesco. Con le sue 8 aree, per complessivi 3500 Kmq, è uno tra i parchi nazionali più estesi ed eterogenei d’Italia, è un esempio di archeologia industriale in sottosuolo e sul territorio, ed è sede del Centro Italiano della Cultura del Carbone nella Grande Miniera di Serbariu.
 
“Le ex miniere hanno un ruolo importante nei progetti di sviluppo economico dei diversi territori della Sardegna e ci sono già esempi positivi di fruizione dei siti. Alcune ex miniere del Sulcis Iglesiente, inaccessibili fino a qualche anno fa, oggi fanno registrare migliaia di visitatori, non solo nel periodo estivo”.
 
Lo ha detto il 5 luglio scorso l’assessora regionale dell’Industria, Maria Grazia Piras, a Porto Flavia, nel comune di Iglesias, in occasione della concessione del sito in comodato d’uso al Comune di Iglesias, in vista della cessione definitiva al patrimonio del Municipio, passaggio che consentirà di utilizzarlo per eventi e concerti e di realizzare servizi (attraverso un bando di prossima pubblicazione).
 
L’ex miniera di Porto Flavia e la Grotta di Santa Barbara hanno fatto registrare 59.620 visitatori in due anni e mezzo. “La gestione e il recupero dei siti hanno comportato un notevole impegno anche in termini finanziari. Ma, considerati i risultati, possiamo dire che ne è valsa la pena e abbiamo vinto la sfida” - ha detto l’assessora Piras.
 
“Ampliare l’offerta turistica, non solo mare ma anche cultura e storia del nostro patrimonio minerario, significa poter destagionalizzare e garantire un maggior afflusso di turisti soprattutto nei periodi di ‘spalla’ come l’autunno e la primavera. E significa anche possibilità di sviluppare attività ricettive e di ristorazione. Cioè, creare le condizioni per nuove iniziative imprenditoriali e nuova occupazione” - ha concluso Piras.
 

Il ruolo di Ispra e della Rete Nazionale dei Siti Minerari

“L’obiettivo della rete nazionale dei siti minerari - ha spiegato in conferenza stampa Agata Patanè, coordinatrice generale della Rete Nazionale Siti Minerari nell’ambito dell’Ispra - è quello di mettere in collegamento permanente tutti i siti che già sul territorio operano per il recupero delle aree minerarie dimesse, molto importanti anche ai fini della riqualificazione culturale e turistica di molti territori”.
 
“Nell’ambito di questa rete una delle istanze che ci è stata posta è stata proprio quella di un riordino normativo. La proposta di legge ha recepito le varie istanze ed è già stata condivisa dai vari soggetti e ci auguriamo che possa aiutarli ad operare dentro un quadro normativo chiaro” – ha concluso Patanè.
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